Schede didattiche di supporto allo studio

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Fernando Sor: studio op.35 n. 13

di Marcello Rivelli

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Passiamo ad osservare l’ambito armonico. Seppur molto semplice, contiene alcuni momenti interessanti e non proprio scontati.



Ambito armonico


La prima frase compie il classico percorso tonica-dominante: l’elemento interessante è l’utilizzo del pedale armonico di tonica (il basso Do) su cui si inserisce, nella terza battuta, l’armonia della settima di dominante in terzo rivolto, segnalata dal riquadro in figura 10:


Figura X




Osservare il flusso armonico è importante perchè il ritmo armonico (la successione delle fondamentali) sorregge la linea della melodia. Spesso nelle esecuzioni si ascolta un’incoerenza ritmica tra le linee/parti che interessano lo studio dovuto ad una erronea accentuazione delle figure strutturali.

Il ritmo armonico sviluppato nella formula dell’arpeggio presenta un accento principale sul basso, che evidenzia e sottolinea il ritmo binario di due quarti. La figura dell’arpeggio interna, dovrebbe essere eseguita come un’unica sequenza di otto semicrome, senza accentuazioni intermedie, come se avesse un’unica “arcata” espressiva.


Proviamo a rendere esplicito questo suggerimento.

La figura 11, presentata di seguito, descrive una serie di automatismi che si ascoltano spesso nelle esecuzioni dei giovani studenti, causate da quelle letture in cui si studia il brano attraverso il solo strumento con l’obiettivo di costruire il risultato sonoro, prevalentemente dal punto di vista di quello che considerano tecnica strumentale: si esegue il brano senza errori meccanici, inserendone purtroppo altri di natura più delicata che spesso vengono messi da parte, creando così un vocabolario di gesti fuorvianti del senso musicale che è invece richiesto dal contenuto musicale.


Figura XI





Gli errori più comuni che si ascoltano e si instaurano nelle esecuzioni scolastiche, ma non solo, di solito sono questi.

1)Solitamente l’allievo è cosciente che vi è una linea melodica e si pone il problema di evidenziarne la sua struttura, ricorrendo spesso ad accentuare le note che la costituiscono.  Ciò non sarebbe sbagliato ma spesso si ascolta la melodia accentuata (magari con il tocco appoggiato!?) interamente, perdendo così quegli elementi espressivi che abbiamo sottolineato nella prima parte, quando abbiamo parlato delle caratteristiche melodico-intervallari (appoggiature-ritardi ecc...). Questo avviene semplicemente perchè si studia dieci volte su nove lo studio senza “smontarne” le sue strutture ma leggendolo/suonandolo completamente come scritto, pensando di riuscire a gestire immediatamente la sua struttura, solo perchè bene o male le dita riescono a fare le note.

 

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