L’HOMENAJE di M. de Falla e il TIENTO di M.Ohana
dalle architetture minimali alla dissoluzione della melodia
di Gianluigi Giglio
Da b. 22 compaiono, per la prima volta, LA diesis e SOL diesis

In b. 26 la melodia s’innalza passando dal do diesis per giungere (unica volta) fino al re

A prevalere è sempre il cromatismo di matrice andalusa e il richiamo al Cante Jondo. Sebbene, tali movimenti si affrancano dai semplicissimi “minima” melodici, ossia dai micro-spostamenti motivici dell’Homenaje. Ma Ohana sembra che si faccia prendere la mano a “provare”, “tentare”, “sperimentare”, coerentemente al vero significato del tiento, giustappunto in una sorta di gioco pseudo-contrappuntistico, quasi ad omaggiarne l’antica e originaria forma. Tali cenni contrappuntistici sono, del resto, evidenti in bb. 22 – 23 – 24 –25 – 26 - 27

Per riscontrare che, anche in questo caso, si tratta di modesti e parchi movimenti delle voci, che emergono entro una tessitura – solo all’apparenza – più intricata. Si noti, di fatto, l’insistenza di alcuni intervalli di semitono che rimandano, anch’essi a De Falla e che rimangono il filo conduttore dell’intera opera:

La melodia insiste sulla reiterazione, la fluttuazione incessante, di queste note che ci ricordano frammenti di una scala armonica di La minore. LA basso compare come singola nota basso in b. 23 (vedi sopra), ancor prima in b. 21

e anche in b. 17:

medesima di b. 19, sebbene arricchita da altri movimenti delle voci:



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