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Flavio Cucchi Plays Chick Corea and other works

Flavio Cucchi, chitarra


di Cristiano Poli Cappelli

Chick Corea è uno dei più raffinati e noti pianisti e tastieristi jazz. La mole impressionante della sua opera lo vede spaziare dal be-bop alla musica classica, passando per le “canzoni per bambini” e per la fusion.


Un musicista eclettico ed estremamente prolifico. Dal 1968, anno di esordio con l’album “Tones for Joan’s Bones”, non ha praticamente mai smesso di scrivere e comporre. Di origini italiane, nell’elenco delle sue collaborazioni può annoverare  Stan Getz, Miles Davis, Keith Jarrett, Al Di Meola, David Holland, Pat Metheny, Frank Gambale, Vinnie Colaiuta e tanti altri, l’elenco è lunghissimo.


“To convey simplicity as beauty, as represented in the Spirit of a child”, è ciò che lo stesso Corea scrive nella prefazione delle Children’s Songs opera ispiratissima che sembra trovare una sua prima “ispirazione” nei Mikrokosmos di Béla Bartók anche per alcuni elementi che ne caratterizzano lo stile compositivo: l’utilizzo di scale pentatoniche, un aumento graduale della difficoltà tecnica lungo lo sviluppo dell’opera, una certa rapidità nei cambiamenti di atmosfere.


Flavio Cucchi, valente chitarrista fiorentino, presenta in questo CD una selezione di queste piccole opere che è davvero difficile incorniciare in un contesto jazzistico o classico: tanti artisti si sono cimentati con questi brani, scritti tra il

1972 ed il 1980. Cucchi li descrive come dei piccoli Haiku musicali, ognuno con delle atmosfere infantili ma che, in qualche modo, sono dotate di una personalità molto spiccata.


Nella tracklist ne troviamo 12 delle 20 composte da Corea: la scelta ricade sui più adatti ad essere trascritti per due chitarre sia in funzione delle sonorità che delle caratteristiche idiomatiche stesse della chitarra. Cucchi decide, peraltro, con un uso disinvolto   della tecnologia moderna, di eseguire entrambe le parti senza affidare l’esecuzione ad un secondo chitarrista: si tratta di una prova di intelligenza musicale che mi sembra perfettamente riuscita. Le trascrizioni sono davvero ben realizzate e sembrano opere scritte per il duo di chitarre: supervisionate ed approvate dallo stesso Chick Corea.


Le Six Ruminations sono dedicate a Flavio Cucchi: in effetti si tratta dell’unica opera scritta esplicitamente per chitarra. Sono brani di notevole impegno e con una forte componente improvvisativa. Il processo creativo è molto interessante e viene descritto dallo stesso Corea il quale racconta di come il brano venga inizialmente creato al pianoforte e successivamente “elaborato” e metamorfosizzato per essere eseguito con la chitarra. Questo processo, così come la sua esecuzione, vengono realizzati con maestria e totale sicurezza tecnica, senso del ritmo e capacità di immedesimazione in un mood che non è facile trovare in molti chitarristi di formazione prettamente classica.


Il Cd non contiene solo opere di Chick Corea ma è impreziosito da composizioni di Alfonso Borghese, Egberto Gismonti, Giulio Clementi e John Duarte.


Habanera d’autunno è una habanera che vive nell’ispirazione delle opere di Edward Hopper, pittore che ha descritto con eccezionale efficacia temi legati alla moderna società americana, trovandovi e descrivendone i forti connotati malinconici e il senso di solitudine. Il brano è piacevolissimo, languido e fa della sua “semplicità” la sua caratteristiche migliori. Si sviluppa essenzialmente su due temi contrastanti e Cucchi dimostra di trovarsi a suo agio anche con brani di ampio respiro e molto raffinati.


Agua e Vinho è una delle composizione più celebri di Egberto Gismonti, allievo di Nadia Boulanger e musicista di formazione classica, fa costanti incursioni e ricerche nei più disparati generi. Mi sembra, scrivendo queste ultime parole, che possa essere questa la chiave di lettura di questo Cd: un viaggio, trasversale, tra i generi, tra differenti e distanti mondi musicali. Questo brano viene trascritto dallo stesso Cucchi per due chitarre, con un breve intervento, di una terza chitarra.


Anche nell’opera di Giulio Clementi, notevole ed eclettico compositore contemporaneo, Cucchi si cimenta con le tecniche dell’overdubbing per eseguire queste Tre danze da balera, dei quadretti musicali in cui Clementi racconta, a tratti con una spensieratezza adolescenziale, a tratti con forti caratteri malinconici, dei suoi primi amori estivi. Si tratta di opere interessanti, piacevoli, dalle sonorità che ricordano ritmi sudamericani, tangheri, dalle tinte armoniche jazzistiche.


Il cd termina con un’opera molto famosa, di John Duarte. La English Suite è una delle opere più celebri del compositore inglese, scritta per Andrès Segovia, in tre movimenti, ispirata a temi del folk inglese ma piena di elementi estremamente originali. Questa varietà ha contribuito a decretarne un grande successo. L’interpretazione che ne dà Flavio Cucchi, come d’altronde di tutte le opere presentate nel Cd, bellissimo, è brillante, vibrante, nitida. Mi piace, quando mi capita di ascoltare interpreti dotati di notevole personalità, sottolineare questa caratteristica, in un mondo chitarristico e non, in cui, spesso, ci si appiattisce alla ricerca smisurata di suoni ed interpretazioni totalmente pure, ma prive di quelle caratteristiche che riescono a mostrare un punto di vista riconoscibile dell’interprete.


In questo senso, questa registrazione di Cucchi è davvero dotata di grande vitalità ed è da riascoltare con piacere, più volte.


C.P.C.