Recensioni scelte

Novità discografiche

di Edoardo Farina

In chordis et plectro”

Viaggio nella musica per chitarra e orchestra a plettro


Giulio Tampalini chitarra

Orchestra a plettro “Gino Neri”

Giorgio Fabbri direttore



L'ultimo lavoro discografico de l'Orchestra a plettro “Gino Neri”  di Ferrara,  In chordis et plectro - Viaggio nella musica per chitarra e orchestra a plettro - distribuito dall'etichetta “Movimento Classical”, intende offrire un'esperienza di ascolto originale relativa a un ampio ventaglio di composizioni appartenenti a stili e periodi diversi, accomunati dal fatto di essere eseguite interamente e unicamente da strumenti a corda, sia a pizzico che a plettro.


La chitarra solista si avvale della prestigiosa presenza di Giulio Tampalini interprete di primo piano dotato di grande musicalità guidandone l'intero percorso, in possesso di straordinaria conoscenza stilistica supportata da limpida ed eccellente tecnica.


Ospite più volte del sodalizio ferrarese, distinto per la professionalità e annoverato tra i migliori virtuosi delle nuove generazioni  è  oggi uno dei più conosciuti e carismatici artisti  italiani.

Sostenuto e arricchito dall'Orchestra “Gino Neri” di Ferrara, una formazione costituita da una cinquantina di elementi, unica al mondo per forma e repertorio, il risultato appartiene – in senso letterale – alla sfera dell'inaudito rappresentando un'esperienza d'ascolto capace di disegnare un caleidoscopio di rari colori e di suscitare emozioni intense e sorprendenti.

Registrato nel mese di maggio di due anni fa nel sottotetto del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara – “Palazzo Costabili” detto di “Ludovico il Moro” dall'acustica sorprendentemente inaspettata, grazie alla capacità del tecnico audio Luca Simoncini che ne ha effettuato il montaggio editing, è stato divulgato in anteprima attraverso la nota rivista di musica classica “Amadeus” in uscita nel mese di gennaio 2020 in secondo cd in edizione digitale download, abbinato a un esaustivo articolo sull'Orchestra tramite progetto di Raffaele Cacciola e un'intervista al M° Giorgio Fabbri attivo come musicologo, concertista, compositore in  eventi insieme, tra gli altri, a Luciano Pavarotti, Mirella Freni, Carla Fracci in teatri e importanti festival dove ha diretto l'Orchestra Sinfonica della Cappella di S. Pietroburgo, l'Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza, l'Orchestra della Magna Grecia, l'Orchestra Nova Amadeus di Roma, l'Orchestra da Camera di Bologna, l'Orchestra Città di Ferrara.


Ha guidato la “Gino Neri” una prima volta dal 1995 al 2000 ottenendo nel 1998 il I° Premio al Concorso Internazionale “Giacomo Sartori” di Ala (Trento). Tornato nel 2011 sullo storico podio, ne ha registrato il compact disc Giglio Fiorentino pubblicato da “Tactus” e conseguito nel 2015 il II° Premio allo stesso Concorso “Sartori”.


L'interesse nei riguardi della famiglia dei “plettri” e della loro letteratura si è sviluppato con insospettata rapidità negli ultimi decenni dopo l'eclissi subita nella prima metà dell'Ottocento e la successiva rinascita a partire dalla fine del medesimo periodo, determinata dapprima da compositori italiani quali Calace, Munier, Manente, Guindani e poi dagli autori appartenenti alla scuola tedesca, come Hermann Ambrosius, Kurt Schwaen e Hans Gal.


Le formazioni plettristiche, collocatesi finalmente in un'area  propria e autonoma, hanno conquistato una dimensione di rispetto prima in ambito italiano, europeo e successivamente anche negli Stati Uniti, Giappone e Corea. Nel panorama internazionale, l'Orchestra a plettro “Gino Neri“ ricopre un posto di rilievo, sia per la longevità del complesso, per la particolarità del suo organico strutturato in modo simile ai contesti tradizionali e per la continuità di presenza sul territorio, inalterato, per tipologia di strumenti, rispetto all'originale progetto del M° Gino Neri (1882-1930), il direttore al cui nome è ancora oggi intitolata.


Formata sulla base della tripartizione classica mutuata dagli “archi” - “mandolino-mandola-mandoloncello” - incorpora anche altri strumenti meno noti e diffusi quali i mandolini quartini, le mandole contralto, le chitarre lyra, i bassi e contrabbassi a plettro, dalla foggia insolita ideati dal liutaio faentino Luigi Mozzani (1869–1943), nonché i più classici contrabbassi ad arco, che insieme all'arpa, timpani e percussioni permettono di affrontare con completezza l'intero repertorio romantico e tardo-romantico, costituito dai circa 500 brani dell'archivio storico divenuto biblioteca pubblica. Il livello di eccellenza espresso dalla “Gino Neri” è testimoniato dall'elevato numero di concorsi vinti nel corso della sua storia (15 Primi Premi) e dalle numerose tournée effettuate praticamente in tutto il mondo.


Fondata nel 1898, appartenuta  inizialmente al novero di quegli ensemble di strumenti a plettro e a pizzico nati dopo l'Unità d'Italia del 1861 ha contribuito inizialmente in modo considerevole alla diffusione della musica operistica e sinfonica, ormai emancipatisi da una considerazione meramente popolare erroneamente relegata per decenni ai soli confini campani spesso ignorando le ricchissime partiture lombarde e fiorentine.


Raggiunto l'ambìto traguardo del 120° dalla fondazione, festeggiato con un concerto tenutosi nel Teatro Comunale di Ferrara nell'aprile del 2018, con la partecipazione di 150 elementi provenienti dalle orchestre a plettro di tutta la Penisola, nello stesso anno la “Gino Neri” ha ottenuto il Primo Premio alla XVa edizione del CIMP - Concorso Internazionale Musicale "Città di Pesaro", a testimonianza della vitalità e del qualificato livello artistico connesso alla sua attività.     

  

11 steps dalla durata complessiva di 53 minuti e 37 secondi, in dialettico confronto tra loro, danno forma a un disco dove convivono autori distanti per caratura artistica, stile e personalità, alcuni di riconosciuto nome, altri di minore fama; musicisti di aree geografiche e culturali diverse, con opere che oppongono forti passioni, intensi colori dall'epoca galante e  classica fino alle atmosfere e ai paesaggi spagnoli di immensa suggestione della seconda metà del Nocevento. In breve, coesiste un'ideale saldatura tra la tradizione storica dei complessi mandolinistici d'un tempo e la moderna ricerca di una specifica identità di linguaggio, tecnica e timbrica sempre più protesi a consolidare risultati di autonomia ed  espressa originalità.


La chitarra solista e l'orchestra, dunque, confermano la loro adesione al dialogo dell'antico e del moderno a sostegno di una più forte identità degli strumenti a corde, in particolare del mandolino che oggi ne trova una progressiva affermazione anche in ambito accademico con l'attivazione di cattedre per l'insegnamento nei Conservatori. La prima traccia si apre con il Concerto RV93 in Re Magg. di Antonio Vivaldi (1678-1741) nella consueta forma settecentesca tripartita Allegro-Largo-Allegro sostenuto da archi e basso continuo destinato a un organico che sembra prevedesse l'utilizzo di un arciliuto tardo-rinascimentale.


Appartenente ai due concerti dedicati dal “prete rosso” al liuto o strumenti similari, si colloca in un tempo ove il cordofono di origine araba a Venezia pare fosse scomparso da circa trent'anni: l'aneddotica vuole sia stato  dedicato a un amatore dilettante su sua esplicita richiesta, il conte Johann Joseph von Wrtby (nel manoscritto compare l'intestazione "Per Sua Eccellenza Signor Conte…”).


La chitarra viene accompagnata dall'Ensemble da Camera “Gino Neri”, una formazione minore per numero dei componenti nata all'interno della stessa espressamente per l'esecuzione del repertorio antico, barocco e contemporaneo. A seguire, entra in scena l'orchestra al completo per aprire le porte al salotto italiano, illuminato dall'eleganza di Ferdinando Carulli (1770–1841) di cui quest'anno insieme a Ludwig van Beethoven ne ricorre il 250° della nascita, considerato insieme a Mauro Giuliani uno dei più importanti maestri che hanno saputo valorizzare la “sei corde” nel secolo romantico.


Il Petit Concert de Société in Mi Min. op.140 dai brillanti stilemi di Scuola Napoletana, edito a Parigi nei primi anni dell'800 e originariamente composto per chitarra e archi - qui nell'arrangiamento trascritto da Stefano Squarzina - rappresenta un esempio del repertorio musicale amato e frequentato dalla mondana borghesia di allora. Imponente tema dall'attacco immediato di chiara impronta mozartiana, esplora e sviluppa le ampie risorse virtuosistiche ed espressive della chitarra che si inoltrano nell'intimità del successivo largo e nella solarità del conclusivo allegro trionfale, proposti senza soluzione di continuità.


L'album prosegue con Asturias, brano incalzante e suggestivo, composto originariamente per pianoforte nel 1890 da Isaac Albéniz (1860-1909), nel periodo del soggiorno londinese. Nonostante il nome, non vi è relazione con la tradizione folkloristica della comunità autonoma iberica delle Asturie,  i suoi accenti richiamano piuttosto il flamenco andaluso. Inizialmente il brano non venne stampato sotto questo titolo, infatti nel darlo ai tipi da Emile Pujol a Barcellona nel 1892, Albéniz lo concepì come preludio della raccolta a. Soltanto in seguito esso diverrà il quinto movimento della ola, pubblicato dopo la sua morte con il titolo attuale e il sottotitolo Leyenda nel 1911.


Gli ultimi venti minuti si concludono con Fantasia para un Gentilhombre di n Rodrigo (1901-1999), registrata in prima esecuzione assoluta nella versione per chitarra e orchestra a plettro ove inserito un quintetto a fiati costituito da tromba, flauto traverso, ottavino, oboe e fagotto. Composizione articolata in quattro movimenti (Villano y ricercar – Españoleta y Fanfare de la Caballería de Nápoles – Danza de las hachas – Canario), tratta, quale fonte principale, da alcune pagine di Gaspar Sanz, importante esponente della musica spagnola e della chitarra barocca del '600 e proveniente in particolare dai tre volumi intitolati Instrucción de música sobre la guitarra española.


L'opera nasce da una richiesta del chitarrista s Segovia (1893 - 1987), legato da una lunga collaborazione e amicizia con l'autore: è facile riconoscere in lui il Gentilhombre del titolo, interprete della prima esecuzione mondiale tenutasi nel 1958 a San Francisco sotto la direzione dal M° Enrique Jord. È forse il brano che più di tutti evidenzia le peculiarità dinamiche ed espressive degli strumenti a plettro, i quali nel sostenere la chitarra solista e nell'interagire con gli strumenti a fiato, non solo non fanno rimpiangere gli archi della versione originale, ma disegnano una tavolozza timbrica identitaria e distintiva, che assume un valore proprio e procura all'ascoltatore una esperienza emozionante e sorprendente.


Con questa produzione Giulio Tampalini e l'Orchestra “Gino Neri” intendono quindi favorire la divulgazione delle rare pagine per chitarra e orchestra, aprendosi a diversi nuovi scenari con l'intenzione di valorizzare le peculiarità e le caratteristiche degli strumenti a corde consentendo al tempo stesso di fruire di un inedito panorama musicale assai insolito e avvincente.


Edoardo Farina