Joaquin Rodrigo: Concierto de Aranjuez
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di Piero Viti

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Riguardo il Concierto de Aranjuez, quindi, numerose sono le chiavi di lettura che sono state ad oggi formulate da critici e musicologi, nonché dallo stesso compositore. Esse, in larghe linee, sono così schematizzabili:


1- Il concerto si svolge in una precisa ambientazione sonora, una sorta di paesaggio sonoro (tipico dello stile compositivo di Rodrigo), che rimanda ai giardini del parco del sito reale borbonico del Palazzo Barocco di Aranjuez, con le fontane, gli alberi, gli uccelli…, in un «paesaggio che si può contemplare attraverso l'udito».


2-L’evocazione del palazzo rimanda anche alla sua vita di corte, alle sue sale dove risuonavano le musiche di Scarlatti, in un momento storico particolare: fine del XVIII e inizio del XIX secolo.


3-Più in generale la musica del Concierto cerca di evocare l’intera temperie culturale della società dell’epoca (definita da Rodrigo: “Un'epoca durante la quale i fandanghi si riducono in fandanguillos e il canto e la buléria scuotono l'àmbito ispanico: Carlos IV, Fernando VIII, Isabel II, toreri, Aranjuez, America”; ed ancora: “…un’epoca caratterizzata da Majas e cani da caccia, da melodie Spagnolo-americane”).


4-Nel suo aspetto compositivo il Concierto si ispira ad un’idea di agilità e leggerezza formale (“agile come una farfalla ed elegante come una veronica”), con una costruzione basata principalmente sull'intensità dei contrasti.


5-Agilità e leggerezza sembrano, tra l’altro, essere gli espedienti utilizzati dal compositore per tentare di superare l’insita difficoltà tecnica di contrapporre la chitarra, strumento dotato di una sonorità intima e raccolta, con la massa orchestrale (che vede nel suo organico, in contrasto, un gran dispiego di strumenti).





Più nello specifico, lo stesso Rodrigo pone l’accento su alcuni dettagli della tecnica compositiva adoperata:

 

1-nell’esposizione del primo movimento, il tutti orchestrale, tipico delle introduzioni dei concerti, è sostituito da un breve preludio affidato alla chitarra;

2-ancora, nel primo movimento, l’esposizione del secondo tema, al contrario della tradizione, si svolge anch’esso nella tonalità d’impianto del primo tema.


Valore immaginifico del Concierto de Aranjuez


Più di un autore e lo stesso compositore, riconoscono, quindi, nel Concierto de Aranjuez la presenza di un forte valore “immaginifico”. Tale valore, in maniera quasi programmatica, è legato intimamente ad una restituzione sonora dell’architettura e dell’atmosfera che si respirava nel Palazzo Reale di Aranjuez, ai tempi del suo massimo splendore sei-settecentesco.


I giardini del palazzo diventano il luogo poetico per eccellenza nel quale si rispecchia l’ambientazione “sonora” dell’intero Concierto, nonché la sua maggiore fonte diretta di ispirazione musicale.


Il Palazzo Reale di Aranjuez 10, dal quale prende il titolo il Concerto, è, infatti, una splendida dimora, ricca di storia, che sorge sulle rive del Rio Tajo, a circa 50 km. a sud di Madrid. Fu dapprima un castello durante il Medio Evo e poi divenne proprietà reale di Ferdinando ed Isabella. Il loro nipote, Carlo I di Spagna (che divenne Carlo V del Sacro Romano Impero) trasformò la sede in residenza di caccia, e suo figlio, Filippo come residenza di campagna, progettata dagli stessi architetti dell’Escorial.  Distrutto in più occasioni da incendi e più volte ricostruito, divenne la residenza estiva favorita della Famiglia Reale Spagnola.


L’epoca del Palazzo in cui si svolse la civiltà evocata da Rodrigo nel Concerto, sotto Carlo IV e Ferdinando VII (tra la fine del 17° e l’inizio del 18° Secolo), fu un’epoca caratterizzata da uno spirito di rinascita e di fervore del sentimento nazionale spagnolo.  Il popolo portò orgogliosamente il suo abito tradizionale (come ben documentato nei quadri dei majos e majas da parte di Goya) ed il “matador” (il torero) cominciava ad assurgere a figura di eroe.


Dal punto di vista musicale, il palazzo di Aranjuez vide ospite, in quell’epoca, Domenico Scarlatti, che, nell’entourage della corte, seguiva gli spostamenti dei reali, come insegnante di musica di María Bárbara (sua allieva sin dalla prima età).  Il viaggio annuale ebbe luogo per ben tredici anni consecutivi (dal 1733 al 1746) mentre María Bárbara e suo marito Ferdinando (il futuro Ferdinando VI) erano ancora principe e principessa della corte. I bei giardini con le loro fontane, statue, ruscelli e cascate erano famosi.


Un viaggiatore nel 1679 scrisse di Aranjuez come “… un palazzo incantevole, uccelli che cantavano in ogni parte, l’acqua che mormorava dolcemente, i “filari” d’alberi  carichi di frutti saporiti e le aiuole di fiori fraganti … 11

Queste, dunque, sono le immagini e le atmosfere cui si riferisce l’ambientazione dell’intero Concierto de Aranjuez.

Chiaramente, tali immagini rappresentano più che altro solo un pretesto in quanto, come afferma lo stesso Rodrigo, il concerto affonda la sua ispirazione nella cosiddetta “musica pura”. In effetti l’opera rappresenta, anche, un più ampio omaggio alla cultura ed ai valori nazionali della Spagna, nel solco di una tematica comune un po’ a tutta l’opera del compositore.


Riguardo il particolare stile espresso dalla musica di Rodrigo, è stato, infatti, coniato da alcuni studiosi, il termine di “Neocasticismo”, con il quale si definisce la propensione del compositore nel recuperare un linguaggio musicale legato alla Spagna “classica”, in una sorta di adesione alla corrente musicale del coevo “Neoclassicismo” di stampo europeo, inteso, però, in una chiave nazionalistica, più precisamente regionale “castigliana”.  C’è in Rodrigo, quindi, una precisa volontà di rifarsi idealmente a modelli di scrittura legati alle figure di Boccherini, Scarlatti, Soler, autori vissuti nel periodo proprio evocato dal Palazzo di Aranjuez, ed in quest’ottica, l’autore rifugge ogni sorta di sperimentalismo musicale, a favore, del recupero di un linguaggio “neo-classico” denso di riferimenti e di spunti legati alla cultura ed al folklore della Spagna.



Analisi del Concierto de Aranjuez


Il presente studio si è posto come obiettivo la verifica dell’effettiva presenza di un “paesaggio acustico” come fonte d’ispirazione nella stesura compositiva del Concierto de Aranjuez, puntando sull’individuazione delle eventuali modalità utilizzate dal compositore per la costruzione in musica di tale “paesaggio”.


Nell’impostare il lavoro di Analisi, abbiamo programmaticamente inteso come “paesaggio acustico”:


quell’insieme di figure acustico-musicali capaci di generare nell’ascoltatore come affermato da  Gerardo Diego - un mondo di immagini al tempo stesso cognite e lontane; o meglio – come indicato•da Enrique Franco – quell’insieme di elementi per cui «il paesaggio si può contemplare attraverso l'udito». In un’accezione più allargata di “paesaggio”, sono state, inoltre, prese in considerazione anche quelle immagini facenti parte, più che altro, della sfera psicologica dell’interiorizzazione della realtà, nonché le immagini riferite ad una sfera più concettuale (ad esempio, sentimenti, concetti, valori, etc.)


Su questa linea di lavoro, i risultati a cui si è giunti hanno permesso di confermare la presenza nel Concierto de Aranjuez di elementi riconducibili a “figure” di un “paesaggio acustico”; di tali elementi è stata, inoltre, valutata l’effettiva importanza nell’ambito costruzione espressivo-musicale dell’intero lavoro.

Il “paesaggio acustico” elaborato da Rodrigo è risultato, quindi, nell’economia generale dell’opera, un espediente compositivo, utilizzato, in maniera più o meno consapevole, non solo per evocare e descrivere il ritratto di un preciso periodo della musica e della storia spagnola, ma anche per esaltare - e rappresentare in musica -, in maniera più ampia, alcuni dei valori socio-culturali fondanti la civiltà stessa della Spagna.

Più in particolare si è potuto distinguere all’interno della stesura musicale del Concerto una sorta di divisione programmatica in tre tematiche principali legate a tre differenti aspetti “socio-culturali” della Spagna, ognuno di essi relegato ad un tempo dell’opera. Accanto a queste tre temi sono stati individuati, inoltre, alcuni elementi secondari, con funzione di raccordo, presenti a vari livelli nell’ambito dell’intera composizione.

I tre aspetti principali della cultura spagnola rappresentati nel Concierto sono:


•l’aspetto folklorico e popolaresco (di matrice essenzialmente andalusa), cui fa riferimento in gran parte il primo movimento (Allegro);

•l’aspetto religioso-devozionale della cultura spagnola (principalmente nella sua accezione popolare), interpretato dal secondo movimento (Adagio);

•l’aspetto cortigiano e regale della Spagna, specialmente dei tempi d’oro del Palazzo de Aranjuez, illustrato nel terzo movimento (Allegro gentile).


Elementi minori, riconosciuti come elementi aventi funzioni principalmente di raccordo nell’intera composizione, sono, invece:


•alcuni elementi tecnico-strumentali tipici della musica per chitarra spagnola (in particolar modo riferiti alla sua accezione folklorica del flamenco);

alcuni espedienti costruttivi tesi a conferire agilità e leggerezza all’invenzione musicale del Concierto e al dialogo strumentale tra la chitarra e l’orchestra. 



__________

  1. 10.da: Graham Wade - Joaquín Rodrigo: Concierto de Aranjuez. Mayflower Study Guides – 9, England Graham Wade: M


11. Ibid.

 
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