di Piero Bonaguri
James Phelan (1931-2011).
Ricordare James Phelan mi riporta abbastanza indietro negli anni, ai tempi della mia intensa collaborazione con la violinista statunitense Victoria Martino.
Avevo conosciuto Victoria in occasione di un mio recital ad Hobart, Tasmania, scoprendo anche di avere con lei un amico comune, il chitarrista veneziano Francesco Rizzoli!
Un po' di anni dopo Victoria viveva a Vienna e mi invitò a collaborare con lei per un concerto in occasione dell’inaugurazione di una mostra alla Albertina, uno dei musei più famosi al mondo. Victoria, laureata anche in storia dell'arte, aveva nel frattempo sposato il direttore dell'Albertina Konrad Oberhuber (1935-2007), insigne studioso di Raffaello ed ex professore di Victoria ad Harvard, ed era curatrice di una mostra viennese di Zoran Music, per la cui inaugurazione aveva pensato ad un concerto con musiche italiane.
Quel concerto fu l'inizio di una mia lunga collaborazione con Victoria e Konrad, collaborazione che durò fino a quando Konrad rimase direttore dell'Albertina.
Per diversi anni, in occasione di inaugurazioni di mostre dell'Albertina, oppure di lezioni sui capolavori della Albertina che Konrad teneva in giro per il mondo, il duo “Albertina Solisten” formato per l'occasione da Victoria e me proponeva programmi musicali con musiche abbinabili alle opere d'arte esposte o proiettate. Ci capitò anche di commissionare pezzi per queste occasioni ad alcuni compositori.
Questa lunga collaborazione è stata per me anche una grande occasione di crescita culturale. Da una parte ebbi l'opportunità di conoscere personalmente tanti grandi artisti (tra i quali Emilio Vedova), musicisti, tante opere d'arte, il mondo del collezionismo, le realtà culturali con cui collaboravamo in giro per il mondo (dal Guggenheim di Bilbao al Museum of Western Art di Tokyo, alla stessa Albertina che frequentavo spessissimo, alla Biblioteca nazionale austriaca…) e di fare tanti viaggi a Vienna. Inoltre, la ricerca dei brani musicali da abbinare alle opere d'arte mi fece conoscere moltissima musica di varie epoche e mi avvicinò al lavoro ed alle intuizioni del geniale Oberhuber. Lui era convinto che esistano precise e riconoscibili affinità tra arte e musica dello stesso luogo e periodo, affinità che illustrava nelle sue conferenze. Anche da queste esperienze sarebbe nata l'idea dei miei concerti di musica e arte nelle scuole.

Rimasi piacevolmente sorpreso dall'alta qualità musicale di questo breve pezzo, dalla sua ascoltabilità - è musica atonale con evidenti reminiscenze tonali (ho poi una particolare simpatia per l'intervallo di quarta giusta, assai presente nella musica di Phelan) - , l'appropriatezza della scrittura chitarristica, l'equilibrio sonoro tra la parte di violino e quella di chitarra.

Quando chiedemmo l'approvazione del compositore a qualche piccola modifica, ricevemmo la sua simpatica autorizzazione a suonare la musica, se avessimo voluto, anche “upside down” cioè capovolta! Questo messaggio, oltre a far luce sul sense of humor del compositore, in realtà potrebbe suggerire discretamente anche qualcos'altro e cioè la capacità di questa musica di resistere a modifiche - ed anche ad errori. Mi viene in mente quanto ha affermato Paolo Ugoletti nella sua intervista qui pubblicata: un buon pezzo concede molto all'esecutore, anche in termini di errori tecnici.
Utilizzammo la musica di Phelan anche per una mostra di John Baldessari, eseguendola anche al Guggenheim di Bilbao.
Ebbi l'occasione di incontrare personalmente Phelan in occasione di una delle nostre lezioni – concerto che si tenne presso l' Athenaeum di La Jolla, bellissima città sulla costa del Pacifico, appartenente all'area metropolitana di San Diego. Per l'occasione fui ospite della famiglia Phelan nella loro caratteristica casa in legno, una ex fattoria situata su una collinetta a La Mesa - altra cittadina della zona, ad una ventina di miglia da La Jolla. In quella occasione potei apprezzare bene la persona di Jim: uomo gentile, riservato, discreto, di poche parole, facile al sorriso ed all'ironia.
