La tecnica delle sei corde da Angelo Gilardino a John Petrucci.

Le metodologie di insegnamento delle tecniche chitarristiche contemporanee.

di Gianluca  Vanità

sincopeirregolare@libero.it


INTRODUZIONE



Nel corso dei secoli, la letteratura chitarristica ha sempre dovuto adattarsi ai numerosi cambiamenti tecnici che lo strumento ha avuto, alle applicazioni che ne sono derivate, all’utilizzo che se n'è fatto.


La chitarra ha abbracciato molte epoche e molti luoghi, molte aree culturali. E’ passata dal “popolare” al “colto”, dalle danze di strada di tutto il mondo ai salotti ottocenteschi.

L’ “accademia”, per sua natura, ha sempre avuto  slanci maggiori verso il passato e verso l’area colta della letteratura. La chitarra invece, per la sua popolarità e le sue infinite applicazioni, vive sempre al presente  e quindi si modifica e si evolve a seconda delle esigenze. Dato che dai conservatori italiani molti strumenti in voga già da mezzo secolo sono completamente snobbati, ho scelto di occuparmi della chitarra “moderna” e di quelle che sono le metodologie di insegnamento moderne.


In questo lavoro mi dedicherò, quindi, ad un parallelo storico culturale fra la metodologia “classica” e quella “moderna” andando a ricercare similitudini e contrasti ma soprattutto evidenziando le differenze dettate dall’esigenza tecnico-culturale.



IL LATO TECNICO


Per dare inizio al mio percorso analitico, mi preme sottolineare come la chitarra abbia avuto tecniche e metodi, posture e posizioni, relative alle caratteristiche fisiche dello strumento ed alle esigenze musicali dei compositori.

A cavallo fra ’700 e ‘800, la chitarra aveva dimensioni ridotte  rispetto alla nostra e capacità sonore differenti, limitate. Ciò imponeva agli appassionati una scrittura che non mettesse in primo piano le potenzialità timbriche alquanto scarse.

Le corde avevano tensione molto bassa ed erano in  budello. Gli esecutori dovevano tener presente un dato cosi importante per formare le dita ad un tocco che non fosse troppo forte da strappare la corda, né troppo debole da risultare inefficace.

Il lato meccanico ha inciso molto sul discorso tecnico.


Le corde in budello sono molto sensibili alle temperature e ai cambiamenti di pressione. Le meccaniche erano ridotte a “piroli” di legno. Una forza eccessiva nella mano destra, oltre allo “strappo” della corda, avrebbe procurato di sicuro una perdita di intonazione.

Nella seconda metà del ‘900 la chitarra classica assume le forme e le dimensioni dello strumento che suoniamo noi.

Le tensioni aumentano, le corde diventano tarate alla perfezione e perfettamente lisce (nylon), la cassa di risonanza raggiunge una maggiore potenza sonora ed un equilibrio timbrico superiore. La tecnologia in questo senso ha dato un aiuto enorme. Avere strumenti di taglio e rettifica di massima precisione, per un liutaio,  è un gran passo in avanti anche per la sperimentazione. Le meccaniche sono ben tarate e l’industria ne produce marche e modelli differenti con differenti caratteristiche tecniche.

Ciò ha portato alla ricerca timbrica e sonora. L’unghia, che in passato non era determinante, oggi diventa oggetto di discussione. La pasta di suono è strettamente relativa all’impatto corda/unghia, alla forma dell’unghia stessa , alla posizione della mano rispetto alla linea delle corde, alla posizione rispetto alla rosa. Questo è stato possibile grazie alla liuteria e al pregio degli strumenti. Uno strumento performante stimola l’esecutore. La buona esecuzione oggi trova maggiori variabili soprattutto nella ricerca timbrica.

Ma, oltre che per la fisica dello strumento, a distanza di pochi spazi, la chitarra ha sviluppato differenti tecniche per differenti generi musicali a cui si è dedicata.

In Andalusia, regione meridionale della Spagna, la chitarra nel ‘900 è diventata “flamenca”.

Nasce dall’esigenza di accompagnare la danza e il canto. Ma da subito è stata estrapolata da tale dimensione dando origine al ruolo solista che tuttora ricopre.

Nascendo dal ballo, ed essendo quest’ ultimo molto ritmico, la tecnica chitarristica si è sviluppata nella stessa direzione. Si accompagna con il rasgueado, tecnica vorticosa che agisce sugli accordi pieni. Nell’ utilizzo di tale tecnica le dita della mano destra, mignolo compreso, cadono a scatto sulle corda in sequenze ritmiche molto rapide, proprio per enfatizzare il moto della danza.

In questo modo, i gitani hanno sviluppato una tecnica trascendentale di rasgueado in cui la mano si muove all’esatto contrario rispetto alla norma.

La postura è spontanea, popolare, come le origini del genere.


La chitarra è completamente differente. Innanzi tutto è leggerissima. Ha le corde molto vicine alla cassa armonica ed il suono è concentrato su frequenze medio alte con dei bassi poco corposi ma molto presenti. Tutto ciò è stato stimolato dall’esigenza musicale.

Le corde basse sulla cassa servono per utilizzare la tecnica del “golpe”: colpo ritmico sulla cassa. Il suono è cosi leggero e corto perché le singole scansioni dei rasgueados, devono essere ben evidenti e distaccate: non si devono fondere fra loro.

Ecco che la liuteria spagnola produce uno strumento che esteticamente è del tutto uguale alla chitarra italiana, ma completamente differente nell’utilizzo e nel timbro.

Agli inizi del ‘900, la chitarra, ha avuto anche una dimensione “elettrica” che è cresciuta moltissimo nella seconda metà del secolo proprio per lo sviluppo tecnologico.


Snellita interamente di cassa armonica, lo strumento, è amplificato tramite i picks-up, sensori magnetici. Le corde sono in filamenti di acciaio e l’utilizzo è prettamente legato al plettro. Questo strumento necessità di un amplificatore di segnale. Con la crescita dell’industria tecnologica sono nati molti processori di segnale che distorcono il suono e lo modificano generando timbriche molto suggestive e lontane dal mondo classico che sfociano nella musica elettronica.


In questo modo la chitarra può avere il volume desiderato e il timbro minuziosamente adattabile alle circostanze dell’immensa casistica a cui è dedicata.

Risulta ben evidente che la parola chitarra ha un fulcro centrale dato dal suo nome. Lo sviluppo delle tecniche è strettamente relativo alla dimensione fisica dello strumento all’utilizzo cui viene relegata e all’epoca storica che vive.


 
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