Schede didattiche di supporto allo studio

Homehttp://www.dotguitar.it
 
Fernando Sor: studio op.35 n. 22

di Marcello Rivelli

Ho sempre pensato che la musica sia “nascosta” dentro la... musica, basta... ”guardarla”.

Di solito il primo gesto che un chitarrista compie di fronte a un brano come questo è iniziare a suonarlo nella sua “veste completa” o meglio, tentare di farlo, il più delle volte, pensando che a forza di ripetizioni prima o poi arriverà al risultato che si prefigge, dominandone gli aspetti soprattutto tecnici. Uno studio da... studiare e quindi non ancora dominato nelle sue difficoltà.

Che fare allora? Si potrebbe prendere spunto da ciò che fanno i bambini quando viene regalato loro il giocattolo di “turno” e tutti si aspettano i suoi ringraziamenti o le sue felicitazioni ma... Lui?

Dopo un attento sguardo allʼoggetto, rigirato tra le mani e osservato attentamente... lo... rompe!... sotto il disappunto di tutti i “grandi” che avevano investito in esso il loro “affetto” restandone amareggiati non comprendendo il grande “gesto” che il “piccolo filosofo” stava compiendo... il bambino non voleva rompere il giocattolo, cercava semplicemente di capire che cosʼera e come era fatto al di là delle sue apparenze.

Vogliamo applicare questo saggio insegnamento e restare “bambini” almeno per il tempo di “rompere” anche noi il nostro giocattolo? :-)


La prima cosa che salta agli occhi guardando lʼintero studio (figura 1) è il flusso ininterrotto

delle figure di crome in tempo ternario (tre quarti).


FIGURA 1

Ascolta*

*Attendere 15 sec. circa per il caricamento del file.

Si ringrazia GuitArt per aver gentilmente concesso l’utilizzo della registrazione dello Studio op.35 n.22, tratta dal CD “F.Sor: Didactic guitar works” del M° Stefano Palamidessi

Pag. successiva  sor_n5_2.htmlsor_n5_2.htmlsor_n5_2.htmlshapeimage_3_link_0
Home Archivihttp://www.dhttp://www.dotguitar.it/zine/archivi/archivi.html
http://www.dotguitar.it/zine/archivi/archivi.html
http://www.dotguitar.it

A prima vista potrebbe sembrare una normalissima sequenza di arpeggio se non fosse che la scrittura chitarristica comporta spesso una “compressione” di più “livelli” nella stessa linea, - da tempo si dibatte se non sarebbe il caso di utilizzare ad esempio due pentagrammi per la scrittura, per meglio evidenziare il tessuto armonico-polifonico - Osservando meglio notiamo, infatti, che alcune note nel contesto dell’arpeggio sono scritte con valori differenti di durata.


FIGURA II

Pagine    1   2   3  4  5  6