Schede didattiche di supporto allo studio

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Si ringrazia il M° L.Matarazzo per aver gentilmente concesso l’utilizzo della registrazione dello Studio op.60 n.7, tratta dal CD “M.Carcassi: 25 Studi op.60 - 6 Capricci op.26”

Matteo Carcassi:  studio op.60 n. 7

di Marcello Rivelli

Tra le opere didattiche dei Maestri del primo ottocento, l’Opera 60 di M. Carcassi è sicuramente uno dei lavori da tenere in considerazione ed anche la sua opera didattica più importante se escludiamo il Metodo Op.59.


Nonostante la sua produzione non sia al livello di quella di Giuliani e Sor, gli studi contenuti in quest’opera hanno una valenza da non sottovalutare, soprattutto in merito a quelli che sono i fondamenti tecnici della scrittura per chitarra del periodo in questione e, per la loro utilità propedeutica, prima di affrontare il livello superiore degli studi degli altri autori (Aguado, Giuliani, Sor, Coste ecc.. ).


Il pregio di quest’opera, a nostro parere, risiede nella scrittura apparentemente scarna dei modelli utilizzati, nell’essenza delle formule tecniche adoperate, ma proprio per questo, utilissime in quel tipo di lavoro, che viene richiesto in questa fase di studio: coniugare l’apprendistato tecnico-meccanico con quello musicale, in modo graduale e, se andiamo a scavare sotto la superficie, troveremo sicuramente aspetti musicali più interessanti, che  potranno essere incanalati come stimolo per una maturazione espressiva-musicale, in un “periodo” di studi in cui l’allievo non sempre si sottopone (ancora) volentieri ad uno studio specifico della tecnica meccanica pura.


Lo studio è basato nella tonalità di La minore.

La sua forma è la tipica struttura tripartita A-B-A che con l‘esecuzione completa dei ritornelli si amplia nella forma: A-B-A-B-A.

I modelli tecnico-musicali (le figure) impiegati nello studio sono in sostanza due:

il primo, utilizza il classico modello del ribattuto, ossia il “tremolo”,



Figura 1




mentre il secondo,

Figura II




un classico arpeggio su armonia a tre parti.

La prima cosa che possiamo osservare nella struttura musicale dello studio è che viene messa in evidenza la linea del basso. Esso è infatti scritto nel registro medio-grave con valori di semiminima, a differenza delle semicrome impiegate per le altre parti.

Come primo obiettivo possiamo procedere nel prendere coscienza del suo profilo melodico.


Figura  III




Il primo periodo classico, che forma la sezione A, otto battute, formato da due frasi di quattro, si svolge nell’estensione di una sesta minore, intervallo caratteristico che assume colore di appoggiatura della dominante quinto grado.

Altro elemento melodico interessante, il quarto grado Re, la sottodominante (batt. 3), che viene alterato nel suo movimento ascendente verso la dominante Mi.


La seconda sezione B, si svolge nella tonalità relativa di Do maggiore, prassi consolidata nelle “forme classiche” del periodo, quando un brano è nel modo minore, mentre se fosse stato di modo maggiore solitamente, si sarebbe svolto nella tonalità della dominante.


Figura  IV




Se osserviamo il profilo melodico, viene reiterato il disegno iniziale annunciato in minore, trasportato al relativo maggiore.


Figura  V





Dopo le prime due battute, il profilo melodico si svolge in modo più interessante.

 
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