E di sorpresa in sorpresa la mia curiosità si è concentrata sempre più con attenzione affettuosa su questa artista talentuosa e dimenticata, e sulla sua vita breve e difficile.


Un’infanzia priva del calore della famiglia, un’adolescenza travagliata dalla perdita improvvisa del padre, proprio quando era riuscita a riconquistare la sua vicinanza e i suoi preziosi insegnamenti, e, nonostante tutto questo, un’incrollabile perseveranza nel voler essere musicista, al punto da riuscire ad esibirsi anche come solista con l’orchestra, e da essere all’altezza di dividere un concerto a Firenze con Franz Liszt.

Per non parlare dell’ultima esibizione
che di lei si conosce, il 25 settembre 1849 al Sommertheatre di Buda, dove fu la protagonista di un evento annunciato dai giornali come un grande spettacolo di musica e coreografia, in cui era in scena insieme a ben tredici danzatori del Teatro Nazionale. E proprio sull’altra sponda del Danubio, a Pest, dove risiedeva da qualche anno al seguito del marito, il compositore napoletano Luigi Guglielmi, il 25 novembre 1850 Emilia morì, a soli 37 anni, per febbre putrida.


Le mie ricerche hanno ricevuto due incoraggiamenti preziosi: quello di Lena Kokkaliari, la direttrice della rivista Il Fronimo, che da anni sperava di conoscere qualcosa di più su Emilia Giuliani, avendo condiviso negli anni Ottanta con Ruggero Chiesa la ricerca delle Sei Belliniane, purtroppo senza esito anche presso la Biblioteca Marciana, che evidentemente non aveva ancora
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revisionato i propri cataloghi; e quello dell’editore texano Robert Coldwell, che negli anni Novanta aveva trovato a Kyoto, presso la Nakano Collection della Doshisha University la prima edizione di cinque Belliniane e delle Variazioni op. 3, e da allora cercava un ricercatore che se ne occupasse.


Da queste sinergie è scaturita la pubblicazione delle mie ricerche sulle pagine de Il Fronimo, in tre articoli, e precisamente: Inseguendo un’ombra: Emilia Giuliani-Guglielmi, sul n. 159 del luglio 2012, pp. 19-30, Le sei Belliniane, sul crinale fra emulazione ed autonomia, sul n. 160 dell’ottobre 2012, pp. 13-22, ed Emilia Giuliani-Guglielmi, Nuove certezze e nuovi dubbi, in corso di pubblicazione nel n. 166 dell’aprile 2014; e grazie a questi articoli si è sviluppato  il progetto della prima edizione moderna dell’opera omnia di Emilia Giuliani-Guglielmi, che è stata pubblicata proprio sul finire del 2013, l’anno del bicentenario della sua nascita, dalla DGA Editions di Robert Coldwell, in versione sia digitale che cartacea.


Un libro che vuole essere un punto di partenza per investigare i lati ancora oscuri della sua vita e delle sue opere, ma soprattutto per non dimenticare una donna di talento e di carattere, che fu figlia d’arte, e sicuramente debitrice dell’arte del padre, ma fu anche molte altre cose. D’altronde, da una fanciulla che nel 1836 dedica al fidanzato, emblematicamente, le sue Variazioni op. 5, sull’aria rossiniana “Non più mesta accanto al fuoco”, ci si può aspettare di tutto.


N.C.

 
Nicoletta Confalone
A proposito di Emilia Giuliani-Guglielmi (1813-1850)
e della sua opera omnia pubblicata dalla DGA Editions

di Nicoletta Confalone


niconf@libero.it

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