Eliquatuero dip eros numsan vent lam, coum zzrit la facillum initlut doloreet ullametuero od tet lor, commod zzrit la facillum initlut doloreet.

 
LA CHITARRA
TECNICA E ANIMA DEL SUONO


di Viviana Causa

viviana.causa@fastwebnet.it



3. Punto di appoggio dell’avambraccio e polso

La posizione del braccio sullo strumento riveste un ruolo fondamentale nell’impostazione chitarristica in quanto determina la postura generale della mano destra. 

Nel 1777 G.Merchi10  propone di usare l’anulare come punto di appoggio sulla tavola armonica per dare maggiore stabilità alla mano, lasciando liberi per gli arpeggi pollice, indice e medio; F.Carulli11  mantiene lo stesso punto di appoggio sulla tavola, ma prevede la possibilità di spostarsi per una maggiore varietà timbrica; nel suo Metodo facil de guitarra, J. M.G.Rubio12  svincola il mignolo destro dalla tavola e propone un più stabile punto di appoggio con l’avambraccio sul bordo dello strumento.

Nel primo libro della sua Escuela razonada de la guitarra13, E.Pujol sottolinea l’importanza di mantenere l’equilibrio della mano destra, da raggiungere anche grazie al lavoro del polso che deve seguire la mano verso il basso quando le dita pizzicano le prime corde per poi risalire quando devono mettere in vibrazione quelle gravi, controllando sempre che la distanza tra il polso e la corda resti costante. 

Proprio per ottenere questo risultato Carlevaro afferma l’importanza di muovere la mano destra affinché le dita conservino la corretta posizione sulle  corde;  propone  quindi  come  appoggio  sulla  chitarra  un  punto 
compreso tra il polso e il gomito, in modo che la mano sia libera di muoversi dalla prima alla sesta  corda  e  viceversa,  senza  necessità  di cambiare  o   spostare   tale  punto  di  appoggio  (quella  che  Carlevaro  
chiama “posicion  natural de brazo derecho”)  che funge  da  centro della 
sezione del cerchio che il braccio descrive movendosi nella direzione parallela all’unghia. 




 
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Conseguenza di questo atteggiamento dell’arto sarà la formazione di un angolo più pronunciato tra il braccio e la mano: se il polso non si adeguasse al movimento del braccio, nel pizzicare i bassi le dita attaccherebbero la corda obliquamente producendo così rumori indesiderati o sgradevoli.

Il polso può anche curvarsi verso l’esterno, modificando di conseguenza l’angolo tra il palmo della mano e la parte interna dell’avambraccio: in tal modo le dita possono pizzicare più facilmente i bassi. 
Carlevaro non esclude che si possa modificare il punto di contatto del braccio con lo strumento: ciò avviene ad esempio per eseguire armonici nell’area del dodicesimo tasto con la mano destra o per ottenere particolari timbri “sulla tastiera” o “sul ponticello” o ancora per realizzare percussioni come la tambora e altri effetti non tradizionali. 

Diversa dalla teoria di Carlevaro è la posizione assunta da altre scuole di pensiero ispirate alle tecnica flamenca che mirano ad ottenere una certa mobilità del braccio destro sulla cordiera. 

Per evitare che il polso assuma posizioni non naturali – che alla lunga potrebbero danneggiare l’equilibrio corporeo-posturale – curvandosi verso l’esterno, si propone di fare scorrere liberamente l’avambraccio, cambiando di volta in volta il punto di appoggio con lo strumento, per assecondare la posizione della mano e in particolare l’angolo che le dita formano con il piano delle corde: se si devono pizzicare le corde acute il punto di appoggio sarà più vicino al gomito; man mano che si “sale” verso i bassi tale punto si avvicinerà sempre più al polso. 
In tal modo si potrà conservare invariata la posizione della mano e l’angolo del polso, senza creare tensioni e sforzi superflui. 







Esercizi:

N. 1	-  effettuare il movimento del braccio in modo morbido e lineare; 
	-  ripetere l’esercizio con m-a; i-a; p-i; p-m; p-a.







N. 2 - simile all’esercizio n. 1.





N. 3 - non muovere la mano in fase di arpeggio, ma spostarla leggermente nel passaggio da una corda all’altra.


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