di Piero Bonaguri

bonaguri@bonaguri.com








E’ appena uscita per i tipi di Ut Orpheus la quinta pubblicazione della mia collana di musica contemporanea per chitarra, “Envision the Music”- “Immaginare la Musica”.

Si tratta di un’ antologia che raccoglie sette composizioni  di vari autori, composizioni che ho eseguito nell’ambito dei concerti della omonima rassegna organizzata da SIMC e Novurgìa e dedicata al rapporto tra musica ed arte contemporanea.


Previews ed altre informazioni sono reperibili qui:

http://www.utorpheus.com/product_info.php?products_id=2639&language=it&osCsid=f922db355d9c04baf9820b058daf2f59


In occasione di questa originale uscita editoriale, che mette in rapporto musica ed arte contemporanea, ho posto alcune domande ai compositori coinvolti nel progetto e nella pubblicazione: Davide Anzaghi, Umberto Bombardelli, Pieralberto Cattaneo, Carlo Forlivesi, Gianpaolo Luppi, Marco Reghezza.


Ho pensato inoltre di rendere possibile un raffronto tra le musiche ed i quadri, qui riprodotti per gentile autorizzazione di Novurgia dal suo sito www.novurgia.it a cui si rimanda per ulteriori informazioni su artisti ed opere.


Ideatore della iniziativa “Immaginare la Musica” è il compositore milanese Davide Anzaghi, presidente di SIMC, Società Italiana di Musica Contemporanea. A lui,  essendo da poco uscito su DotGuitar un articolo in cui è reperibile materiale illustrativo sui suoi pezzi pubblicati nella Antologia, ho chiesto in questa occasione qualche informazione sulla natura del Progetto  “Immaginare la Musica”.


Piero Bonaguri:

Rimandando i lettori alla nostra precedente conversazione su dotguitar per quanto riguarda una descrizione dei tuoi pezzi pubblicati nella presente Antologia  (http://www.dotguitar.it/zine/approfondimenti/anzaghi1.html), ti chiederei di parlarci del progetto "Immaginare la Musica" - da quale esigenza è nato, quale esperienza hai vissuto nel coordinarlo dalla progettazione fino alla realizzazione pratica dei concerti, quale giudizio puoi trarne circa la prosecuzione di simili iniziative.


Davide Anzaghi:

Il  ciclo da me ideato per Novurgia (“arte e musica colta contemporanea) e in collaborazione con la SIMC (Società Italiana Musica Contemporanea) previde una rinascita del rapporto fra Pittura e Musica, suggerita dal mirabile esempio dei QUADRI DI UNA ESPOSIZIONE di Modest Mussorgsky, più noti nella versione orchestrale di Maurice Ravel.


Il sito di Novurgia (www.novurgia.it) mostrò una serie d’immagini riproducenti quadri di pittori viventi. I compositori della SIMC furono invitati a sceglierne una a loro empatica e a comporre un brano che al quadro s’ispirasse. Gli accoppiamenti scaturenti risultarono fruibili nel modo seguente: i pittori esposero le loro opere, scelte dai compositori, la cui musica fu eseguita in presenza dei dipinti prescelti: una “collettiva” con musiche pertinenti.


Per ampliare la fruizione sinestetica i Poeti di Novurgia parteciparono all’evento scrivendo una poesia ispirata ad un quadro “sonorizzato”: poesia che fu letta prima dell’esecuzione musicale allo stesso dipinto riferibile.


Furono intrigati anche gl’interpreti musicali ai quali la nuova gestione della SIMC si aprì gioiosamente, sapendoli fratelli dei compositori militanti.

Attingendo ai quadri di significativi pittori (M. Baj, G. Beneduce, A. Borioli, C. Brasca, A. Cavaliere,  F. Corona, E. Corti, L. Del Pezzo, G. Feola,  E. Lanza, M. Martini, A. Molinari,  M. Pietrantoni, G. Pomodoro, F. Squatriti) nacquero musiche e poesie che piacquero ogniqualvolta la sinestetica Esposizione fu proposta.


Il progetto non ha cessato d’interessare. Se ne prevede una ulteriore circolazione a beneficio delle arti coinvolte, dei fruitori sensibili e degli artisti protagonisti.


P.B.:

Agli altri cinque compositori pubblicati nell’Antologia ho invece posto le seguenti domande:

1) come è stata l'esperienza di rapportarsi all'opera d'arte scelta come "ispiratrice" del pezzo?
2) quale modo di utilizzo dello strumento, quali peculiarità della chitarra sono state messe in gioco nella scrittura del pezzo?
3) quale consiglio si potrebbe dare all'interprete desideroso di studiare il pezzo?

Ecco di seguito le risposte.


Umberto Bombardelli


  1. 1)   Nell'opera scultorea "Space model 2" di Emilio Corti mi colpì la monumentalità

(quasi da arte romana antica) che essa esprimeva, a dispetto delle ridotte dimensioni e della "leggerezza" dei materiali di cui era fatta.


Mi parve, così, naturale utilizzare il trombone solo: strumento che, per me, esprime sonoramente - e anche visivamente - un certa monumentalità. 


L'idea iniziale fu di immaginare cosa sarebbe accaduto al suono del trombone nello scontro con le varie parti della scultura di Corti: riflessioni, attenuazioni, assorbimenti, modificazioni timbriche; nacque così "Das klingende Lied" ("Il canto risonante"). Ero animato dalla curiosità nel rapporto con l'oggetto, piuttosto che dalla volontà di "raccontare" qualcosa.


Dopo una seconda versione del pezzo (per fisarmonica) sempre ispirata alla monumentalità, decisi di dare spazio agli aspetti di "leggerezza" della scultura che avevo, fino ad allora, trascurato: lo strumento che mi parve subito il più adatto fu la chitarra.


  1. 2)"Das klingende Lied III" nasce da una sorta di processo di anamorfosi dal brano

iniziale per trombone.

Ciò che in quello veniva realizzato dai cambi di registro e da alcuni "effetti" (soffio non intonato, canto e suono simultanei, colpi sul bocchino), nel brano per chitarra fa appello a modalità esecutive tipiche di questo strumento: armonici, tremoli all'unisono su due corde, tremoli con le dita sulla tavola armonica, tamborra, rasgueado.

Il brano mantiene sostanzialmente il suo carattere monodico originario, ma spesso l'armonia si infittisce improvvisamente, con fugaci accenni di polifonia virtuale.


  1. 3)All'interprete che intenda affrontare lo studio di "Das klingende Lied III" mi sento di

fare solo due elementari raccomandazioni:
a) il rispetto, il più rigoroso possibile, delle dinamiche. L'andamento dinamico conferisce una certa "narratività apparente" al brano (che, in realtà, conserva un atteggiamento "oggettivo", nel senso dell'osservazione e dell'esplorazione di un oggetto: la scultura di Corti);
b) nonostante la presenza di alcune aree (riquadrate, nella partitura) dove all'interprete è richiesto di compiere scelte ampiamente personali, è meglio non indulgere a un'interpretazione troppo accentuata (mi riferisco soprattutto all'agogica del brano);

il rispetto dei tempi metronomici segnati è essenziale per mantenere quel carattere un po' distaccato che dall'inizio ho istintivamente associato a "Space model 2".


Pieralberto Cattaneo


  1. 1)   Devo confessare che si è trattato, per così dire, di un’ispirazione laterale: in origine

c’era un   nucleo musicale - non ancora elaborato come brano effettivo - con prevalenti simmetrie o varianti minimali, per cui la scelta è andata a un artista che operasse con le medesime modalità.

Descrivere poi gli effettivi punti d’incontro risulta difficile; forse quello più evidente è la circolarità in entrambi i percorsi.


2)La scrittura chitarristica è adeguata allo standard attuale senza particolari “stranezze”.

3)Intanto, lo ringrazierei per l’attenzione, e poi lo consiglierei di affrontarlo come un brano di repertorio, trovando belle sonorità senza cercare a tutti i costi di farlo suonare “contemporaneo” (un consiglio che do sempre!).

 
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Dialoghi con i compositori dell’Antologia
“IMMAGINARE LA MUSICA” ed. Ut Orpheus