Dialoghi con i compositori
INTERVISTA A PIPPO MOLINO

di Piero Bonaguri

bonaguri@bonaguri.com



Piero Bonaguri:

Anzitutto grazie: sia per il consiglio,che mi desti tanti anni fa, di includere la musica contemporanea nel bagaglio della mia formazione, che per aver contribuito per primo, a quanto ricordo, a quel repertorio di

ormai centinaia di pezzi che ormai è parte originale e qualificante della mia attività. Cosa ha significato per te avvicinarti da compositore alla chitarra? Che cosa hai giudicato e giudichi interessante di questo strumento per te oggi?


Ci sono stati problemi o difficoltà nell'approccio allo strumento o, comunque, questo ha influito sul tuo modo di scrivere?


Pippo Molino:

Il ringraziamento è reciproco, perché se è vero che un interprete completo deve saper suonare sia la tradizione che il contemporaneo (e che quindi non mi pento del consiglio che ti avevo dato), è altrettanto vero che per un compositore è una grande opportunità poter scrivere per un interprete bravo e personale. Per questa ragione, per me avvicinarmi alla chitarra è stato prima vedere e ascoltare un bel po’ di repertorio antico e contemporaneo, poi verificare con te, un po’ parlandone e un po’ ascoltando sullo strumento, quello che la fantasia mi portava a provare e poi a scrivere sulla carta.


La chitarra è uno strumento che per me ha almeno due punti dalla sua: è completo, cioè ha molto interesse usato come strumento solistico, e poi facilita in chi ascolta l¹importante atteggiamento di vero ascolto, attraverso l¹uso di suoni delicati, che fanno grande uso delle variazioni di timbro.


Come e più di tutti gli strumenti la chitarra va conosciuta: la superficialità non è ammessa per chi scrive musica. Quando si imparano a conoscere le sue particolarità, a un certo punto scatta la capacità di pensare chitarristico, proprio come succede

quando, parlando una lingua diversa dalla propria, a un certo punto si impara a

pensare in quella lingua, non più traducendo dalla propria.


P.B.

Vuoi dirci, dettagliando, in cosa consiste la tua produzione per e con  la chitarra?

Pippo Molino: Frammento B (estratto) - Edizioni Edi-Pan, Roma


P.M.

La chitarra è decisamente presente ­ se si pensa che non è il mio strumento

­ nel mio catalogo, sia come strumento solistico che come componente di ensembles.

Per chitarra sola ho composto Frammento A (1984), B (1985), C (1996),

D(1993), E (2009).*


Per gruppi: Ritornando per violino, viola e chitarra (1986) Esodo 33 per soprano e chitarra (1995) e Stién’ka Ràsin per voce media e chitarra (1996).

Nell’atto unico L’illusione (su testo da Solov’ev), per recitante, baritono e strumenti (2007), la chitarra ha una parte piuttosto importante, in certi punti, insieme al clarinetto, decisamente concertante. Per Cinque, per l’Ensemble Webern (flauto, clarinetto violino, chitarra e pianoforte)(2009).


P.B.

Dal Frammento A al Frammento C - scritto dopo il D - passano oltre dieci

anni, un periodo nel quale il tuo modo di scrivere è cambiato molto. Però,

risuonando recentemente , col senno di poi come si dice, il Frammento A ci

ho ritrovato, ora, quello che è così evidente negli ultimi pezzi.

Vuoi parlarci di questo cambiamento nella continuità e di come si riflette nel

tuo scrivere per chitarra?


P.M.

Dici bene: cambiamento nella continuità, anche perché per me è totalmente estraneo l¹atteggiamento, oggi purtroppo abbastanza diffuso, di decidere a tavolino, a priori, quale dev’essere il mio stile in una determinata composizione.


Ogni pezzo in me nasce da una necessità di comporre, ma non solo da una necessità ­ potremmo dire ­ generale, ma particolare, pezzo per pezzo, e quindi idea per idea. Questo è l’avventura (non priva di fatica!) che affronto componendo.



Si può dire (condivido la tua affermazione) che il mio stile abbia subito negli anni una bella trasformazione; questa trasformazione però nasce sempre nel dramma che vivo ogni giorno tra l¹idea o la necessità espressiva che urge, la battuta che sto scrivendo e anche (per me conta) il rapporto con l¹altro che mi ascolterà che io sempre

instauro, e che non voglio assolutamente evitare.


Tra gli stili presenti nelle mie composizioni chitarristiche, direi che, per fare qualche esempio, quando il mio lavoro mirava a una sintesi tra la musica informale e qualche traccia di tonalità, la chitarra spesso suonava quelle tipiche accordalità, per lo più arpeggiate, che contengono terze e quarte ma fuori contesto rispetto alle triadi allo stato fondamentale o rivoltate; in lavori più recenti, che talvolta riprendono apertamente schemi appartenenti alla musica tonale, mi servo volentieri anche di sonorità

incisive, non necessariamente dissonanti.


P.B.

Sia nel campo della composizione che in quello della interpretazione  - e la chitarra non fa eccezione - sembra che l'alternativa oggi sia tra un rigore che spesso mi pare fine a sé stesso ed incapace di darsi ragioni profondamente convincenti - e quindi di darle agli altri - e la ricerca del facile consenso attraverso un effettismo di bassa lega.


A volte sembra che chi ha veramente qualcosa da dire, non essendo - proprio per questo -riconducibile né alla prima né alla seconda categoria, semplicemente non esista, almeno a certi livelli di comunicazione e fatte le debite eccezioni - di nomi cioè noti ed anche osannati, ma non considerati al livello di questa profondità.  Come vedi tu la cosa?

Pippo Molino: Frammento B (estratto) - Edizioni Edi-Pan, Roma


P.M.

Condivido il tuo giudizio e l¹esperienza, che forse fai anche tu, di ritrovarmi piuttosto raramente, nella produzione d¹oggi, su terreno amico.

Un grande maestro, che qualche anno ho avuto la fortuna di seguire, Bruno Canino, a questo proposito cita spesso il proverbio “L¹inferno è lastricato di buone intenzioni”; il problema, cioè, sta spesso nel fatto che l¹intenzione di comunicare, di essere autentico, nella musica d¹oggi c’è, ma non il piacere del riconoscimento tra la musica che ascolto e la profondità delle mie domande sostanziali sulla vita, della mia sensibilità.


Credo che ciò sia dovuto all’aver perso, ormai da parecchi anni, la ricerca delle ragioni di ciò che si scrive, mettendosi il cuore in pace, rispetto alla sacrosanta incognita sulla riuscita del singolo pezzo, attraverso la quantità di atteggiamenti contrastanti con la tradizione, appartenenti alla ricerca e all’avanguardia. Ma queste due parole, se mancano le ragioni personali del vivere e del comporre, diventano parole vuote e insignificanti.


Se, viceversa, si riprende il coraggio di non fuggire come adolescenti inquieti dalla tradizione e di affrontare pezzo per pezzo, pagina per pagina, le esigenze di riuscita musicale ed artistica che ogni musica che scrivo comporta, la musica, l’interesse, (perché no?) l¹entusiasmo rinasce e rinasce insieme la possibilità per la chitarra di essere se stessa (non antica necessariamente, ma se stessa), rinasce il suono; non voglio dire necessariamente consonante, si può benissimo far uso di consonanza e di dissonanza, ma rinasce il suono.


E l’apprezzamento del pubblico! Per quale stortura pseudo-moralistica dovremmo credere al dogma contemporaneo per cui bello uguale a immorale, brutto uguale a morale o, peggio ancora: bello è una categoria su cui non ci si sa e non ci si può esprimere, per cui totale relativismo al proposito, che cela invece quanto detto prima, cioè un dovere al brutto? (Pena del contrappasso: digrignare i denti ­ o invidiare? - il successo di Giovanni Allevi.)


P.B.

Possiamo aspettarci, pur in una produzione centellinata e che sembra poco o nulla preoccupata di "sfornare" pezzi in continuazione, qualche altro pezzo per o con chitarra? C'è qualcosa che vorresti fare e non hai ancora fatto in questo senso ?


P.M.

Nel 2009 ho scritto un pezzo per quintetto contenente la chitarra: Per cinque, e un pezzo per chitarra sola: Frammento E, cui fra poco seguirà un Frammento F, collegato con il precedente. Per cui mi sembra di essere in buona ripresa, no?


P.B.


*Frammento A e Frammento B è edito da Edi-Pan ed inciso su LP Edi-Pan da Piero Bonaguri.

Frammento C e Frammento D è edito da Curci (partitura con allegato cd inciso da Piero Bonaguri)

 
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