MANO DESTRA
Sulla mano destra le innovazioni di Carlevaro ci appaiono di grande interesse, in primo luogo, la teoria dell’attacco e del mantenimento dell’impulso. Carlevaro afferma che i chitarristi non concepiscono l’azione di un dito su una corda senza aver previsto la forza muscolare contraria che fermerà il movimento in un preciso momento. I differenti livelli di dinamica sono ottenuti a seconda della massa muscolare che interviene nella fase di attacco della corda (fermo restante che la velocità del dito deve essere costante e sempre la più alta possibile, per ridurre al minimo il tempo di contatto). Quanto maggiore sarà la massa muscolare che interviene nella fase dell’attacco sulla corda (una o due falangi, tutto il dito o la mano), maggiore sarà la forza prevista, maggiore l’intensità del suono corrispondente. Questa concezione di una vasta gamma di “tocchi” dinamici con il suo corrispondente impulso, abbandona la tradizionale dicotomia tra “tocco appoggiato” (Carlevaro non predilige il tocco appoggiato) e “tocco volante”, per cui le dinamiche e la qualità del suono dipenderanno principalmente dalle attività muscolari del dito che attacca la corda. Un secondo punto, tra i concetti riportati sulla mano destra, ha a che fare col timbro, il colore e la qualità del suono. Tradizionalmente si cambia la disposizione della mano destra (suono più metallico vicino al ponte e suono più morbido e dolce vicino alla tastiera) mentre per Carlevaro il colore del suono dipende dal modo e dall’angolo con il quale il dito fa vibrare la corda.
Anche il modo di eseguire col pollice della mano destra rappresenta un’assoluta innovazione: la flessione della falange è evitata e il pollice agisce come un unico blocco, essendo il dito lateralmente separato dalla mano; dalla forma dell’unghia del pollice sarà possibile ottenere vari tipi di sonorità.

Il pollice, opposto alle altre dita, si muoverà lateralmente e non interferirà con i movimenti delle altre dita. Il disegno della sua traiettoria si può immaginare come un cerchio il cui centro è posto alla sua base (nel punto di attacco della sua articolazione col polso).

Per il movimento delle dita della mano destra, egli distingue diversi tipi di tocchi – caratterizzati ciascuno da determinati assi di movimento (alla base del dito, tra la prima e seconda falange, alla base del polso) - che concorrono a realizzare differenti dinamiche e vari tipi di sfumature timbriche, oltre che diverse gamme di volume sonoro: dal delicato tocco caratterizzato dal blocco delle dita (fijaciòn) e dal movimento esclusivamente del braccio e del polso, fino - man mano - al più incisivo tocco libero caratterizzato dall’articolazione delle falangi.
In ordine di intensità egli distingue:
- Tocco n. 1: tocco libero. Si usa per suonare singole note, arpeggi o accordi (piano). Nessuna delle falangi è in fijaciòn (posizione fissa).

- Tocco n. 2: caratterizzato dalla fijaciòn (posizione fissa) dell’ultima falange, mentre la prima falange e la seconda formano quasi una linea e l’asse di movimento si trova tra la prima e la seconda falange.

- Tocco n. 3: l’asse del movimento si trova alla base del dito, il resto del dito rimane in posizione fissa a formare una sorta di arco. L’intero dito si comporterà come un solo aggregato muscolare.

