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LA ROSE - Giancarlo di Pierro

Chitarra ottocentesca

Musiche di autori vari


La musica dell’ottocento chitarristico, proposta su uno strumento d’epoca, è il tema di questa bella incisione di Giancarlo di Pierro dal titolo La Rose, mutuato dalla graziosa pagina tratta dalla raccolta Choix des mes fleures chéries Op. 46 di Mauro Giuliani con cui si apre la registrazione.


Di Pierro è un chitarrista formatosi nel Conservatorio di Bari nella classe di Roberto Lambo, perfezionatosi all’estero sotto la guida di David Starobin negli Stati Uniti, nonché vincitore di numerose competizioni. Proprio grazie all’esperienza didattica con Starobin, Di Pierro si è avvicinato anche al repertorio della chitarra ottocentesca proposto su strumenti d’epoca.


La chitarra che utilizza in questa incisione è una copia di una Stauffer degli inizi dell’800 realizzata dal liutaio canadese Jan Tuláceck.


Lo strumento ben si presta alla carrellata di autori proposti, offrendo un ritratto ampio che va da Giuliani e Sor, esponenti del periodo “classico”, a Mertz, Coste e Regondi, campioni del romanticismo chitarristico.

C’è da dire subito, già dall’ascolto della delicata pagina d’apertura di Giuliani, che la scelta operata dall’interprete, di affidare le sue esecuzioni ad uno strumento d’epoca, sembra rispondere veramente ad un reale e sentito trasporto nei confronti dei testi affrontati ed alla loro restituzione nei toni espressivi originari, piuttosto che ad esigenze di comodo o di ossequio, come spesso si ascolta in incisioni del genere.


Tutte le pagine affrontate dall’interprete, il Gran Solo Op.14, le Variazioni su “Malbroug” Op. 28 di Sor, la Rossiniana N. 1 Op. 119 di Giuliani, fino ai capolavori “romantici”, An Malvina tratta dal Barden-Klänge e Élégie di Mertz, il Caprice sur l’air espagnole “La Cachuca” Op. 13 di Coste, Rêverie nocturne Op. 19 e Introduction et caprice Op. 23 di Regondi, e infine l’omaggio a Schubert, con il Lied “Lob der Tränen” tratto dalla raccolta dei 6 lieder schubertiani trascritti per chitarra da Mertz, dimostrano un atteggiamento da parte dell’interprete di assoluto rispetto e compenetrazione nei testi.


Le esecuzioni, mirabilmente affrontate sia da punto visto tecnico che espressivo, scorrono con naturalezza e un grande afflato espressivo, esaltando di volta tutti gli innumerevoli “affetti” contenuti nelle pagine.


Si passa dai toni pimpanti e spumeggianti dei lavori di Sor, Giuliani e Coste, ai toni cantabili e patetici delle pagine romantiche, il tutto senza denunciare il minimo sforzo o l’eccessiva enfasi, in un riuscito connubio tra realizzazione strumentale e restituzione in stile dei testi: complimenti, un’incisione da consigliare!



P.V.


di Piero Viti