Eliquatuero dip eros numsan vent lam, coum zzrit la facillum initlut doloreet ullametuero od tet lor, commod zzrit la facillum initlut doloreet.

 


di Viviana Causa

viviana.causa@fastwebnet.it




Per il chitarrista-didatta uruguaiano  “el pulsar actúa normalmente con la yema y para utilizar la uña es necesario presentarla”: la mano deve in tal caso realizzare un piccolo giro verso la sua sinistra in modo che l’unghia possa pizzicare direttamente la corda. Il pollice, con il suo tocco laterale e con l’unghia delineata in forma corretta può agire dalla sesta alla prima corda con polpastrello e unghia indistintamente, in tutta libertà. Il cambio di tocco si realizza semplicemente con una diversa angolazione del polso.  



Fondamentale ai fini del timbro del pollice – come delle altre tre dita – è la forma dell’unghia: se questa è tagliata in modo uguale ai due angoli avrà con la corda un doppio punto di contatto e ne deriverà una sonorità “ambigua” – come sostiene Carlevaro – e non molto piacevole. 
E’ perciò necessario limare i bordi laterali facendo in modo che ci sia un unico  contatto con  la  corda,  evitando accuratamente  di  formare  un angolo troppo acuto che darebbe origine ad un timbro davvero sgradevole. 




Pollice con doppio punto di contatto        





Pollice con angolo troppo acuto                  





Pollice con forma consigliata



Carlevaro ricorre al tocco con l’unghia in tre casi: 
- per creare effetti di dinamica più intensi;
- per raggiungere maggiore velocità;
- per ottenere un’esatta intonazione delle note gravi19. 

Si deve anche tenere in considerazione l’influenza che il fattore intensità esercita sul timbro: tra due suoni prodotti con uguale attacco del dito e nello stesso punto della corda, il suono meno intenso è anche il più armonicamente puro. Da qui la difficoltà di ottenere un “bel suono” anche nel forte.

Esercizi:
N. 1	-  pizzicare le  corde  indicate  di  seguito  esclusivamente  con il pollice, mantenendo lo stesso “volume sonoro” e regolando la quantità di forza impressa nel movimento della prima articolazione. Eseguire l’esercizio lentamente20. 


N. 2	- simile all’esercizio n. 1.




A.Gilardino, nel suo Nuovo trattato di tecnica chitarristica - Principi e fondamenti21 ammette che in via eccezionale il pollice possa escludere completamente l’unghia dalla propria azione sulla corda: per ottenere il suono di solo polpastrello – che si adatta bene ai passi cantabili, lenti o andanti, per il registro grave o medio “per evocare il canto del violoncello” – il dito deve abbassarsi riducendo all’estremo l’ampiezza dell’angolo sulla corda e disporsi quasi parallelamente ad essa. 
Il pollice può, al contrario, escludere completamente il polpastrello, disponendolo quasi perpendicolarmente alla corda, riducendo così al minimo l’ampiezza del contatto, per ottenere suoni nasali e chiari, simili a quelli prodotti dal fagotto.




Il Metodo per chitarra di F.Sor offre notevoli spunti sulla possibilità di imitare tutti gli strumenti d’orchestra “suggeriti” nelle partiture per chitarra. 

• Per esempio una frase che richiama i corni deve essere eseguita con un suono “argentino e somigliante ad un tintinnio”: a tale scopo è da eseguire ogni nota sulla corda immediatamente più grave, in modo che si eviti di utilizzare le corde a vuoto. Il punto di attacco dovrebbe trovarsi, rispetto al ponticello, a distanza leggermente maggiore della sesta parte della lunghezza totale della corda:



            






________________
19. “A medida que se desciende en el ìndice acùstico el sonido va siendo acompañado de una cada vez mayor candidad de armonico que, aunque son el patrimonio de la riqueza tìmbrica, llegan a perturbar en parte la exacta entonaciòn de los sonidos màs graves. Eso no ocurre al ascender hacia los agudos, que se van despojando paulatinamente de sus armonico. La propia experiencia, unida a una sutileza auditiva, nos demuestra que el toque con uña (màs incisivo que la yema) permite alcanzar la entonaciòn màs exacta de la nota grave”. 
Carlevaro, op. cit., p.49.

20. La lentezza non è fine a se stessa, ma permette di percepire l’impegno muscolare implicato nel gesto ed eventualmente di modificarlo e regolarlo; permette inoltre di rendersi conto delle sensazioni di sforzo, cioè dell’eccesso di tensione muscolare impiegata nell’azione.
21. A. Gilardino, Nuovo trattato di tecnica chitarristica - Principi e fondamenti, Ancona 1981.
HOMEhttp://www.dotguitar.it
HOME 
APPROFONDIMENTIhttp://www.dotguitar.it/zine/archivi/approfondimenti.html

pag.  1   2   3   4   5   6   7   8   9   10