Joaquin Rodrigo: Concierto de Aranjuez
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di Piero Viti

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2° Movimento, Adagio: omaggio alla religiosità del popolo spagnolo


Il 2° Movimento del Concierto de Aranjuez, Adagio, è forse il brano più suggestivo e più noto dell’intero lavoro.

Qui Rodrigo sembra sviluppare una differente tematica: l’omaggio alla devozione ed alla religiosità del popolo spagnolo, caratteristiche che da sempre accompagnano il forte sentimento di spiritualità che anima a tutti i livelli la società della Spagna.


Il “paesaggio acustico” si focalizza, quindi, su un quadretto per se stesso compiuto, nel quale sono possibili riconoscere alcuni aspetti di una precisa narrazione sonora e immaginifica.

Il brano sembra parafrasare, infatti, un’ideale processione della Settimana Santa, come la Via Crucis, una delle espressioni di culto maggiormente significative della vita spagnola.


Graham Wade, nel suo scritto sul Concierto de Aranjuez16, riconosce, infatti, nel tema del celeberrimo Adagio l’evocazione di una Saeta, tipica forma di canto sacro, di origine popolare, che si canta in maniera improvvisata in Spagna (specialmente in Andalusia) dai fedeli durante le celebrazioni della Settimana Santa.



Cenni storici e stilistici sulla Saeta

La Saeta - il cui termine è di origine incerta, forse dal latino sagitta, saeta, nell’accezione figurata “preghiera che va dritta a Dio o alla Vergine come una freccia” – è un cantico popolare esteso in tutta la Spagna, che ha come scopo quello di incitare la devozione e la penitenza in occasione di una processione della Via Crucis o come cantico della Passione. Nel “Diccionario de la Academia Española”, nella sua quarta edizione del 1803, la Saeta è definita come «cada una de aquellas coplillas sentenciosas y morales que suelen decir los misioneros, y también se suelen decir durante la oración mental».


Questo concetto rimanda alle “saetas” che cantavano i fratelli del “Pecado Mortal y los de la Aurora”. Di queste Saetas sentenziose e morali si ha notizia per la prima volta in un libro pubblicato a Sevilla, nel 1691: Voces del dolor nacidas de la multitud de pecados que se cometen.., di Fr. Antonio de Escaray: «Mis hermanos los reverendos Padres del convento de Nuestro Padre San Francisco todos los meses del año el domingo de cuerda. Por la tarde, hacen misión, bajando la Comunidad a andar al Via Crucis con sogas y coronas de espinas, y entre paso y paso cantaban saetas».


Nel secolo XVIII furono cantate dai fratelli della “Ronda del Pecado Mortal”, che attraversavano le strade per incitare i fedeli alla pietà ed al pentimento.

Nel periodo più arcaico con il termine di Saeta si indicavano anche delle semplici composizioni polifoniche di carattere più colto, come nel caso delle Saetas contenute nella raccolta Ocho Saetas del Silencio, scritta da Francisco de Paula Solís (Sec. XVIII), delle quali si allega un esempio.




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Col tempo la Saeta si diffuse in maniera esclusiva tra il popolo, e, giunta in Andalusia, si contaminò con il ‘flamenco’. La nascita della Saeta popolare ed il costume di cantarla il popolo per esprimere il proprio sentimento religioso è datato approssimativamente intorno il 1840.


Questa primitiva Saeta, andata persa, si muoveva su un’intonazione grave, lenta e monotona, povera nello stile e nell’esecuzione, e fu la conseguenza delle modifiche che i più antichi interpreti introdussero nelle varie regioni dell’Andalusia, al punto da differenziare numerosi tipi di Saetas autoctone, come la “cordobesa llamada vieja”, la “cuartelera de Puente Genil”, la “samaritana de Castro del Río”17, etc.

Per il Padre Fray Diego di Valencina, che cantò numerosissime Saetas nei suoi sermoni, la Saeta era un sospiro, un canto e un’orazione.


La Saeta a voce sola cominciò, quindi a diffondersi in Andalusia, quando fece la sua nascita il Cante ‘flamenco’, e più precisamente quando si impose il genere della Toná, di cui la Saeta ne fu una derivazione diretta.

Luis Melgar Reina y Ángel Marín Rujula, nel lavoro “Saetas, pregones y romances litúrgicos cordobeses”, che costituisce uno degli studi più completi su questo tipo particolare di manifestazione musicale di carattere religioso, nel quale si analizzano tutte le forme della Saeta tradizionale, dalle antiche esortazioni penitenziali fino alle relazioni avutesi con le vicende socio-politiche, parlando della Saeta ‘flamenca’ afferma:


 «Le saetas afflamencate nascono nel preciso istante nel quale il “cantaor” flamenco sente la necessità di rivolgersi direttamente a Dio, cantando l’antica tonada, conosciuta come saeta vecchia, e la riveste inconsciamente di stereotipi flamenco, di espressioni proprie del flamenco. La saeta moderna diventa totalmente flamenca, quando con il tempo - non è un momento preciso o esatto - si andò forgiando nel mistero patetico della emotività flamenca … è una dimostrazione del sostrato religioso latente nell’anima gitana. ... da questa lenta trasformazione, dall’introduzione di elementi derivati dal flamenco nella saeta antica, dalla essere spogliata della sua vecchia musicalità, fino a ottenere una forma distinta e nuova, è da qui che nasce la moderna saeta flamenca».


Per la Saeta vale dunque la classificazione in due grandi gruppi: la Saeta primitiva e la moderna. La prima è quella che si sviluppò nel corso del Secolo XIX, e la seconda, molto più popolare,  che nacque a partire del ‘900 fino ai giorni nostri.

La Saeta moderna fa parte integrante del Cante Jondo con due tratti distintivi salienti: quelle che derivano dalle Tonás e quelle che hanno una linea diretta di discendenza dalla Seguiriya. Esiste, comunque, un terzo tipo, di Saeta “autonoma”, che ha vita a sé.

Si hanno, inoltre, delle ulteriori classificazioni della Saeta, basate sul carattere dei testi: descrittiva, laudatoria, di preghiera e esortativa.

Tra i principali artefici della Saeta ‘flamenca’ di inizio ‘900 si annoverano come principali interpreti, Enrique el Mellizo, nella città di Cádiz e Manuel Centeno a Sevilla; altri importani interpreti segnalatisi in seguito in questo genere sono: Manuel Torre, Niña de la Alfalfa, El Gloria, Manuel Vallejo, Antonio Mairena, Tomás Pavón.

Stilisticamente la Saeta popolare, di ispirazione ‘flamenca’, si identifica in un “Cante con copla” di quattro o cinque versi octosillabi, che hanno, come detto, la loro origine nel ‘flamenco’, nei generi della “Siguiriyas” o delle “Martinetes”. Si interpreta generalmente al seguito delle processioni della “Settimana Santa” ed è rivolta alle immagini sacre. È un canto senza accompagnamento sullo sfondo musicale della marcia religiosa, tradizionalmente affidato alle trombe e tamburi, od è anche intonata su accompagnamento della chitarra. Il contenuto dei versi riguarda la Passione e la Morte di Gesù Cristo e tutte le circostanze che ad essa si accompagnano18.


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16. Graham Wade: Joaquín Rodrigo: Concierto de Aranjuez; Mayflower Study Guides – 9, Leeds, 1985.


  1. 17.(da : El Niño de la Albarizuela - Datos extraidos del Diccionario Flamenco de Jose Blas Vega y Manuel Rios Ruiz Cinterco – 1985).


18. Ibid.

 

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