Dialoghi con i compositori
INTERVISTA A CHIARA BENATI

di Piero Bonaguri

bonaguri@bonaguri.com



Piero Bonaguri: 
Vuoi raccontarci come è nata la passione per la musica e la composizione?

Chiara Benati: 
Mah…forse grazie a mio papà che, tornando dal lavoro, mi chiamava nel suo studio e mi faceva ascoltare l’amato Bach. Ero davvero piccola e  non osavo dirgli che non vedevo l’ora di poter tornare a giocare. Forse, senza che me ne accorgessi, qualcosa di quel suo “...senti che bello?” mi rimase attaccato.
L’amore vero e proprio sbocciò però anni dopo, verso gli 8 anni, quando ebbi occasione di assistere a “La fanciulla del West” al teatro Comunale. Non so se fu più merito di Puccini o più dei cavalli in scena, ma l’opera mi rapì, e il sogno fu subito quello di poter accompagnare al pianoforte i cantanti. Poi, l’appetito evidentemente viene davvero mangiando, il sogno diventò molto più ambizioso: scrivere un’opera.


P.B.
Come è avvenuto il tuo incontro con la chitarra e cosa hai trovato di interessante per un compositore d’oggi in questo strumento?

C.B.
L’incontro è avvenuto grazie a un allora giovane chitarrista, Massimo Menotti, che mi invitò a scrivere qualcosa per il suo strumento. Nacque il “Non solo…(Images des sphères)”, che poi vinse il Concorso del “Fronimo”.

Credevo che il mio rapporto con la chitarra sarebbe finito lì, invece poco dopo ho conosciuto te: impossibile non lasciarmi stregare dal tuo suono e dal tuo virtuosismo. Così, se non ricordo male, ho scritto prima  “Nel tempo della memoria”, poi il “Capriccio”, il “Concerto per chitarra e orchestra d’archi” e “Di lievi rintocchi”, per chitarra e pianoforte.


  
“Nel tempo della memoria” (frammento) - P.Bonaguri, chitarra

  
“Capriccio” (frammento) - P.Bonaguri, chitarra


Di nuovo credevo di non saper scrivere più niente per le sei corde, ma non avevo fatto i conti con l’affettuosa insistenza di un altro eccellente chitarrista e poi amico carissimo, Luciano Chillemi. Così sono nati i “4 études” e un ciclo di Lieder, “Idilli non autorizzati”, su versi di Andrea Iezzi.



“Non sempre” - Paola Matarrese, soprano - Luciano Chillemi, chitarra


“Canto la dolce bruma” - Paola Matarrese, soprano - Luciano Chillemi, chitarra


Mi chiedi cosa ho trovato di interessante in questo strumento. Certamente le sue notevoli possibilità timbriche, ma ammetto che sono stati soprattutto gli esecutori a far sì che la mia ricerca espressiva si sia soffermata così a lungo (sono seguiti altri brani!) su uno strumento che, diciamolo pure, è decisamente difficile per un compositore. 

Raramente si incontrano, infatti, interpreti così ben disposti verso la musica d’oggi come i chitarristi. E’ quasi una categoria a parte: suonano strepitosamente il repertorio barocco e romantico, ma mostrano un interesse notevolissimo e sincero anche per la musica nuova. Questo è particolare. Non dovrebbe, lo so, ma, oggi, è decisamente particolare.

P.B. 
E' interessante quello che dici sui chitarristi! da parte mia la collaborazione con i compositori mi ha fatto conoscere cose della musica (e stimolato a realizzazioni strumentali) che forse non avrei imparato andando solo a lezione di strumento, per cui a mia volta sono molto grato di queste collaborazioni!
Una cosa poi che mi ha colpito è stata la risposta, a volte velocissima, di amici compositori a richieste particolari; come quella volta in cui ti chiesi di scrivere a tempo di record qualcosa per un concerto in onore del pittore Morandi a Vienna... 
C.B.
In effetti capita di dover scrivere un pezzo in pochissimo tempo, e, se si hanno i nervi saldi, la cosa può essere anche molto stimolante!
In generale, però, non amo scrivere in fretta:  devo dire che “Dedicato a un Artista”, il pezzo a cui ti riferisci, è rimasto l’unico brano da me composto in poco meno di una settimana.


P.B. 
Vuoi dirci qualcosa di questo pezzo? 

C.B.
E’ un brano per violino e chitarra composto di 5 aforismi riferiti ad altrettanti dipinti di Morandi: “Natura morta metafisica”, “La strada bianca”, due “Nature morte” e “Paesaggio di neve”.
Come ricordavi, è stato scritto nel 1995, in occasione dell’inaugurazione a Vienna di una mostra dedicata a Giorgio Morandi.

Dunque la sfida era trovare un suono che aderisse alle atmosfere così particolari di Morandi: un suono che sapesse restituire i silenzi, i colori, le atmosfere, tanto del suo periodo metafisico, fatto di figure dai contorni netti, definiti, di luci e di ombre stagliate, scolpite, quanto del periodo seguente, quello in cui i contorni degli oggetti e dei paesaggi sembrano sfrangiarsi, perdere consistenza per fondersi con lo sfondo e per trascolorare nella luce.

Ovviamente non so se la sfida è stata vinta: certamente, comunque, è stato interessante provarci.
Se sei d’accordo riporto di seguito un paio di esempi, così, se qualcuno è interessato, può farsi meglio un’idea di questo mio “Dedicato a un Artista”:

“Natura morta metafisica”.
Gli oggetti sono stagliati, netti, le linee taglienti. Il tratto, le ombre, i contorni, secchi, nitidi. I volumi sono impenetrabili, gelidi, eppure qualcosa lascia presagire il futuro cammino del pensiero artistico di Morandi.

Per questa “Natura morta” ho immaginato delle lame di suono che tagliano il silenzio. Le ho ottenute impastando violino e chitarra nella zona grave, per ottenere un cluster potente, fatto dal sol# trillato col la del violino mentre la chitarra tremola bicordi.

La dinamica esasperata staglia lo sfondo sul quale il violino ‘sbalza’ linee nette, rigide, geometriche.
Poi ho sfumato l’immagine, accennando a quel lirismo che sembra già trasparire nel dipinto.
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