Eliquatuero dip eros numsan vent lam, coum zzrit la facillum initlut doloreet ullametuero od tet lor, commod zzrit la facillum initlut doloreet.

 


di Viviana Causa

viviana.causa@fastwebnet.it



Esiste una grande varietà di scuole riguardo al tipo di angolo che si deve creare nell’attacco con la corda. In un’intervista ad Alexander Lagoya – accanito sostenitore, insieme alla moglie Ida Presti, del “tocco a destra” – si legge: “Io in realtà non ho inventato molto. Se si guardano delle fotografie di Tarrega, per esempio, tiene sempre la mano parallela al ponticello. Le dita devono essere sempre parallele al ponticello. Anche Segovia, quando voleva avere un suono più morbido, suonava così per qualche nota. […] Pujol suonava come Tarrega. Inoltre in questo modo il pollice è libero verso l’esterno e non va contro l’indice. Ho sempre cercato una sonorità più forte.”. 

Quali siano i fattori che possono determinare la preferenza per una delle inclinazioni (parallela, “a sinistra” o “a destra”) delle dita è argomento assai difficile da esaminare obiettivamente, perché sulla scelta – certo derivante dalla ricerca estetica dell’interprete – influiscono non soltanto gli aspetti morfologici delle dita e le modalità della loro azione sulle corde, ma anche fattori derivanti dalla conformazione della mano, del polso, dell’avambraccio. 
E’ indubbio che un attacco molto laterale permette di ottenere un timbro morbido e profondo, fondamentalmente scuro, e trae dalle prime tre corde i suoni armonicamente più  puri32 anche quando l’intensità raggiunge il massimo; un attacco più parallelo consente, invece, una certa purezza di suono, unita a una dominante “chiara” che espone, però, il suono al rischio di durezza quando l’intensità tende al massimo.

Vale sottolineare che un angolo meno ampio tra unghia e corda può ridurre al minimo i rumori di unghia sulla quarta, quinta e sesta corda, difficilmente evitabili, invece, con un attacco più obliquo.





Esercizio:

- eseguire i seguenti esercizi ponendo particolare attenzione all’attacco delle unghie sulle diverse corde, in modo da non produrre rumori sui 	bassi, così come avviene con maggiore facilità sui cantini: 











7.	L’uso dell’anulare. 
Sor e Aguado non fanno ampio uso dell’anulare nella loro musica. Sor afferma che preferisce utilizzare solo tre dita della mano destra – pollice, indice e medio – perché l’anulare è molto debole ed inoltre non correttamente allineato con le altre tre dita33 e accompagna il ragionamento con un disegno geometrico della mano in posizione piana, mostrando l’allineamento delle dita in tale posizione. 

L’argomentoappare convincente, salvo per il fatto che è basato sull’errato concetto che le dita mantengano tale allineamento anche quando la mano è piegata sulle corde nella posizione di esecuzione. 

Ciò avrebbe potuto comunque essere il caso della mano di Sor, ma l’anatomia umana – un tema che egli stesso aveva in grande considerazione – permette un’infinita varietà nella forma delle mani tra diversi individui. 
D’altra parte, vi sono molti altri pezzi che semplicemente non possono essere suonati senza l’utilizzo dell’anulare (si tratta di opere che lo stesso Sor eseguì in pubblico) e, in effetti, il penultimo capitolo del suo libro è dedicato all’anulare della mano destra e al suo uso. 

Qui Sor descrive le condizioni che richiedono l’impiego di questo dito e spiega le modifiche nella posizione della mano necessarie ad accomodare l’anulare.
 
L’impiego dell’anulare è entrato definitivamente nell’uso comune dell’esecuzione chitarristica nella seconda metà del XIX secolo. 

E’ probabilmente il dito che presenta maggiori difficoltà per un primo approccio con lo strumento ed è necessario realizzare una serie di esercizi finalizzati allo sviluppo di una tecnica efficace, che miri a raggiungere  una totale indipendenza dell’anulare e soprattutto ad uniformare il suo timbro con le altre dita (per la naturale conformazione della mano, l’anulare è portato ad assumere una posizione più parallela rispetto alla corda rispetto alle altre dita, e questo può portare spesso alla produzione di un suono diverso).  

Esercizio:

-pizzicare le prime tre corde a vuoto, come indicato di seguito,variando di volta in volta l’angolo di attacco con la corda, esplorando i diversi livelli di “morbidezza” del suono ottenuto.













8.	I sensi ed il suono

È di fondamentale importanza capire che un suono soddisfacente non è il risultato di soli movimenti fisici in quanto tali, ma  anche del controllo mentale che si esercita su di essi: la chiave per raggiungere facilità, precisione e completa padronanza della tecnica strumentale è rappresentata dalla stretta relazione tra cervello e muscoli, cioè l’abilità di far corrispondere all’impulso mentale la risposta fisica nel modo più immediato e preciso possibile. 

Per quanto importanti siano i singoli elementi della tecnica chitarristica, più rilevante ancora è capire la loro interdipendenza in un mutuo e organico rapporto. La tecnica - dice Carlevaro - consiste nell’abilità di comandare mentalmente ed eseguire fisicamente tutti i movimenti delle braccia, delle mani e delle dita, necessari a suonare.

Questi, dunque, i fattori che condurranno la tecnica strumentale al servizio dell’interpretazione:

1. il fattore fisico, che consiste nella conformazione anatomica dell'individuo, in particolare delle sue dita, mani e braccia, oltre che l’elasticità del suo complesso muscolare; 

2. il fattore mentale, ovvero l’abilità del cervello di preparare, dirigere e sovrintendere all’attività muscolare;

3. il fattore estetico-emozionale: la capacità di capire e sentire il significato della musica, in relazione anche ai fattori culturali che contraddistinguono il singolo individuo.


________________
32. Il suono prodotto da una corda in vibrazione è sempre composto da un suono fondamentale e da una serie di altri suoni che si producono contemporaneamente, molto più acuti del primo. Tali suoni, detti suoni armonici ausiliari del suono fondamentale, ne modificano la qualità e il carattere: questo “carattere” è quello che si definisce timbro del suono. Il numero e l’intensità dei suoni armonici varia notevolmente in funzione della forma che assume la corda nel vibrare. 
La forma “pura” sarà un arco assolutamente regolare la cui parte più alta deve corrispondere al punto in cui si pizzica la corda: è evidente che pizzicarla al centro o in un altro punto della sua lunghezza, così come pizzicarla con un corpo duro o con uno morbido, darà come conseguenza la variazione della forma dell’onda generata. 
Un corpo duro e piccolo come l’unghia produrrà tendenzialmente un’onda più spigolosa, originando così un suono più brillante  e penetrante, accompagnato da un elevato numero di armonici che lo renderanno un poco metallico; al contrario, un corpo morbido e di maggiori dimensioni come il polpastrello favorirà la formazione di un arco più regolare e meno ricco di armonici, e quindi di un suono più e dolce e “rotondo”. 

33. “… Ho dedotto come sia necessario che la punta delle dita si ponga davanti alle corde in linea diritta e parallela al piano che queste ultime formano. Ho controllato se le mia dita si trovino in questa posizione in modo naturale: ho visto che esse non mi permettono di tracciare una linea dritta che possa toccarne più di tre, e che se volessi far entrare il quarto ne farebbero le spese i due che, essendo obbligati a curvarsi […] farebbero assumere alla mia mano una posizione molto scomoda a causa della difficoltà che ho sempre avuto nel piegare un dito solo se gli  altri sono sprovvisti  di  un  punto  di  appoggio, come  avviene  con  la  mano  sinistra.” 
(Sor, op. cit., pp.11-12). 



fine seconda parte
HOMEhttp://www.dotguitar.it
HOME 
APPROFONDIMENTIhttp://www.dotguitar.it/zine/archivi/approfondimenti.html

pag.  1   2   3   4   5   6   7   8   9   10