Dialoghi con i compositori
INTERVISTA A MARCO REGHEZZA

di Piero Bonaguri

bonaguri@bonaguri.com



Piero Bonaguri: 
Il tuo curriculum recente mostra una serie impressionante di affermazioni in ambiti concorsi internazionali di composizione. Quale ne è stata, se si può dire, la chiave secondo te? Vuoi raccontarci un po' la tua storia come compositore, dalla formazione  a questi importanti successi?

Marco Reghezza: 
Innanzitutto grazie per questa amichevole conversazione. Dopo incontri con giornali e radio straniere, questa è la prima chiacchierata italiana “a tiratura online”.

La mia vita musicale è cominciata a 4 anni quando una paziente suora, Suor Aurora (ora attiva a Rimini), mi dava pazientemente le prime lezioni di pianoforte all’asilo di Arma di Taggia, mentre i miei compagni giocavano. Probabilmente lei aveva intuito qualcosa, ed io effettivamente riconoscevo 5, 6, 7 note assieme, in  un accordo dissonante senza avere mai suonato prima. I miei compagni hanno continuato a giocare, io a studiare! Mi son diplomato onestamente in pianoforte a Cuneo nel 1991, laureato a Genova in Lettere Moderne nel 1994 ed ho concluso i miei studi di Composizione sempre a Cuneo nel 1999, seguito per 6 mesi da Paolo Rimoldi, oggi docente al Conservatorio di Milano. 

Devo dire grazie a lui, in particolare per l’ordine che ha messo nella testa di un alunno che fin dalla giovane età poteva improvvisare sulla tastiera imitando i vari stili. Ma che noia gli anni prima! Sarebbe bastato semplicemente l’orecchio, e l’ascolto di qualche brano in stile “scolastico”, per immagazzinare pagine e pagine di regole e poter rifare il brano in maniera “accademica”. E che depressione scrivere musica “asettica” quando ritrovi in Bach delle sane quinte parallele che danno vita al pezzo! Poi, per sapere se il brano era corretto, si controllava su trattati di autori che, spesso, non è che abbiano fatto la storia della musica. 

Quindi sono stato respinto al Compimento Medio di Composizione perché secondo il commissario esterno, proveniente da Genova, la mia fuga era “molto bella, ma poco scolastica!”. Una fortuna!  L’anno accademico in più mi ha permesso di conoscere Paolo Rimoldi. Senza il suo aiuto ed il suo stimolo mai mi sarei messo a scrivere od a partecipare a competizioni internazionali, anche perché geograficamente abito in una zona, la Liguria di Ponente, dove la musica - intendo quella vera - sembra venire molto raramente. Inoltre non ho mai frequentato importanti accademie che possono aiutare dandoti maggiore visibilità. 

Una delle chiavi della mia carriera è la composizione per chitarra. Non sono un chitarrista ed ancora oggi costruisco il brano con l’esecutore che poi terrà la prima. Ma la mia impreparazione ad una scrittura prettamente chitarristica mi permette di essere originale e di non pormi condizionamenti tecnici. L’idea musicale nasce astratta e poi si adatta allo strumento conservando sempre il nucleo iniziale poco ortodosso; immagino sia il punto di forza dei miei brani in generale. Quelli con o per chitarra, con i quali ho partecipato a concorsi, sono stati tutti premiati.

Nel 2003 partecipo al Concorso Nazionale "Città di Seveso" ottenendo la menzione artistica, ma soprattutto dovendo rinunciare al 1° premio per una“incomprensione” riguardante il bando (brano per chitarra, viola e voce). Ma sono contento e mi propongo di riprovare. Così ottengo il 1° Premio al Concorso Nazionale “Alfeo Gigli” 2004 di Porretta Terme (Bo) (brano per chitarra e flauto); il 2° premio nell’edizione 2005 del Concorso di Seveso (chitarra e violino), il 3°  premio nell’edizione 2007 dello stesso  concorso (chitarra e clarinetto) pur essendo l’unico finalista ammesso. In pratica avevo perso da solo! 

Poi il 1° premio al Concorso Internazionale “Toscana Classica” di Pontedera del 2009 con un brano per duo di chitarre. Bastava uscire dalla Lombardia per ottenere primi premi! 

E poi dall’Italia. Nel 2010 il mio brano “Weimarges” per flauto, clarinetto, violoncello, pianoforte e chitarra ottiene il 1° premio al “Weimarer Fruhjarstage fur Zeitgenossische Musik” di Weimar, concorso che rappresenta uno dei vertici assoluti della musica contemporanea. E’ scelto tra 156 partecipanti da tutto il mondo da una giuria che farebbe paura a chiunque: Gwyn Pritchard, Johannes Hildebrandt, Peter Helmut Lang, Dieter Schnebel, Benjamin Schweitzer e Markus Frank.
In questi anni ottengo anche più di altri 20 tra premi e menzioni artistiche in competizioni organizzate in Italia. Ma niente di paragonabile alle successive possibilità avute grazie alle affermazioni estere.

In ogni caso, tramite i concorsi italiani, ho conosciuto esecutori di altissimo livello quali il Duo Bonfanti, Fabio Giannese, Giulio Tampalini, Marco Fusi, Claudio Ballabio, Sashika Ito, Claudio Ortensi, Carlo Mastropietro, Piero Bonaguri, e compositori che considero oggi amici di prim’ordine come Umberto Bombardelli, Davide Anzaghi, Giovanni Scapecchi e Salvatore di Biase. Con  alcuni di loro ho poi avuto, ed ho tuttora, varie collaborazioni.

La conquista del 1° Premio “Francisc Civil” a Girona in Spagna ha rappresentato nel 2007 una bella vetrina internazionale; è stato il premio più importante fino a quel momento. Mi ricordo che ho spedito il pacco con la musica ben poco speranzoso, ma spronato da un mio amico, Giovanni Doria Miglietta, notevole pianista di Imperia, che ha vinto anche lui grandi premi all’estero  (pochi giorni fa è stato premiato al Southern Highland International Piano Competition, in Australia) e che, come me, non partecipa più a concorsi organizzati in Italia.

E’ seguita l’ammissione in finale al concorso internazionale “Bass” nel 2008 a Parigi e lo stesso risultato in Inghilterra. Quindi il 2° Premio al Concorso Internazionale “Counterpoint” di New York nel 2010, competizione intitolata al mio quasi vicino di casa, Luciano Berio. 

Ma soprattutto il concorso di Weimar di cui ho detto sopra. 
E la Germania mi ha portato a marzo 2011 anche il 1° premio al concorso internazionale organizzato dalla Simon-Verlag fur Bibliothekswissen di Berlino. Il 26 febbraio presenterò in Germania il brano per solo contrabbasso, che sarà eseguito dal polacco Lukasz Klusek, avvalendomi anche dell’intervento del Dott. Antonio Rostagno, docente di Drammaturgia a “La Sapienza” di Roma.
Poi il 1° premio al concorso internazionale di Sofia per un brano per orchestra d’archi e flauto solista. E’ un brano particolare, “The sounds of the season”, una versione moderna de “Le 4 stagioni“, in cui guardando la partitura capisci in quale parte dell’anno ti trovi. 
A questo punto devo ritornare in Italia per ringraziare la vicesindaco di Sanremo, dott.ssa Claudia Lolli, che, in seguito alle affermazioni estere sopracitate, mi ha consegnato ad ottobre un riconoscimento da parte dell’amministrazione comunale.


P.B.
Ci siamo conosciuti un paio di anni fa in occasione della prima esecuzione che feci a Bergamo del tuo pezzo Roundance, per chitarra sola, scritto per il progetto "Immaginare la Musica" e che replicai poi a Pontedassio. 


“Roundance” - P.Bonaguri, chitarra

In quella occasione ti chiesi alcuni pezzi di carattere didattico (che mi scrivesti a tempo di record) per la mia Antologia didattica che ho curato per Carisch. Infine mi hai da poco scritto un pezzo per commemorare il 25° della morte di Segovia. 

Vuoi parlarci di questi pezzi, anche in rapporto al resto della tua opera?

M.R.
Dopo avere tenuto a battesimo “Roundance” - che è di prossima pubblicazione presso Ut Orpheus - in Liguria, sei tornato a casa e mi hai chiesto, la domenica sera successiva, 3 piccoli brani per chitarra di carattere didattico. Il martedì mattina i pezzi ti erano già arrivati in pdf. Il modo più veloce per scrivere un brano è quello di inventare qualcosa che si rifaccia a qualche grande del passato. Avevo già scritto dei piccoli brani per chitarra, “Alla Prokofiev”, “Alla Ravel”, “Alla Bartok”, (pubblicati dalla Bérben nella raccolta “Quattro impressioni” e recensite su “Seicorde” di aprile-giugno 2009). 

Così decisi subito di rifarmi alla scuola dodecafonica: ne è nato un gruppo di pezzi omogeneo che permette all’allievo di buon livello di avere tre brani che mettono in evidenza alcune caratteristiche proprie della produzione di Schoenberg, Berg e Webern. In “Omaggio a Schoenberg” a fondo pagina si trova la serie dodecafonica usata con le classiche derivate – gli inizi sono indicati in partitura - che conclude il pezzo in poco più di un minuto. “Omaggio a Berg” è costruito sulla serie utilizzata per il famoso concerto per violino ed orchestra. 

Ho sfruttato, ai fini della cantabilità del brano e del sostegno sonoro, un particolare aspetto numerico della serie: le note, corde vuote della chitarra, compaiono nella serie al 1°, 3°, 5°, 7°, 9° posto - un' occasione da non lasciarsi scappare! 

“Omaggio a Webern” è ricavato dalla serie portante delle Variationen Op. 30  per orchestra che rappresentano il capolavoro della maturità del compositore. Un brano molto conciso al quale ho aggiunto (Webern mi perdoni!) l'ultima nota (il la), 3 volte ripetuta, per ritornare al punto iniziale e dare un senso di circolarità  e simmetria alla piccola composizione.
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