Eliquatuero dip eros numsan vent lam, coum zzrit la facillum initlut doloreet ullametuero od tet lor, commod zzrit la facillum initlut doloreet.

 


di Viviana Causa

viviana.causa@fastwebnet.it







N. 3 - simile all’esercizio n. 2.





N. 4 - eseguire l’esercizio seguente alternando le tre dita della mano destra sulla stessa corda;
  ripetere l’esercizio con a-i-m; i-m-a; i-a-m; m-a-i; m-i-a.


         
            


N. 5 - eseguire i seguenti esercizi alternando le tre dita della mano destra su corde diverse:




La posizione della mano destra tendenzialmente parallela alle corde è conservata anche da Carlevaro, che la definisce “posizione naturale” (ma tuttavia suggerisce di evitare che il dito si abbandoni alla sua inerzia e si appoggi sulla corda superiore)29. Tale contención del impulso si raggiunge grazie a quella che Carlevaro chiama “fijación”, ossia una sorta di irrigidimento di una determinata articolazione finalizzata alla trasmissione di un movimento o di una forza attraverso di essa, che funge così da ponte. Proprio mediante la “fijación” il lavoro muscolare del dito si trasmette alla mano, al polso o al braccio: in tal modo si possono ottenere tutte le sfumature necessarie a una buona esecuzione sul piano della intensità, della velocità e del timbro. 

E’ necessario sottolineare che tale “annullamento” di un’articolazione non deve comportare uno stato di rigidezza, che comprometterebbe l’equilibrio muscolare del corpo, ma, una volta effettuato il lavoro per cui si adotta, la fijación deve cessare, recuperando così la flessibilità dell’articolazione.
I muscoli e i tendini che collegano le dita alla giuntura principale sono localizzati nell'avambraccio. Questi sono i muscoli che risentono principalmente del lavoro: si deve compiere lavoro muscolare solo per chiudere il pugno, dopo di che le dita tornano alla posizione di riposo.  

Carlevaro prevede  la  possibilità  di  abbandonare  momentaneamente  la  posizione  naturale  del  dito – ossia parallela alla corda – per inclinarlo leggermente in modo da ottenere un suono nobile, dolce, con una identidad muy particolar.

Segovia adotta  una posizione della mano destra quasi verticale, con il polso incurvato distante circa otto centimetri dalla tavola armonica e quindi con un angolo di circa otto gradi tra dita e corda.

Nel tocco libero – che usa negli accordi, negli arpeggi veloci o in tutti i casi in cui le corde devono vibrare contemporaneamente – le dita sono più incurvate verso il palmo della mano; nel tocco appoggiato esse tendono leggermente a irrigidirsi e ad assumere una posizione meno curva: il tocco appoggiato – che Segovia adotta per scale o per note che devono risaltare nella melodia – dà una maggiore sicurezza e stabilità in quanto fornisce un ulteriore punto di appoggio,  dà  una definizione  più  chiara  al  fraseggio e permette di variare le sfumature del suono. 

Il chitarrista andaluso è forse il primo a far esplicito riferimento al fatto che il punto di attacco tra il dito e la corda è la parte compresa tra il polpastrello e l’unghia, sul lato sinistro del dito. 

Sostenitore del “tocco a sinistra” fu anche il grande didatta spagnolo J.Tomás. L’idea alla base della sua tecnica era il tocco semi-appoggiato: essa consiste nello scaricare la tensione precisamente all’estremità del dito spingendo nella direzione del pollice, invece di appoggiarsi sulla corda inferiore, come avviene nel vero e proprio tocco appoggiato; usava questa tecnica chiudendo verso il palmo oppure portando le dita indietro, verso il ponticello. “Tomás aveva praticamente una tavolozza di colori da utilizzare per l’orchestrazione ed un grande assortimento di effetti sonori per l’interpretazione.”30 
A.Gilardino spiega con estrema chiarezza le modalità per ottenere i due diversi tipi di tocco:  “Stabilito che il punto di osservazione al quale mi riferirò è quello dell’esecutore, la mano si presenta alle corde lungo una linea obliqua  discendente da destra (il polso) a sinistra (la punta delle dita);
tra  dita  e  corde  si forma un angolo la cui ampiezza è da stabilire caso per caso:  con  una  lievissima  semirotazione del polso in  senso  antiorario il  palmo  della  mano  è  più  vicino al piano delle corde e della tavola armonica dalla parte dell’indice e più distante dal medesimo piano dalla parte del mignolo; 
la punta della falangetta è collocata a destra rispetto all’attaccatura della falange alla mano, pertanto il contatto con la corda viene stabilito nella parte sinistra dei polpastrelli, con tendenza ad escluderne la parte destra (ciò avviene in misura maggiore per l’indice che per il medio e l’anulare, data la forma a rientrare dell’indice).  

Con una lievissima semirotazione del polso in senso orario il palmo della mano è più vicino al piano delle corde e della tavola armonica dalla parte del mignolo; la punta della falangetta è collocata a sinistra rispetto all’attaccatura della falange alla mano, pertanto il contatto con la corda viene stabilito vicino al centro dei polpastrelli, con tendenza ad escluderne la parte sinistra”31. 
      
Esercizio:

- Pizzicare le corde variando l’angolo di attacco, come indicato nello schema: 







        
Il didatta piemontese si sofferma poi non solo sull’attacco sulla corda, ma anche sulla fase in cui quest’ultima viene lasciata libera di incominciare la sua vibrazione. Egli prevede due diverse possibilità: 
- il “rilascio istantaneo”, che produce armoniche di ordine assai elevato e di notevole intensità, facendo risultare il timbro “chiaro” e talvolta metallico; 
- il “rilascio graduale o rallentato”, in cui il timbro risulta “scuro”, vellutato, in quanto contiene solo armoniche dei primi ordini multipli della fondamentale e di debole intensità. 


________________
29. Il dito può poggiarsi (tocco appoggiato) “solo si no hay motivo en contrario”, ma mai come abitudine, come sistema.
30. C.Imry, Una prospettiva sulla tecnica Tomás/Segovia, trad. it. A. Passaro, “GuitArt” n.30, Apr/Giu 2003, p.44.
	  
31. A.Gilardino, op. cit., p.53
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