“El Polifemo de Oro” di Reginald Smith Brindle

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di Piero Viti

L’intera invenzione compositiva è caratterizzata da un germogliare di varie idee che, a partire da un’iniziale più incisiva apparizione sonora, vanno progressivamente a perdersi, con suggestive diradazioni del suono. Il paesaggio sonoro sembra, quindi, suggerire (di là dei significati metafisici) un’immagine realistica: quella di un antro, nel quale i “sospiri” ed i “singhiozzi”, tra giochi di riverberi e di rimbalzi sonori, trovano la via d’uscita verso la buca, emergendo e disperdendosi all’esterno. La metafora rimanderebbe allo stesso allontanamento delle onde sonore dal corpo dello strumento, quindi, all’intangibilità e fuggevolezza del suono della chitarra, un suono che Lorca e Smith Brindle interpretano come evocatore di misteriose e surreali dimensioni espressive

Le immagini poetiche che più strettamente si legano alla costruzione musicale sono: il “Polifemo d’oro” e la “nera cisterna”; la “chitarra, [che] fa piangere i sogni”; il “singhiozzo [che] fugge dalla bocca rotonda [della chitarra]” ed i “sospiri che tremano”.

Tutte queste suggestioni trovano espressione già nell’arco delle prime sei battute; tali battute costituiscono, infatti, un unico e compiuto blocco compositivo, nel quale, quasi come in un “motto”, vengono esposti i principali nuclei tematici caratteristici dell’intera composizione e tutti i contenuti simbolico-espressivi ad essi associati.

Il brano si apre (batt. nn.1-2) con l’esposizione della serie S1, il cui materiale è organizzato in una prima parte (batt.1) essenzialmente accordale (comprendente le note della serie che vanno dal mi al fa# - vedi Fig.1), articolata a 4 voci (soprano, tenore, contralto e basso), ed in una seconda più scarna, lineare e contrappuntistica (comprendente, invece, le note dal do al sol – vedi Fig.1).

La disposizione melodica di ciascuna voce (soprano, contralto, tenore, basso), risponde ad una precisa logica, derivata da meccanismi geometrico-matematici, ma anche da “regole” costruttivo-permutative di tipo matematico-insiemistico. Le linee melodiche sono costruite (Fig.4) sui tre gruppi di note, G1a, G2a e G3a (nello schema disposti graficamente, per comodità, l’uno sull’altro), già individuati (vedi precedente Fig. 2) tramite le sovrapposizioni di linee curve, ellittiche e spiraloidi, sulla serie S1; ad essi vengono applicate delle regole costruttivo-permutative che individuano i profili di ciascuna voce.

Come si può notare, in tutti gli incisi è evidenziato, ancora, l’importante ruolo strutturale svolto dagli intervalli di 3ª maggiore e 3ª minore.


Fig.4: Costruzione delle voci (soprano, contralto, tenore, basso) nelle battute nn.1-2 del 1° Movimento.

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I tre gruppi (G1a, G2a, G3a) derivano da S1 attraverso il procedimento grafico illustrato nella Fig.2. Applicando ad essi le seguenti regole costruttivo-permutative si ottengono le linee melodiche delle varie voci.

battuta 1

G1a   [ sol#  do  si]



G2a   [ fa#   fa   sib  re]



G3a   [ mi    sol  reb  mib  la  ]

Regola costruttivo-permutativa


prima e penultima di G2a

+


prima e penultima del retrogrado di G3a

(permutazione speculare)

3a maggiore

(con La# enarmonico di Sib)

Riduzione alle note della serie S1

Intervallo strutturale

battuta 1

G1a   [ sol#  do  si   ]



G2a   [ fa#   fa   sib  re  ]



G3a   [ mi    sol  reb  mib  la  ]

Regola costruttivo-permutativa


(Ten.) prima e ultima di G1a

+

(Contr.) prima e penultima del retrogrado di G2a

(permutazione speculare)

Riduzione alle note della serie S1

Intervallo strutturale

3a minore

3a minore

battuta 2

G1a   [ sol#  do  si   ]



G2a   [ fa#   fa   sib  re  ]



G3a   [ mi    sol  reb  mib  la  ]

Regola costruttivo-permutativa


mediana di G1a

+


centrali di G3a

(corrispondono anche agli atipici melodici dei gruppi G1a e G3a)

3a minore

Riduzione alle note della serie S1

Intervallo strutturale

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