Eliquatuero dip eros numsan vent lam, coum zzrit la facillum initlut doloreet ullametuero od tet lor, commod zzrit la facillum initlut doloreet.

 


di Viviana Causa

viviana.causa@fastwebnet.it



N. 4 - eseguire gli esercizi seguenti curando il movimento rapido e deciso del braccio;
        - ripetere gli esercizi con m-a; i-a; p-i; p-m; p-a. 









4. Le unghie

Le unghie sono state e saranno sempre una notevole preoccupazione ed impegno per il chitarrista. Suonatori di vihuela, liuto, e chitarristi dal lontano sedicesimo secolo dibattono sul problema. Quando uno studente solleva le sue obiezioni non fa altro che aggiungere un ulteriore tassello a questa diatriba centenaria. 

L’adozione dell’attacco con le unghie è ormai indiscussa, ma la questione del tocco con l’unghia o con il polpastrello ha dato origine ad una vera e propria querelle dal Settecento fino all’affermazione della “tecnica segoviana”. G.Merchi – nel suo Trattato del 1777 – sostiene l’attacco senza unghie; F.Sor afferma in modo alquanto sarcastico le proprie convinzioni a riguardo nel Metodo per chitarra del 1830: “Il Sig. Aguado deve avere proprio tutte le eccellenti qualità che ha perché gli sia perdonato l’uso delle unghie14. […] Siccome ero troppo giovane per permettermi di criticare apertamente la maniera di insegnare di un maestro famoso come il suo, non indicai che con molta discrezione l’inconveniente delle unghie. […] Quando dopo parecchi anni ci rincontrammo mi confessò che se avesse dovuto ricominciare avrebbe suonato senza unghie”15.  

Determinante fu la nuova impostazione di F.Tarrega sulla quale lavorò il suo allievo più celebre, E.Pujol, che insistette molto sul tocco col solo polpastrello. Scelta a cui aderì con assoluta convinzione, sostenuto dalla sua natura profondamente delicata, dal suo bisogno di esprimere il colore dei sentimenti più intimi. “Siendo la uña un cuerpo duro […] da por su impulsión a la cuerda, una brillantez de timbre penetrante, expontáneo y un poco metálico. El sonido sin las uñas, producido por la impulsión de un cuerpo blando sutilmente sensibile y de mayor suavidad, amplitud y pureza […] efectuar la pulsación con un cuerpo duro o con un cuerpo blando ha de ser causa de una variación en la forma de la onda. En el primero caso se obtiene un sonido más penetrante acompañado de una cantidad de armónicos elevados que tienden a metalizar su timbre. En el secondo el timbre es menos brillante, pero más amplio”16.  

Le sue idee erano però contrastate dalla crescente popolarità di A.Segovia, autorevole sostenitore del tocco con l’unghia, il cui modo di suonare divenne presto regola generale. Stupiva di Segovia soprattutto la potenza, la profondità e la rotondità del timbro, che nascevano da una nuova concezione non più legata alla tecnica della tradizione classico-romantica – che deputava l’emissione sonora alla sola mano destra – ma derivante anche dal peso che la mano sinistra esercitava sulla corda al momento dell’attacco.

L'approccio dell'unghia è un termine spesso adoperato male e che confonde, giacché il modo corretto di affrontare la corda, per le dita della mano destra, è una mistura di polpastrello e unghia. Usando solamente le unghie si produce un suono sottile, di plastica, mentre usando solamente carne si produce un suono opaco, un suono poco splendente.
 
                               

Solo unghia 

                                   





Solo polpastrello





Lo spessore, così come l'ampiezza, la curvatura e la levigatezza delle unghie di ogni singolo individuo, sono tutti fattori che – come si è accennato in precedenza – hanno un'influenza diretta sulla qualità del suono prodotto dal chitarrista.  

Occorrono alcuni anni per diventare esperti delle proprie unghie. 
"Il chitarrista – come afferma Carlevaro – deve aver cura delle sue unghie o altrimenti non sarà mai un buon chitarrista". Questo vuol dire che il chitarrista deve sviluppare una cosciente consapevolezza di come la produzione e qualità del proprio suono sia legata alla "qualità" delle sue unghie: le unghie sono come le setole dei pennelli per un pittore. 

Non è facile descrivere l'unghia perfetta17, perché può esserlo o meno in funzione della posizione che si sceglie per produrre il suono. 
Interessante potrebbe essere utilizzare una tecnica empirica  (ma efficace) per comprendere a fondo quale debba essere la forma più adatta per ciascun chitarrista: posizionare tra le corde un foglio di carta abrasiva (spessore 1500) e pizzicare normalmente le corde. Dopo qualche minuto le unghie si saranno consumate, assumendo la forma più idonea e naturale per la postura e la conformazione delle proprie dita.

Non si può presumere, inoltre, che la forma d’unghia scelta per iniziare a studiare rimarrà la stessa per tutta la vita. Con gli anni le unghie diventano più spesse, il corpo si trasforma, così come il modo di sedere, e quindi può cambiare l’angolo di attacco e, di conseguenza, se si vorrà ottenere quel suono “preferito” molto probabilmente sarà necessario modificare le proprie unghie. 

La cura 'sculturale' delle unghie della mano destra sarà da realizzare, però, soltanto in un secondo momento rispetto al primissimo approccio con lo strumento, quando cioè si sarà più consapevoli del suono che si vuole produrre.  

5. Il pollice. Tocco unghia-polpastrello
La mano destra deve essere posta sulle corde in posizione di riposo affinché le dita possano esercitare la propria azione nel pieno delle loro possibilità (per quanto riguarda l’intensità, il timbro e la precisione ritmica) ed agire liberamente senza ostacolarsi reciprocamente.

Uno dei primi problemi che ci si pone nelle fasi iniziali dello studio della chitarra è rappresentato dalla posizione e dal modo più corretto di pizzicare le corde con il pollice18: esso deve infatti essere libero di operare senza interferire con indice, medio e anulare, ma, dal momento che esercita un lavoro in opposizione alle altre dita, è necessario posizionarlo lateralmente, con un’angolazione di circa 45 gradi rispetto al piano della corda. Affinché possa agire in tal modo è necessario che l’unghia si presenti mediamente lunga e un po’ squadrata verso i margini, in maniera da non impedire l’attacco laterale del dito “agganciandosi” alla corda. 

A.Carlevaro dedica un considerevole numero di pagine del suo Trattato alla posizione del pollice, al doppio tipo di attacco unghia-polpastrello e della forma dell’unghia.
Il  pollice  deve  pizzicare  la  corda  facendo  leva  sull’articolazione  che 
congiunge tale dito al polso, evitando di piegare la seconda articolazione: quanto maggiore sarà la forza inferta in questo movimento tanto più forte risulterà il suono prodotto. 


Articolazione corretta                                                            Articolazione sbagliata




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14. “Se toca primieramente la cuerda con la yema por la parte de ella que cae hacia el dedo pulgar, teniendo el dedo algo tendilo (no encorvado como cuando se toca con la yema) y en seguida se desliza la cuerda por la uña.”  (D. Aguado, Nuevo metodo para guitara, Madrid 1843)
15. F.Sor, op. cit., p.20.
E.Pujol, op. cit., libro I, pp.73-74.

17. Ecco le unghie qui consigliate: apice arrotondato e angolo laterale accorciato verso il cuore dell'unghia. Questo lascia il giusto spazio per il pre-contatto con la carne  prima dell'attacco dell'unghia, evita l'aggancio dell'unghia alla corda e le dita saranno facilitate nel movimento che comincia dalla prima articolazione del dito.   




“Il pollice è, rispetto al compito di far vibrare le corde, il dito della mano destra più ricco di possibilità e di privilegi. Innanzi tutto è il dito più forte; ma è anche quello che si presta agli impieghi più diversi, perché l’ampiezza del suo contatto con la corda può variare da un minimo (la parte più stretta dell’unghia) fino ad un massimo (la parte interna del polpastrello rivolta verso le corde), estremi tra i quali la differenza è assai rilevante , e perciò capace di dar luogo a forti contrasti di suono” (A. Gilardino, Nuovo trattato di tecnica chitarristica - Principi e fondamenti, Ancona 1981, p. 42). 





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