E’ ormai possibile da almeno due decenni guardare in maggiore profondità nel repertorio chitarristico proveniente dalla Russia e riconoscerlo come uno tra i più ricchi, tanto vasto che rimane tuttora inesplorato in molte sue zone. Esso spazia almeno dalla metà del XVIII secolo fino ai nostri giorni, con centinaia di opere originali per e con chitarra in differenti organici compresi quelle con altri strumenti popolari, senza contare le innumerevoli trasposizioni di canzoni popolari dal florido ed amatissimo repertorio folcloristico russo e le trascrizioni d’epoca, dalle arie d’opera e la più varia musica strumentale fino al repertorio sinfonico, trascritto per ensemble di chitarre. A questo quadro si devono anche aggiungere alcuni importanti ritrovamenti in collezioni russe di opere ignote, o che si credevano perdute, di compositori ottocenteschi europei.


In questo stimolante contesto, la storia del nostro strumento in Russia rimane ancora nell’ombra per svariati aspetti, rispetto alla sua estensione ed alle sue conseguenze. Non pare infatti sia mai stato tentato di riassumerla dalle sue origini in una forma sistematica, almeno in lingua italiana. Accolgo pertanto con entusiasmo l’invito di dotGuitar di poterne illustrare alcuni aspetti, comprendendo i protagonisti e le loro opere, in una serie di articoli dedicati.

Invece che di chitarra, è bene fin d’ora anticipare che si tratterà di varie tipologie di chitarre, diverse per numero di corde e materiale di cui erano costituite, per accordature e forme, e non ultimo per tecniche strumentali utilizzate. Tutte queste molteplici sfaccettature contribuiscono a formare un quadro composito, come un grande mosaico che emerge sullo sfondo di una storia turbolenta, quella sociale e politica di una nazione estesa quanto un grande continente.







Dalla comparsa dei primi strumenti cordofoni nella Rus di Kiev prima e i più perfezionati nella Moscovia dopo, in cui abbiamo i primi tentativi di composizioni per chitarra a cinque corde, e possiamo denominarlo come “primo periodo o antico (1650-1799)” che comprende i primi metodi. Si giunge poi al massimo splendore della musica di corte nella Russia imperiale, si badi bene, per lo più d’importazione dell’opera italiana. In questo cosiddetto “periodo della fioritura (1799-1880)”, in cui si misero in luce gruppi di appassionati attorno ad alcune figure di chitarristi, tra cui un patriarca riconosciuto ed i suoi diretti discepoli, estremamente colti e motivati per la sua diffusione.


La chitarra russa a 7-corde
, nell’area contigua all’Europa ed in varie altre regioni, divenne allora così amata che entrò pure nelle case dei contadini fino a poterla considerare strumento pienamente popolare. L’apertura verso l’occidente, con un gran numero di chitarristi oriundi attivi nelle sue due principali città (Mosca e Pietroburgo) come altrove, e gli scambi musicali iniziati come vedremo già all’interno dei primi club chitarristici dell’Ottocento nella contigua area tedesca, portarono nuovi stimoli ed arricchimenti.

Bisogna però notare che in un’enorme area appena più ad oriente, in un lungo periodo quasi coevo, si era nel pieno del cosiddetto “primo periodo di decadenza (1840-1899)”, caratterizzato dalla comparsa di soli metodi per autodidatti destinate ai dilettanti e scritti a numeretti, per chi non conoscesse la musica.


Ad esso segue il “periodo di Rusànov” (1899-1914), che culmina, oltre che con la morte di questo grande figura storica, con lo scoccare della prima grande guerra patriottica (così è ancora la denominata la prima guerra mondiale nei testi dell’epoca).



Passando alla rivoluzione d’ottobre ed il periodo sovietico, vi è il “secondo periodo di decadenza (1914-1934)”. In questo periodo assai difficile della sua storia, la mai dimenticata chitarra, riuscì però ben presto a riacquistare nuova popolarità, quando fu aggiunta agli ensemble di strumenti folcloristici formati da balalaiche e domre, che si diffusero nelle fabbriche e nei villaggi consacrando la chitarra russa come strumento folk, accanto allo zoccolo duro dei chitarristi che ne continuavano i fasti ottocenteschi. Si deve aspettare l’arrivo dei grandi solisti europei capeggiati dal 1926 con l’arrivo di A. Segovia in Russia per assisterne alla rinascita come strumento colto.


Ed è storicamente grazie al primo metodo russo di chitarra a sei corde del 1934 ed alla sua notevole diffusione, che si arriva a quello che si può definire il “primo periodo moderno (1934-1971)” la cui data finale rende omaggio al grande studioso e collezionista Vladimir Mashkevic. Il secondo periodo è quello contemporaneo dei nostri giorni.

Si è seguito in questo caso la traccia indicata da V. M. Musatov e V. I. Popov nel loro volume La chitarra, rassegna e breve annotazione dei materiali a stampa russi edito nel 1988, sui cui avremo modo di tornare (su di essa opereremo infatti ulteriori distinzioni grazie alle nuove acquisizioni musicologiche). Questo libretto conteneva già all’epoca della sua edizione, ben 624 voci di altrettante opere a stampa, quasi tutte di notevole interesse storico. Come vedremo tali pubblicazioni chitarristiche si sono moltiplicate nel corso degli ultimi vent’anni.

In questa prima parte infatti desidero passare in rassegna alcuni libri moderni che saranno utilizzati nel seguito, insieme ad altre fonti assai più antiche che saranno citate via via quando se ne avrà necessità.




E’ tradizione iniziare dai testi di Boris L. Volman (1895-1971), un pianista e musicologo pietroburghese citato oggi dalla musicologia russa soprattutto per il suo volume Musiche a stampa russe del XVIII sec. del 1957, nel novero dei più importanti saggi musicologici moderni. Il suo interesse per la chitarra, maturato dall’ascolto diretto delle esecuzioni di Andrès Segovia, lo indussero a scrivere il fortunato volume “Chitarra in Russia nel 1961” (178 pp.), oggi considerato un classico della storiografia. Quest’opera tratta in modo sistematico la storia dello strumento dalle origini comprendendo la prima volta insieme la chitarra esacorde occidentale con la chitarra eptacorde di tradizione russa. Rileggendolo oggi balzano agli occhi i suoi limiti che riflettevano il modo e le conoscenze dell’epoca, come lo scarso numero di riferimenti bibliografici, ed alcune affermazioni ancora oggi né confermate né smentite.


Di Volman furono pubblicati in seguito anche Chitarra e chitarristi (1968, 188 pp.) che in un’edizione più economica, raccoglieva alcuni ampliamenti delle informazioni da lui raccolte, quindi l’opera didattica “I primi passi del chitarrista” insieme al chitarrista Vasilij I. Yashnev (1968, 59 pp.), ed infine il volumetto divulgativo Chitarra (1972, 59 pp.), scritto con taglio giornalistico. Alcune altre sue opere, come la biografia di Segovia insieme a I. F. Polikarpov sono ancora inedite, ma stanno entrando in riedizioni di altri autori come V. M. Musatov.



Miron Vajsbord (1924), studioso di Garcia Lorca e Albéniz, fu il biografo russo di A. Segovia.
Il suo primo opuscolo, dal titolo Andrés Segovia (Mosca, 1980, 125 p.), conteneva già molte notizie sulle tournée in Russia del grande chitarrista andaluso. Apparve poi una seconda versione più sviluppata ed in elegante volume in brossura, Andrés Segovia e l’arte chitarristica del XX secolo (Mosca, 1989, 208 pp.) con riproduzioni a tutta pagina di svariate immagini e disegni, compresa tutta la sua discografia all’epoca. Contiene un nuovo capitolo finale su Le lezioni di Segovia tratte dal celebre My Book of the Guitar di Segovia e Mendoza (New York, 1979).




Sono stati pubblicati poi tutta una serie di nuovi volumi come il “Poema sulla chitarra” di A. Shirialin
del 1994 (158 pp.) il quale riunisce su pagine contigue i consigli ed il repertorio per entrambi i tipi di chitarra più comuni in Russia, la shestistrunnaia (ovvero l’usuale chitarra classica) e la semistrunnaia (ovvero quella eptacorde accordata per terze sull’accordo di sol maggiore).

Ma l’opera più straordinaria finora pubblicata in terra russa è l’enciclopedia di M. S. Yablokov,  A.V. Bardina, V.A. Danilov ed altri, La chitarra classica in Russia e in URSS, (Tyumen-Ekaterinburg 1992), almeno per l’estensione (oltre duemila pagine). A questo volume, basato sul lascito di  Vladimir Mashkevic (1888-1971), dedicheremo una puntata specifica per illustrarne parzialmente il contenuto, ed offrirne una prima indicizzazione. Lo stesso studioso fornì la maggior parte delle voci sulla Russia per lo Handbuch der Laute und Gitarre di Josef Zuth (1926, 296 pp.) e varie informazioni per quella di Fritz Buek Die Gitarre und Ihre Meister (1928, 177 pp.), per i nostri scopi altrettanto importanti dei classici dizionari di Domingo Prat e Philip Bone.

Di recente ci giunge notizia che è già in pubblicazione a S. Pietroburgo un altrettanto corposo volume da parte di V. Musatov.





Sono inoltre da citare i due più noti volumi del polacco Józef Powroźniak, vale a dire Gitarren-Lexikon (1979, 186 pp.), riedito in svariate lingue, e La chitarra dalla A alla Z (1989, 377 pp.), oltre ad alcuni suoi articoli pubblicati negli Anni Settanta su riviste tedesche e polacche.


Infine mi sia consentito citare un volume italiano, da cui trarremo svariate informazioni, dell’amico Massimo Agostinelli dell’Associazione Musicale, al quale avevo collaborato circa dieci anni fa. In forma di dizionario, conteneva già oltre duecento brevi biografie di chitarristi russi del periodo della fioritura fino al 1860 circa.


 
Storia dell’arte chitarristica in Russia
(Iª parte): Le fonti
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FINE PRIMA PARTE

 
di Marco Bazzotti
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