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Matteo Carcassi:  studio op.60 n. 6

di Marcello Rivelli

Matteo Carcassi

Studio n.6 in Do maggiore, Moderato,

dai 25 Studi melodici e progressivi op.60



Lo studio n.6 di Matteo Carcassi, tratto dai 25 studi melodici e progressivi op. 60 è un valido esempio di scrittura a due parti/voci in contrappunto semplice in cui possiamo trovare riscontro delle classiche tipologie classificate in specie nel trattato Gradus ad Parnassum di Johann Joseph Fux.

Esso è basato in particolare sull’utilizzo della terza specie (quattro note contro una) e alcune mescolanze con la seconda specie (due note contro una) che confluiscono liberamente in quella che viene solitamente definita la quinta specie, il contrappunto fiorito.


La caratteristica dello studio è prevalentemente melodica e le poche e semplici modulazioni che interessano il percorso armonico si limitano a toccare le tonalità relative vicine.

L’elemento principale è il “gioco” che si svolge tra le due linee superiore e inferiore che si scambiano i ruoli della figurazione melodica, ora più distesa, con valori lunghi ora più fitta e fiorita.


Tradotto in termini di tecnica meccanica/musicale, compito dell’allievo è la corretta esecuzione delle due voci nella loro esatta durata e mantenimento delle posizioni senza interrompere il flusso melodico e indipendente dei due profili melodici.

Uno studio tecnico-musicale molto valido, da un lato, per le opposizioni della dita della mano sinistra, impegnate nella divaricazione spesso delle figure più estreme sulla tastiera (quinta/sesta e prima corda) e dal punto di vista musicale nella esatta percezione ed esecuzione dei profili melodici come abbiamo già accennato, senza l’oscuramento o il trascinamento di una voce/parte a discapito dell’altra, cosa che difetta spesso nelle esecuzioni “scolastiche” e purtroppo a volte non solo.



Vediamo un breve estratto dello studio per visualizzare la scrittura compositiva.


Figura 1




















Il primo periodo di otto battute si presenta con una figurazione che solitamente troviamo nella terza specie di contrappunto semplice: la classica quattro note contro una.

Infatti la parte inferiore è fiorita in ottavi (figure di crome) mentre la superiore assume l’aspetto caratteristico di un canto dato. Ora, senza voler forzare o cercare a tutti i costi una valenza “scolastica” è però interessante far notare come si “passa” dalle esercitazioni scolastiche, spesso criticate e oggetto di discussioni sulla loro utilità alla realizzazione vera e propria nella scrittura musicale alla messa in atto vera e propria nella scrittura musicale.

Conoscere il “mestiere”, la tecnica compositiva è ovviamente importante per poi realizzare e sviluppare le proprie idee. Obiettivo che Carcassi realizza pienamente, forgiando un piacevole studio didattico con contenuti musicali tutt’altro che banali, anzi impegnando non poco l’allievo nella realizzazione delle due linee per ottenere la loro piena espressività individuale, vero obiettivo della tecnica musicale e non solo della loro esecuzione “digitale”.


Entriamo nei dettagli cercando di risalire alle origini della scrittura che portano alla realizzazione “finale” come mostrata nella figura 1, trasformata in una piccola partitura per evidenziarne il contenuto.


Figura 2



























Osservando il primo rigo vediamo la linea superiore che assume la caratteristica di una sorta di canto dato, una melodia a note prevalentemente di maggior durata rispetto alla figurazione fiorita della voce inferiore in crome.

A tutti gli effetti la partitura si mostra come un contrappunto semplice di terza specie, in cui il secondo rigo mostra la nota reale armonica che da origine al contrappunto fiorito.


Il profilo melodico della prima voce si muove nell’ambito di piccoli intervalli utilizzando le note reali delle armonie sottintese, procedura compositiva tipica dello stile classico.

La prima nota prende l’avvio dalla mediante (terzo grado della scala/tonailità di Do maggiore) per posarsi lievemente sul Do armonizzato dal VI grado di La minore, risultando così terza della triade minore di La invece che tonica di Do maggiore e, per portarsi elegantemente sul quarto grado Fa alla seconda battuta con funzione di mediante, terzo grado dell’armonia di Re minore, secondo grado della tonalità principale Do.


La voce inferiore disegna con le sue fioriture, le armonie sottintese, con note reali, di passaggio e di volta superiori e inferiori, compiendo il percorso armonico verso il tono della dominante Sol.

Il procedimento è attuato attraverso l’utilizzo delle dominanti secondarie, la “tonicizzazione” momentanea dei gradi interni della scala principale.

Nel nostro caso, il secondo grado Re a batt.6 si trasforma in un accordo maggiore, innalzando la terza da Fa a Fa# e successivamente a batt.7 in un accordo di settima di dominante (inserendo la dissonanza Do) per assolvere alla funzione di dominante del tono di Sol, cui giunge nella battuta seguente.

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Si ringrazia il M° L.Matarazzo per aver gentilmente concesso l’utilizzo della registrazione dello Studio op.60 n.7, tratta dal CD “M.Carcassi: 25 Studi op.60 - 6 Capricci op.26”.


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