Recensioni scelte

Novità discografiche

Réflexions napolitaines

Mariam Renno, guitar


di Antonio Grande

Nel Settecento e nel primo Ottocento le persone colte e abbienti, destinate a ruoli sociali di rilievo, compivano almeno una volta nella vita il Grand Tour, un lungo viaggio esperienziale attraverso l'Europa che necessariamente doveva toccare anche Napoli e i suoi rinomati dintorni: Capri, Sorrento, i Campi Flegrei, il Vesuvio, e i siti archeologici di Pompei ed Ercolano.


Ma Napoli era (e per alcuni versi ancora rimane) soprattutto una capitale musicale: Pergolesi, gli Scarlatti, Cimarosa, Paisiello, Mercadante solo per citare i nomi più illustri. Cimarosa era il musicista che Stendhal avrebbe voluto essere e Paisiello era tanto amato da Napoleone Bonaparte, che gli commissionò la Messa per la sua incoronazione imperiale.


Credo che ancor oggi per un musicista consapevole un soggiorno a Napoli possa essere illuminante per comprendere quella stagione artistica nei suoi luoghi di origine: naturalmente lo stile di vita è molto cambiato, ma lo spirito, il genius loci persiste. Se per Barocco intendiamo il gusto per l’eccentricità, l’asimmetria, il paradosso e l’improvvisazione geniale possiamo senz’altro affermare che Napoli è una città barocca: al di là di ogni limitativa cortina di pregiudizio, di luogo comune, essa non si presta a giudizi tiepidi o benpensanti. La città è porosa perché costruita sulla pietra di tufo, oltre ogni dire assorbe, filtra e rielabora il nuovo e il diverso, vive su molti livelli sociali sovrapposti ed intercomunicanti: è veramente difficile da incasellare con superficialità d’indagine.


Questo prologo è necessario per introdurre lo splendido, recente lavoro discografico di Mariam Renno, che appunto si intitola Réflexions napolitaines, così come il brano d’apertura a lei dedicato: le brevi variazioni tonali su tema di Paisiello da me composte almeno vent’anni fa e a lungo rimaste chiuse a doppia mandata nel cassetto della pudicizia, perché inattuali e già ampiamente trattate a ben più alti livelli musicali. Inutile negare che l’inatteso gesto di Mariam mi ha reso felice e forse un po’ ha attutito quella severità di autovalutazione che da sempre perseguita ogni mio cimento musicale. Ma la chitarrista francese non si è limitata a questa cortesia, ha registrato anche la Suite miniatura, che scrissi nel 2004 e che venne premiata al Concorso internazionale di Corfù indetto dal Berklee College of Music di Boston.


Questo brano è dedicato e spiritualmente ispirato all’opera del grande chitarrista Mario Gangi, mio insegnante degli anni del perfezionamento. Gangi era maestro del foglio d’album, della pagina icastica, sobria e aforistica; a questo esempio mi sono rifatto, cercando di non cadere nella trappola della prolissità. L’ultimo movimento è una Tarantella che ci riporta a Napoli. A proposito del carattere dei napoletani scrive Erri De Luca:” è un popolo tellurico, perciò inventore della tarantella presso il lungomare sulla spiaggia. Perché quello è il confine e tu abiti la striscia tra un vulcano e i pesci”. Il cerchio si chiude.


La Serie americanaMusica para Guitarra di Hector Ayala venne pubblicata nel 1962 a Buenos Aires. I sette brani che la compongono rimandano a danze caratteristiche di Brasile, Bolivia, Paraguay, Cile, Perù e Argentina. Ayala in giovinezza percorse avventurosamente il suo sconfinato continente sia come accompagnatore di cantanti che in un ensemble di chitarre dal nome assai pittoresco: Escuadrones de guitarras! Qui conobbe Abel Fleury, altro nome di rilievo del chitarrismo colto/popolare argentino. In seguito Ayala militò nel Quartetto di Tango di Anibal Troilo. Sicuramente Mariam Renno ha carpito i segreti di questa antologia da Maria Luisa Anido, sua insegnante e grande interprete di questo repertorio. La distanza tra Napoli e il Sud America è grande solo dal punto di vista geografico, ma non emotivo: i brani del CD scorrono in maniera assolutamente naturale e conseguenziale.


Il viaggio nel repertorio novecentesco ibero-americano continua in Spagna con l’omaggio dell’allieva devota al suo Maestro Emilio Pujol: Mariam lo ha spesso seguito nelle sue masterclass e, partecipando a una di queste, a Lisbona ha anche trovato in Norbert Boccali il suo compagno di vita. Cosa chiedere di più a un’insegnante?!

La Seguidilla era in origine un canto folclorico a versi impari, accompagnato dalla danza, molto popolare in Spagna nel primo Seicento: nelle sue numerose varianti ha travalicato i secoli ed è stata definitivamente consegnata alla Storia della Musica da Georges Bizet nella Carmen. Pujol ne realizza una molto romantica e convincente dal punto di vista strumentale e ritmico, prestando particolare attenzione ai momenti introspettivi di un componimento dall’andamento sostanzialmente Allegro. Sicuramente aleggia in questa composizione lo spirito della sua prima moglie, la chitarrista di flamenco Matilde Cuervas; l’esecuzione di Mariam Renno dilata al massimo l’intimismo narrativo e umorale che il brano contiene.


La Cancion y Danza n.1 venne composta da Antonio Ruiz Pipò nel 1958, mentre della seconda, meno eseguita, si conosce la data di pubblicazione per la Union Musical Española nel 1971. Ambasciatore indiscusso della musica di Ruiz Pipò fu senza dubbio Narciso Yepes, che ne seppe cogliere il virtuosismo e la ruggente hispanidad. Nativo di Granada ed allievo di Alicia de Larrocha e di Salvador Bacarisse, Ruiz Pipò si pone un po’ come epigono della composizione spagnola per chitarra del Novecento, ma entrambi i brani sono ricchi di solido “mestiere” e di notevole interesse strumentale.

Altro dato non trascurabile, piacciono molto al pubblico dei concerti.


Completano il CD la Toccata, Elegia e Danza, composte da Herbert Baumann nel 1970 e pubblicate dalle Edizioni Bèrben nella collana diretta da Angelo Gilardino; quest’ultimo colloca Baumann tra gli impressionisti austro-tedeschi “a mezza strada tra Richard Strauss e Ravel, con uno stile pulito ed essenziale e una scrittura brillantemente concisa”. Nel 1958 Baumann pubblicò anche, per l’editore Schirmer, un Concerto per chitarra e orchestra d’archi, di cui esiste una coeva orchestrazione con accompagnamento di plettri, a ulteriore riprova del reale interesse del compositore berlinese per il nostro strumento.


A conclusione di queste brevi note sugli Autori, è d’uopo soffermarsi sulla maturità artistica della solista, che padroneggia gli stili e la tecnica strumentale con una sicurezza senza vanità. Anche la presa di suono e il mastering sono molto convincenti; la copertina e la grafica sono di impronta minimal, in perfetto allineamento con il taglio musicale della registrazione.


Certo oggi la pubblicazione di un ennesimo pur ottimo CD di chitarra sola non fa più notizia come magari poteva accadere cinquant’anni fa, ma è pur sempre un evento significativo nel percorso di un interprete. Fotografa e cristallizza una lettura e la consegna alle nuove generazioni che partiranno da quel tetto - che per loro diventerà pavimento - per nuove investigazioni e possibili approcci alla partitura, con quella energia ingenua e innovativa che solo i debuttanti possono avere: ridisegnare il mondo come non lo si era mai visto prima.


A.G.