“El Polifemo de Oro” di Reginald Smith Brindle

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di Piero Viti

Fig. 18: derivazione dal “Tema del sospiro” degli incisi melodici contenuti nelle batt. nn. 4-8 del 3° Movimento.

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Il “Tema del sospiro” è ancora citato in una variante nella coda della sezione “A” (batt. n. 9), basata su materiale tratto dalla serie S3 trasportata una 4ª eccedente sopra (vedi Fig. 19).



Fig. 19: coda di battuta n.9.

Lo stesso Tema è presente, ancora, nella seconda coda (batt. nn. 17-18) in chiusura della replica di “A”, come permutazione ed inversione dell’inciso tematico iniziale del contralto di batt. n.1, e, poi, come aggravamento, delle note iniziali del soprano e contralto (mi, sol e fa#) di batt. nn.1-2 (Fig. 20).



Fig. 20: seconda coda, battute nn. 17-18.

Fine terza parte

battute 4-5

5 dim (4 ecc)

D (amplificata)

RI (amplificata)

4 ecc

battute 7-8

R (amplificata)

RP (amplificata)

D (contratta)

I (amplificata)

4 ecc

7 -

4 ecc

7 +

battuta 8

4 ecc

7 -

P (amplificata)

I (amplificata)

I

RI (amplificata)

R (amplificata)

RI (amplificata)

4 ecc

4 ecc

7 +

battuta 9

D (amplificata)

RP (amplificata)

R (amplificata)

battute 17-18

Nella successiva sezione “B” si riconosce, ancora, una derivazione degli incisi melodici dal “Tema del sospiro”; più in particolare, le sei battute iniziali sono una riesposizione variata (da batt. n.19 a batt. n.25) delle sei battute iniziali di “A” (con l’uso di suoni armonici e con una generale “riorchestrazione” del materiale sonoro). Il risultato è alquanto complesso e la polifonia si complica; in alcuni casi le linee melodiche vengono in parte occultate nelle voci interne. A partire da batt. n. 26, nella lunga coda finale ricompaiono anche alcuni elementi tratti dai precedenti Movimenti. È, comunque, possibile dimostrare ancora la derivazione di alcune figurazioni dal “Tema del sospiro” (2).

Il terzo procedimento compositivo utilizzato dal compositore per la rappresentazione dell’immagine dei “sogni di un tempo” è la creazione di un’ambientazione sonora suggestiva e sospesa, di carattere “onirico”, che assicura, anche, una continuità espressiva con i precedenti Movimenti.

A garantire un’unità formale con i Movimenti iniziali, concorre, dapprima, tutta la rete di collegamenti profondi esistenti, come l’uso dei medesimi intervalli strutturali (3ª maggiore e minore, 4ª eccedente, 7ª minore e 9ª) e la contrapposizione diretta tra gli intervalli di 3ª maggiore e i 3ª minore, con i significati simbolici ad essi connessi (luce-tenebre).

Inoltre, assumono ancora una grande importanza le indicazioni agogiche e timbriche segnate in partitura dall’autore, che, nei loro repentini contrasti, alludono ancora alla duplice realtà della chitarra, quella solare, della sua superficie esteriore, e quella scura e tenebrosa, del suo interno.

Abbiamo, poi, le citazioni di figurazioni ben precise tratte dai precedenti Movimenti, come le note singole o i bicordi rapidamente ribattuti, seguiti da dilatazioni ritmiche, o, anche, le commistioni tra suoni naturali e suoni armonici (mutuate dal 1° Movimento), che alludono direttamente allo sfuggire ed alla “intangibilità” del suono chitarristico. Ne abbiamo esempi nelle successioni di accordi ribattuti nelle misure nn.6 e 8 (replicate nelle batt. nn. 15 e 17 ed amplificate nelle batt, 27-28), oppure nelle rapide figurazioni a note ribattute suonate nel registro acuto (nota fa# al XIV tasto) su un suggestivo tappeto di armonici (batt. nn. 33-34). Un elemento di novità è rappresentato, invece, dalle conclusive figure musicali in “tambora”, suonate sfumando la sonorità percuotendo le corde dal ponte verso la buca (batt. finale n.35); come indicato dallo stesso Smith Brindle nelle note di copertina, esse alludono ad un cupo rullo di tamburi che si allontana.

Lo scopo di queste citazioni sembra essere quello di riproporre nello sfondo ancora l’immagine della “nera cisterna”, il luogo dove (come illustrato musicalmente nel 1° Movimento) i “sogni di un tempo” prendono corpo ed aleggiano. Come in una “nera cisterna”, ampia e rimbombante, le entità sonore si trasformano e trasfigurano, prendendo corpo in un paesaggio dominato da scrosci e tonfi allungati dal riverbero, nel quale in lontananza si odono cupi rintocchi, come di tamburi lontani (la “tambora” finale). Viene, così, a crearsi una dimensione metafisica ed onirica, immersa nel mondo occulto delle tenebre, quello stesso mondo che Lorca nelle sue suggestive liriche associa all’essenza più intima della chitarra.

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battuta 6

4 ecc

I (amplificata)

9 -

D