L’HOMENAJE di M. de Falla e il TIENTO di M.Ohana
dalle architetture minimali alla dissoluzione della melodia
di Gianluigi Giglio
Il Tiento di Maurice Ohana
Cenni sulla forma del Tiento e sul ricercare
Il “Tiento” consiste originariamente in una composizione solitamente organistica, di stile imitativo, analoga al ricercare italiano, in quanto si svolge nello stile del mottetto, cioè in una serie successiva di esposizioni in stile fugato su temi diversi in voga in Spagna sin dal sec. XVI al XVIII. Scrissero tiento numerosi autori tra cui spiccano: A. De Cabezon, F. Correa De Araujo, M.R. Coelho.
Proprio perché affine al Ricercare italiano si dà un breve excursus delle sue origini. Esso compare sin dai primi anni del sec. XVI per designare una composizione strumentale in forma libera che si sviluppa a imitazione, generalmente a canone. Etimologicamente indica la “ricerca” delle possibilità timbrico-foniche dello strumento, (analogamente per il “Tiento” nel significato di “provare”, “esperimentare”) sia lo studio delle possibilità contrappuntistiche di un’idea musicale: donde da un lato il ricercare-toccata, con carattere di improvvisazione e funzione di preludio; dall’altro il ricercare-mottetto, articolato in punti di imitazione, connessi però non dalla logica di un testo, bensì dagli stretti rapporti del materiale impiegato.
Il primo tipo lo si ritrova nelle intavolature per liuto di Spinaccino (1507), di Dalza (1508) e di Franciscus Bossinensis (1509-1511) e culmina nei ricercare organistici di M.A. Cavazzoni (1523). Il secondo tipo adatto sia all’organo sia a un piccolo complesso di strumenti melodici, trovò una sua ampia esemplificazione nell’antologia veneziana Musica Nova (1540 di vari autori tra cui Cavazzoni, Parabosco, Segni Willaert). Sono stati individuati cinque tipi fondamentali di ricercare cinquecentesco:
1. politematico a più sezioni concatenate;
2.politematico a più sezioni ma con sovrapposizione dei temi nella sezione finale;
3. politematico con trattamento simultaneo dei temi;
4. monotematico;
5. arioso nello stile più leggero della “chanson” francese.
Dal tema della “Follia” alla sua dissoluzione
Maurice Ohana (Casablanca 12 giugno 1914; Parigi 13 novembre 1992), pianista e compositore, undicesimo figlio di una famiglia numerosa e agiata, sin dalla sua giovane età è attratto dalla musica tradizionale del marocco e impresso dal canto della sua balia gitana. Pur non avendo dirette radici spagnole, Ohana è ispirato dalla cultura andalusa, il cante jonde e i ritmi africani. Dal 1944 al 1946 studia all’Accademia Santa Cecilia a Roma con Alfredo Casella. Nel 1946 si stabilisce a Parigi, dove fonda il gruppo “Zodiaque” in contrasto alle scuole post-romantiche e seriali che egli considera dittatoriali. Considera che in musica il SUONO sia più importante del linguaggio e della stessa struttura.
Nel “Tiento” egli espone il tradizionale motivo della Follia di Spagna, incastonato nelle pieghe di una regione accordale che ha un’estensione di 10 battute. L’esposizione del tema riecheggia, col suo ritmo puntato, atmosfere malinconiche e popolari.

E’ interessante comparare l’incipit di questo tema, in tre compositori molto differenti tra loro come Sor, Ponce e Ohana:



Il medesimo elemento motivico viene riproposto, dalla sesta battuta, con il rafforzamento di resgueados che marcano alcuni accordi e che svelano (velatamente) un’armonia che ruota attorno a un presunto RE min. (arricchito da un intervallo di sesta maggiore).
L’ultimo accordo di questa successione accordale (b. 10)

ha una palese funzione sospensiva prima di dare avvio al “LENTO” in 2/4 dove le assonanze, le affinità, le coincidenze con l’Homenaje di Falla divengono, di fatto, tangibili: il ritmo dell’habanera, i cromatismi e i micro-intervalli, tipici del Cante Jonde.
Segnatamente quello di seconda minore che caratterizzava paradigmaticamente l’Homenaje e che ancora, da Ohana, viene ribadito come elemento inscindibile dalla struttura compositiva, dagli elementi folklorico-popolari che, di quando in quando, si affacciano sommessamente.


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