
Io cerco di far capire […] la canzone popolare russa, arricchita dalla forza espressiva della tecnica occidentale. Io ci tengo a questa mia scoperta, che con qualche esempio si può contraddire giustamente, ma secondo me l’anima russa è nella canzone e perciò la canzone in tutta la musica russa.
G. Malipiero

Queste radici furono recuperare entrambe, ma solo più tardi, verso la fine del secolo. Non deve sorprendere questo, in quanto per varie decadi i musicisti stranieri, principalmente italiani ma anche di altre provenienze europee (francesi, tedeschi e cechi in primis), godettero del monopolio esclusivo e praticamente inespugnabile a riguardo dell’importazione dei motivi musicali e della diffusione stessa della musica nelle capitali russe. Lo sviluppo successivo, con la formazione della scuola nazionale e la sua indipendenza dalle scuole occidentali, potrà appoggiarsi sul preesistente e ricco patrimonio musicale popolare, forte del repertorio minore sviluppato sugli strumenti popolari, tra i quali la chitarra.
La storiografia musicale di questo periodo parte dall’enciclopedico tedesco Jacob Von Stählin (1709-1785), che fu figura di primo piano nel panorama culturale del secolo: per menzionare solo i suoi interessi musicali si ricorda come flautista, veste nella quale suonò nel “Collegium Musicum” di Bach e del quale oggi si studiano i rapporti con Carl Philipp Emanuel Bach e vari altri musicisti e scrittori dell’epoca barocca quali J. H. Hasse e J. C. Gottsched.
Il suo volume del 1796 dedicato al teatro, musica e balletto è riconosciuto come il primo catalogo sulla cultura all’epoca elisabettiana. In esso leggiamo a riguardo della comparsa della chitarra, strumento riconosciuto come già ben noto all’epoca: il suo nome è scritto ben tre volte: prima con la trascrizione fonetica ad uso dei lettori, quindi in italiano e solo alla fine in cirillico.

Prima di arrivare al grande musicologo ginevrino, ma di madre russa, R.-Aloys Mooser (1876-1969) [Moo-1948], autore di un altro straordinario catalogo in più tomi sull’arte musicale in Russia, altri autori di cataloghi musicali hanno preso in considerazione la Russia: nell’ordine cronologico vi sono Hugo Riemann nel suo Musik Lexikon del 1882, Robert Eitner nel Quellen-Lexikon (1894-1904) e l’altrettanto sorprendente, per estensione e profondità di, che è l’Universal-Handbuk di Franz Pazdírek, edito proprio alle soglie del Novecento. Il primo musicologo russo che si sia occupato di queste prime fonti musicali è quindi Boris Vol’man (1895-1971) [Vol-1957].

Le prime stampe musicali nel Catalogo menzionato iniziano dal 1730 (con le prime raccolte per canto e basso continuo) e solamente dall’ultimo decennio del 18° secolo per quanto riguarda l’impiego anche della chitarra.
Tra i primi musicisti a corte che utilizzarono la chitarra è da citare il veneziano Carlo Canobbio (1741-1822), che fu violinista, direttore d’orchestra e compositore, fratello del cantante Lorenzo Canobbio.
Carlo si recò a Pietroburgo nel 1779 dove forse fu chiamato su proposta di Giovanni Paisiello (1741-1816) il quale, avendo avuto l’occasione di collaborare con lui a Venezia nel 1773, lo poté raccomandare alla direzione dei Teatri imperiali come artista specializzato nella musica di danza. La Russia diviene subito sua patria di adozione, e vi rimase fino alla sua morte avvenuta nel 1822, nel mezzo di una brillante carriera.

L’anno successivo Canobbio compose ancora una Polonese. Per chitarra e violino composta per il giorno di nascita del signore Aschanin da Carlo Canobbio, [S. Pietroburgo], Gerstenberg et Dittmar [1799].
Tali musiche a stampa sono conservate alla biblioteca Glinka (f. 359, N°6, ed. hr. 8482, l. 411-412). Un’ultima musica manoscritta con chitarra è citata da Robert Eitner [Eit-1900 p. 311], ovvero Due Cavatine un Duettino nel opera di Palmira di Salieri c. acc. di Chitarra.

