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Pag.16 -  I dischi per ARC music, Registrare, ieri e oggi. (anni '90)

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di Flavio Cucchi


Negli anni '90, grazie all'incontro con il produttore tedesco Horst Tubbesing, ho intrapreso un'attività discografica che ha fruttato la produzione di 11 dischi di cui un vinile (l'ultimo dei Mohicani, poi ristampato in CD), 9 CD e due partecipazione a CD di altri artisti dell'etichetta.


Tutta le produzioni sono state in seguito trasferite sulle piattaforme internet e dopo quasi 30 anni c'è ancora qualcuno che le ascolta.

ARC music, che esiste ancora, è una etichetta di World Music con qualche eccezione per la classica.


Il mio primo disco con loro (il vinile) è stato di musica tradizionale (Villa Lobos e Barrios),

e l'ho inciso nel loro studio di Amburgo nel 1991.


All'epoca non esistevano i computer e non si potevano fare i montaggi come li intendiamo oggi: il primo disco l'ho realizzato con il vecchio sistema “Punch in Punch out”.

Funzionava così: registravi il pezzo dall'inizio alla fine. Se qualche parte non ti piaceva ti mettevi d'accordo con il fonico sul punto di entrata e di uscita.

Ti mandavano in cuffia il pezzo e, al punto convenuto entravano in registrazione (punch in) e tu dovevi entrare in tempo e sovraincidere la parte, dopodiché  si rientrava nel registrato (punch out ).


Il disco ha venduto bene e ha avuto buone critiche sulle riviste così ho continuato a pubblicare con ARC music un disco all'anno per quasi tutto il decennio'90.


Il mondo della musica non era ancora stato rivoluzionato dal digitale e da internet: i dischi fisici erano recensiti sulle riviste internazionali ed erano davvero distribuiti in tutto il mondo.

Era bello andare per la prima volta in Giappone, Russia, USA ecc. e trovare al concerto persone con il mio disco in mano.


Allora era impossibile incidere un disco senza un contratto con una casa discografica.

I macchinari erano molto ingombranti, costosissimi e difficili da usare: era impensabile in quel 1991 che pochi anni dopo chiunque sarebbe stato in grado di incidere un master di qualità a casa propria con una spesa modesta e, in più, di metterlo sul mercato mondiale senza alzarsi dalla sedia.


Il problema oggi è un altro: tutti possono fare una registrazione tecnicamente buona e metterla su internet… e tutti lo fanno!


Se prima un musicista doveva superare parecchi filtri prima di essere accettato da una casa discografica (che investiva su di lui) oggi, nell'assenza totale di filtri, il problema per un musicista è diventato il farsi notare in un oceano affollatissimo dove galleggiano allo stesso livello dilettanti, grandi artisti, studenti, onesti professionisti e personaggi inascoltabili.


Inutile dire che in una situazione come questa prevalgono le leggi del marketing sul merito artistico.


Fa davvero impressione, per uno della mia età, andare su Spotify o iTunes  etc. e trovare gratis o quasi, tutta la musica del mondo.


Da una parte è certamente una grande ricchezza,  ma questa sovrabbondanza e gratuità svilisce l'importanza delle musiche e crea la falsa idea che la musica non debba costare nulla.


Tra l'altro questo andazzo si sta trasferendo nel mondo reale e capita sempre più spesso di essere invitati in megafestival molto ben promossi dalla stampa dove il pubblico ha a disposizione decine di concerti quasi gratis e dove i musicisti semplicemente non vengono pagati. (Proprio come su internet).


Inoltre, davanti alla sovrabbondanza di offerta l'attenzione si disperde: se hai un bel quadro da guardare ti concentri su di esso per cogliere il massimo da questa esperienza, ma se sei circondato da 10.000 quadri e li puoi guardare quando vuoi…?

La quantità genera disinteresse e l'attenzione diventa volatile e superficiale.


Comunque sia, questa è la situazione oggi e si dovrà trovare il modo di equilibrare le cose,

occorre però dimenticarsi del passato e cercar di capire i complessi e soprattutto  mutevoli meccanismi della rete.


Tornando ad ARC music, ho inciso con loro prevalentemente musiche del '900 con diverse prime registrazioni di brani nuovi, alcuni dedicati a me come la Suite per Flavio di Alvaro Company, la Electric Suite di Nuccio D'Angelo, American Portraits, Musica per un Momento di Oliviero Lacagnina e  anche due pezzi inediti di Brouwer.

Ho fatto anche una monografia su Castelnuovo Tedesco, i Trii e il concerto di Vivaldi ecc.


I 2 CD più di successo sono stati quelli dedicati a musiche di Leo Brouwer , tanto che  in seguito hanno pubblicato anche  una compilation dei brani più significativi dei due dischi.

Avevo conosciuto Leo Brouwer  grazie alla nostra collaborazione nella Guitar Symphonietta (vedi pag. 11).

Leo mi ha anche suggerito di inserire due pezzi inediti -Triste Argentino e Tango- da aggiungere alla Danza del Altiplano per formare il trittico “Trois Pieces Latino Americaines”,


Il Tango era una sua elaborazione di Fuga y Misterio di Piazzolla mentre Triste Argentino derivava da un tema di Guastavino.  


Visto che non aveva lo spartito di Triste Argentino, che era un brano breve e semplice,  me lo ha riscritto a memoria in modo sommario.

Ci siamo poi accordati che avrebbe scritto due parole per il libretto del mio CD, cosa che ha fatto in seguito a Firenze davanti a un fiasco di Chianti.

Mi è venuto in mente un episodio che riguarda questa registrazione e che la dice lunga sui fenomeni dell'attenzione.

Per registrare Un dia de Noviembre ho usato una Friederich del 1960 che aveva un bellissimo suono.


Riascoltando la registrazione, che mi sembrava ben riuscita, fluida ed espressiva, ho notato qua e là delle lievi stonature che, una volta notate, mi risultavano insopportabili.


A quel punto mi sono accorto con orrore che era impossibile accordare quello stumento in modo che fosse intonato in tutte le posizioni, così l'ho fatta vedere al liutaio Andrea Tacchi che ha riscontrato un problema strutturale.


Visto che ero combattuto tra lasciar perdere (il feeling c'era…)  o tornare in studio e rifare il pezzo, ho voluto fare un esperimento: ho fatto ascoltare la registrazione a diversi colleghi per sentire la loro opinione.


Ho diviso loro in due gruppi: al primo gruppo non ho detto nulla e Nessuno si è accorto delle stonature.


Al secondo ho spiegato il problema e tutti mi hanno detto che le stonature erano evidenti e il pezzo  impubblicabile.


Naturalmente l'ho rifatto.



Registrare


Come ho già detto, in passato i problemi tecnici facevano sì che non si avessero tante possibilità di correggere le imperfezioni, quindi le registrazioni assomigliavano di più a un concerto dal vivo.


Le registrazioni analogiche potevano essere montate tagliando fisicamente il nastro magnetico con le forbici per poi sostituire il pezzo incollandolo con una pecetta, ma il fonico doveva avere una grande abilità, e se il taglio veniva male non si poteva più correggere e la registrazione veniva compromessa.  


La casa discografica mi metteva a disposizione lo studio di registrazione per due o tre giorni e si doveva concludere nei tempi prestabiliti, così non potevo permettermi troppi  dubbi e rifacimenti e quindi, dovendo scegliere una linea di condotta,  cercavo di mettere vita nelle musiche che suonavo senza stare troppo attento alle piccole imperfezioni.


In seguito la tecnologia si è evoluta e gli ultimi dischi per ARC music li ho registrati in Italia su DAT per poi passare al computer.


Oggi con l'editing digitale e la possibilità di avere il proprio studio personale tutto è cambiato.


Il tempo per registrare è potenzialmente infinito, le correzioni possibili (quasi) infinite, il suono si può modificare a volontà e addirittura è possibile alterare la velocità di un pezzo mantenendo la stessa intonazione.


Con questa tecnologia anche una scimmia può registrare un brano e farlo risultare perfetto.


Una cosa sola è rimasta come prima: la fluidità, il senso della musica, l'intenzione, la “vita”: quello non si può realizzare con la macchina: o lo crei o non lo crei.


La differenza tra tenere un concerto e registrare un disco è la stessa che c'è tra recitare in teatro e girare un film.


Nel primo caso la presenza del pubblico, il senso dell'evento che si sta svolgendo proprio nel  presente aiuta a tirar fuori la comunicativa e l'espressione ma c'è sempre il rischio di errori o incidenti di percorso; nel secondo si può correggere qualsiasi imperfezione ma la difficoltà è creare, in studio e senza pubblico quel flusso di vitalità e intenzione che distingue una registrazione bella ed emozionante da una esecuzione perfetta ma noiosa.



(Continua...)



quindi, prima di incidere le sue musiche sono andato a trovarlo per fargli ascoltare la mia interpretazione.


Leo in quel momento si trovava a Parigi, impegnato, se ricordo bene, per il concorso di Robert Vidal a Radio France e ci siamo incontrati nella sua stanza d'albergo.


In quella occasione mi ha suggerito di aggiungere un suo brano semplice ma espressivo che aveva scritto in gioventù per un film: Un dia de Noviembre (oggi molto conosciuto).

Il manoscritto era andato perduto ma Leo aveva uno spartito che due chitarristi cileni avevano ricavato a orecchio da una sua registrazione fatta a Cuba