Dialoghi con i compositori
INTERVISTA AD ALESSANDRO SPAZZOLI

di Piero Bonaguri

bonaguri@bonaguri.com



Piero Bonaguri: 
Ci conosciamo da tanto tempo e praticamente ho assistito all'inizio dei tuoi studi musicali.
Non ricordo se è venuta prima la passione per la composizione o per il flauto, ma ricordo che le due cose erano presenti nei tuoi interessi fin dai primi anni.

Hai prima completato, da giovane, la tua preparazione  flautistica con il diploma in conservatorio e poi - già adulto, insegnante e padre di famiglia - hai deciso di riprendere il discorso compositivo (per fortuna, direi, visti i risultati recenti ed in particolare l'importante apporto che stai dando al repertorio della chitarra).
Chi ti conosce sa anche di una tua vena, diciamo così, rockettara…

Vuoi raccontarci come hanno convissuto e convivono in te tutte queste passioni (il flauto, la composizione, la musica rock...) nel corso degli anni?

Alessandro Spazzoli: 
Per cominciare ti confermo che la passione per il flauto e quella per la composizione sono state presenti da subito - tant'è vero che gli studi regolari nell'uno e nell'altro campo sono iniziati contemporaneamente -  ma quello che mi interessa sottolineare è che io non ho mai considerato le due cose separatamente: la passione è sempre stata in generale per la musica, che per me ha sempre avuto la componente creativa e quella esecutiva.

Poi per vari motivi lo studio del flauto è giunto a compimento immediatamente, mentre quello della composizione molto più lentamente ed in varie riprese; a questo proposito devo dire che l'esperienza maturata come strumentista - in particolare in orchestra - mi è stata di grandissimo aiuto per l'approfondimento della composizione, sia per quanto riguarda l'orchestrazione che per quanto riguarda le varie problematiche esecutive, compreso il rapporto con l'esecutore stesso. Ancora oggi il fatto di continuare a suonare mi fa sentire, come compositore, agganciato alla realtà e mi aiuta ad evitare una visione unilaterale.

Quella che simpaticamente chiami “vena rockettara” non è nient'altro che uno spiccato interesse per quello che in generale definisco il mondo della canzone, che ad un certo punto del mio percorso musicale ha suscitato il mio interesse ed incidentalmente è stato anche una professione. Sono sempre stato attratto dall'efficacia dei messaggi semplici e diretti che a volte sanno arrivare in profondità e credo che nel campo della canzone l'unione fra musica e parole abbia in qualche caso generato delle piccole opere d'arte. 

Anche in questo caso però non considero la cosa avulsa dal resto e anche in questo caso ci sono state due importanti ricadute sull'aspetto compositivo: le lunghe ore passate in studio di registrazione con la mente focalizzata su un unico pezzo mi sono servite molto per affrontare le clausure degli esami e poi la conoscenza della chitarra e delle sue grandi risorse sonore.


P.B.
L'iter compositivo che hai seguito in conservatorio ha certo avuto una forte influenza sulla tua crescita artistica.
Vuoi parlarci di come hai vissuto questa tua esperienza formativa e come questo ha contribuito a creare la tua personale visione della musica, della musica d'oggi, di quello che ti interessa dire all'interno del contesto della musica d'oggi?

A.S.
Il fatto che il mio periodo di formazione sia durato così a lungo è un altro aspetto positivo: mi ha dato il tempo di assimilare tante poetiche diverse, di capirne meglio le problematiche e di pormi degli interrogativi seri su cosa volevo e soprattutto su cosa non volevo.

Come tutti gli studenti avevo subito il fascino di diversi autori nel corso degli anni, ma sono stati gli insegnanti dell'ultimo periodo di studi a Cesena a darmi i mezzi necessari per mettere a fuoco la mia poetica personale: devo moltissimo agli studi sulla polifonia compiuti con Leonardo Lollini, alle analisi del suono e della forma fatte con Claudio José Boncompagni ed alla scuola compositiva di Gilberto Cappelli che sicuramente mi ha influenzato più di tutti proprio come compositore.

Descrivere la propria poetica non è mai facile e credo che sia un bisogno tipicamente moderno quello di dover descrivere ed a volte giustificare le proprie scelte. In un certo senso non lo ritengo neanche necessario: la musica se arriva arriva, se ti corrisponde ti corrisponde, altrimenti la si deve spiegare e questo alla fine può essere un mero esercizio intellettuale che francamente lascio volentieri ai musicologi.

Mi limiterò a dire cosa mi interessa e come cerco di ottenerlo: in primo luogo direi che mi interessa la bellezza cioè qualcosa che tenda ad essere segno della bellezza del creato; non mi interessa la provocazione o la contestazione, mi interessa esprimere la bellezza e la mia scelta di base è quella di usare delle serie di suoni (le scale lo sono...) a partire dalla loro forza intervallare - ogni intervallo esprime un'energia - per poi usarle sovrapponendole a distanze prevalentemente di quarta o di quinta (ma a volte arrivo fino ad un quarto di tono) modificandone a volte anche il modo.

Sono convintissimo che questa parziale descrizione non dica granché; il problema resta quello di saper poi gestire i materiali ed è qui che si sente la mano dei maestri, e ripensando ai miei ricordo quanto hanno insistito perché trovassi il “giusto”, ma soprattutto il “mio” equilibrio.


P.B. 
Quel che dici mi ricorda, da un lato, il nostro grande e un po’ dimenticato compositore forlivese Cesare Martuzzi che, a quanto mi raccontava mio padre che lo conobbe bene, mentre visitava una mostra d'arte fu avvicinato da un pittore che cominciò a spiegargli un suo quadro. Al ché Martuzzi rispose qualcosa del tipo: “non si disturbi, tutte le spiegazioni che mi servono sono dentro la cornice del quadro"!

D'altra parte Gombrich spiegava la ritrosia degli artisti a parlare della propria poetica come una specie di timidezza; ed in effetti parlando a tu per tu con diversi compositori - in particolare parlando con loro della musica di altri compositori! - vien fuori come in realtà il compositore abbia ben chiara l' idea di quello che vuole e di quello che non vuole, di cosa gli piace e di cosa non gli piace!
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