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APPROFONDIMENTI




di Marco De Biasi




Marco De Biasi

MANIFESTO FONOCROMATICO

IL CODICE

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MACRO, ROMA, 20/10/2018


Creare un'opera sinestetica significa cogliere un'idea e darle corpo attraverso due o più forme espressive che simultaneamente la rappresentino secondo le caratteristiche che a loro appartengono.




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Se dunque l'intenzione è quella di creare una scala che rappresenti un colore, questa scala sarà definita fonocromatica (Scala Fonocromatica=SFC). Le note che la compongono sono scelte tra quelle che per prime derivano dalla nota fondamentale presa in considerazione.


Considerando quindi la nota caratteristica del colore ad essa associato si prendono i suoi suoni armonici che vanno dall'ottavo al sedicesimo e si ottiene la SFC desiderata.


L'intero sistema fonocromatico è basato sul rapporto tra i gradi della scala, il circolo delle quinte ed il circolo cromatico di Itten, tenendo in opportuna considerazione i concetti di colori opposti e complementari in relazione agli intervalli musicali complementari ed alle SFC generate dalle note così ottenute. Ogni relazione rispetterà il principio di equilibrio precedentemente enunciato.  


Ai tre colori primari si aggiungono i tre colori secondari: Ar, Ve, Vi. Anch'essi sono portatori degli stessi movimenti dei colori primari anche se in misura minore: Ar – Mov. Centrifugo; Ve – Mov. Interno.; Vi – Mov. Centripeto.


Ar Ve Vi


I colori primari e quelli secondari sono in rapporto tra loro e si dividono in tre coppie di colori detti complementari. Esse sono: Rosso-Verde, Giallo-Viola, Blu-Arancione. In musica, un intervallo complementare è quell'intervallo che, sommato al successivo dà un intervallo d'ottava.


Considerando che il Verde è complementare del Rosso (e allo stesso tempo, è anche il suo opposto) l'intervallo che meglio traduce questo rapporto è quello di 4° aumentata. Il Fa# è dunque il suono complementare (e opposto) di Do. Ne segue che: Ve=Fa#. Di qui le altre due NFC Secondarie: Ar=Si; Vi=Do#


Si   Fa# Do#



FILOSOFIA


Alla base di ogni volontà creatrice (o atto creatore) si trova sempre una necessità interiore, a sua volta mossa dal perseguimento di un ideale.


Il mio ideale si identifica nella convinzione che idee, sentimenti e volontà abbiano vita propria ed esistano di per sé, in una dimensione compenetrata alla nostra. Ognuno di noi possiede la facoltà di intuirle.


Ciò che per l'artista viene comunemente detto Ispirazione non è altro che l'entrare in contatto diretto con il mondo delle idee. La volontà di concretizzare l'idea accolta porta a convogliare le proprie energie verso la ricerca di una forma espressiva che adeguatamente la rappresenti. L'idea si presenta all'artista nella duplice forma di suono e colore, sinteticamente uniti. A questa forma unificata di suono e colore in cui l'idea si manifesta o viene intuita io ho dato il nome di FONOCROMIA.


Ecco che un'opera fonocromatica non è altro che il tentativo di riprodurre, attraverso un percorso sinestetico, ciò che è stato artisticamente concepito attraverso un unico sentire interiore.


Nel momento dell'ispirazione, l'artista, attraverso l'anima (il nostro vero organo sinestetico, la parte di noi che produce emozioni), coglie l'idea in modo sintetico nella duplice forma di suono+colore. In seguito, attraverso il suo spirito (ossia la sua parte razionale) l'artista elabora l'idea e decide, in base alle proprie inclinazioni, se tradurla in suono o in colore, oppure in qualche altra forma d'arte.

Quando poi lo spettatore si trova di fronte ad un'opera di tipo sinestetico è dunque necessario che metta in gioco la propria sensibilità e la capacità della propria anima di elaborare sinesteticamente le due forme d'arte al fine di ritornare nuovamente all'idea originaria da cui l'artista era partito.



TEORIA


Ogni FONOCROMIA necessita di un “Sistema Fonocromatico” che consenta di trasformare l'idea in atto artistico concreto.


Creare una corrispondenza di tipo sinestetico tra suoni e colori significa anzitutto chiedersi se, tra i due mezzi artistici considerati, ci siano delle relazioni. Queste andranno cercate confrontando la loro natura e i meccanismi attraverso i quali sono in grado di sviluppare il loro specifico linguaggio grammaticale.

Ogni suono è composto da una serie di suoni simultanei, gli armonici. Gli armonici di un suono fondamentale do1 sono: do2, sol2, do3, mi3, sol3, sib3, do4, re4, mi4, fa#4, sol4, lab4, sib4, si4, do5.


In questa serie di suoni il do è quello predominante poiché rappresenta il suono fondamentale e si ripresenta quindi con maggior frequenza. Dopo il do, il suono che ha più forza è il sol.


Se si pensa questo sol2 a sua volta come suono reale, anch'esso ha degli armonici che sono: sol3, re4, sol5, si5, re5, ecc. Ne deriva: che il suono reale (il sol2) risulta dipendente dal do1 che sta una quinta sotto. Ciò permette di concludere che questo suono do1 è a sua volta dipendente dal suono FA una quinta sotto.

Se si prende ora il do1 come suono centrale, la sua situazione può essere rappresentata da due forze di cui la prima tende verso il basso (verso il fa), e la seconda verso l'alto (verso il sol1):


SOL1 DO1 FA


Siamo di fronte a due forze opposte che si bilanciano al centro.

Lo stesso tipo di forze si riscontra nel movimento dei colori primari: il Rosso possiede un Movimento interno ed è ricco di energia dinamica; il Giallo possiede un Movimento centrifugo e si avvicina allo spettatore; il Blu possiede un Movimento centripeto e si allontana dallo spettatore:


G R B


È quindi evidente che la relazione che intercorre tra le note Sol-Do-Fa è soggetta alle stesse leggi di equilibrio che si determinano nella relazione tra i tre colori primari Giallo-Rosso-Blu: dato infatti un elemento centrale (Do-Rosso), se ne contrappongano da entrambi i lati due di eguale valore ma di movimento opposto (Sol-Giallo e Fa-Blu). Questo principio di equilibrio che mette in relazione i due sistemi diventa perciò il requisito fondamentale su cui basare i rapporti fonocromatici, ossia i rapporti tra suoni e colori.


Le note Sol, Do, Fa che caratterizzano il colori primari G,R,B verranno chiamate NOTE FONOCROMATICHE PRIMARIE (NFCP).


Da ogni NFC Primaria si sviluppano poi le SCALE FONOCROMATICHE PRIMARIE (SFCP).


Poiché infatti ogni suono è il risultato di una serie di parziali armoniche di cui quella più evidente è la nota fondamentale, una nota, quindi, non è altro che la somma di molte note (o frequenze) che vivono al suo interno e la distinguono dalle altre. È dunque possibile affermare che la natura più profonda di ogni nota è la serie di armonici che la compongono.


Analizzando una nota, ad esempio il Do, otteniamo una serie armonica ben definita:


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