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Francis Poulenc: Sarabande

di Marcello Rivelli

Nel 1961 il famoso e importante editore Ricordi pubblicava una “Antologia per Chitarra” contenente, tra i vari autori quali Gian Francesco Malipiero, Giorgio Federico Ghedini, Goffredo Petrassi, Henri Sauguet ed altri, una splendida “Sarabande” di Francis Poulenc. Un “foglio d’album” dedicato alla chitarra.

Un brano poetico e delicato che nella sua scarna ed essenziale scrittura mette a nudo alcuni aspetti della tecnica espressiva del chitarrista, portato a sottovalutare di solito brani di andamento lento e moderato che non presentano apparentemente particolari difficoltà tecniche.

Inoltre la partitura si presenta con una scrittura, in verità, essenziale e non “chiarificatrice” delle linee implicite che invece il brano contiene, come potete notare gettando uno sguardo all’incipit della partitura in figura 1.


FIGURA 1





Scopo di questa scheda didattica, avrete già capito, è il voler portare in luce alcuni aspetti della particolare scrittura con cui si presenta la partitura che spesso, essendo il brano considerato “non difficile” per il suo andamento e per la struttura tecnica-meccanica (un chitarrista mediamente considera difficile un brano prevalentemente di andamento “veloce” o con posizioni difficili da prendere) rischia spesso di essere suonato in modo frettoloso e superficiale, limitandosi a mettere in luce prevalentemente la linea melodica principale e considerando il lavoro portato sufficientemente a termine.


Altra considerazione, da non sottovalutare, è che il brano non essendo appunto particolarmente impegnativo dal punto di vista meccanico, può essere invece oggetto di studio per tutti quegli allievi che necessitano di studiare brani d’autore, ma che non sono ancora in possesso di una tecnica completa e matura. Ragione ancor di più per far prendere coscienza da subito del valore musicale intrinseco e della giusta modalità di apprendimento del brano in questione.

Utilizzando la bellezza e qualità di questa pagina che ha come unico difetto, quello di essere la sola scritta per chitarra dal compositore.


Parlavamo della scrittura chitarristica compositiva. Uno dei problemi di questa scrittura consiste nella notazione delle durate, intesa come controllo delle risonanze. La chitarra è uno strumento armonico ma che a differenza del pianoforte è come se avesse quasi sempre il “pedale di risonanza” sempre attivo, mettendo in gioco risonanze particolari e non sempre corrette dal punto di vista armonico. Una delle cose che risulta difficile infatti ad un allievo dei corsi “inferiori” e non solo, (mi riferisco alla vecchia terminologia degli studi in Conservatorio ) è stabilire l’esatta durata delle note. Potreste obiettare che sono dichiarate esplicitamente nella scrittura di ogni brano ma non è propriamente così semplice.


A questo riguardo, per chi se lo fosse perso e/o non lo avesse letto, consiglio di leggere l’interessantissimo saggio di Angelo Gilardino, “La notazione”, contenuto nel volume “La chitarra” edito dalle ediz. Edt di Torino.


Tra le altre cose questo brano lascia aperte una serie di domande che da tempo mi rivolgo personalmente e che ripeto ad “alta voce” facendovi partecipi.


Come mai un compositore del calibro e la sapienza di Poulenc scrive un brano per chitarra adottando quasi una “stenografia” notazionale, il brano, come vedremo a breve in realtà è una Sarabanda che in alcuni punti si dispiega in tre voci.

Le risposte potrebbero essere diverse, una su tutte è che ovviamente l’autore potrebbe voler aver dato appositamente un colore arcaico oltre che al brano, alla notazione, così come forse la sua potrebbe essere stata una scrittura di “getto” e che avrebbe necessitato  di un successivo lavoro di revisione da parte del curatore della Antologia.

In verità, analizzando e studiando anche gli altri brani, non sono pochi i dubbi che affiorano, ma queste sono solo supposizioni personali non “scientifiche”, piuttosto sensazioni, non avendo avuto la possibilità di consultare i manoscritti.


Il materiale melodico ha un colore “modale” e fa uso di intervalli e sequenze armoniche che danno un senso al tempo stesso arcaico e moderno.


Iniziamo a guardare più da vicino la struttura melodica.

La prima frase è giocata nell’estensione di un intervallo di sesta minore, considerando l’intera estensione dalla nota più bassa il Mi fino al Do.

Notiamo subito il carattere melismatico che informa la sequenza melodica.

Si muove per gradi congiunti compiendo un primo segmento ascendente di sole tre note dal la al do, come si può vedere nella figura 2, nel primo rigo in alto,


FIGURA 2

 

Francis Poulenc: Sarabande

M.Rivelli, chitarra

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