Marco Corcella
IL DIRITTO D’AUTORE E IL CONTRATTO DI EDIZIONE 
IN AMBITO MUSICALE CON RIFERIMENTO AD UN CASO OTTOCENTESCO: LA MUSICA PER CHITARRA DI MAURO GIULIANI*

di Marco Corcella


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Tesi di Diploma Accademico di II Livello Conservatorio di Musica “N.Piccinni” - Bari

A.A. 2013-2014

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43  M. FABIANI, “Il plagio di se stesso”, in Bollettino della SIAE, n. 3, maggio-giugno 2002, pag. 77, a proposito della sentenza della Corte di Appello di Milano del 26 marzo 1937.

44 M. FABIANI, op. cit., pag. 78




La Gran Sonata Eroica op. 150


Sono anche altri i casi Giuliani. Un articolo del musicologo Brian Jeffrey apparso sempre sulla rivista “Il Fronimo” nel gennaio 1988 ci parla della questione dibattuta sulla paternità effettiva della Gran Sonata Eroica op 150. Partendo da considerazioni puramente tecniche come la presenza di un numero d’opera troppo diverso dagli altri, per finire a discussioni nel merito musicologico, notando una differenza nello stile troppo diverso da quello classico conosciuto dell'autore (considerazioni viste anche a proposito dell'op 83), si giunge anche in questo caso ad una conclusione che pone un problema di attribuzione.


In questo caso però, si tratterebbe di un’attribuzione parziale di paternità. Infatti, esistono testimonianze dirette del fatto che Giuliani stesse componendo una tale opera con questo nome, come risulta dalla lettera scritta a Roma il 6 febbraio 1821, della quale si è già parlato a pag.22:


durando il soggiorno che ho fatto a Roma ho procurato di scrivere di pezzi di uno stile giammai conosciuto…un Gran Pot-Pourri per Chitarra, detto la Rossiniana, pezzo che mi servo ne’ miei Concerti…e una Gran Sonata Eroica per Chitarra di gran volume e mai sentita”.


L’editore Ricordi pubblicò la Sonata solo nel 1840 circa e quindi la pubblicazione molto postuma rispetto alla morte dell'autore, avvenuta nel 1829 e lo stile in alcuni punti davvero diverso, potrebbero far pensare ad un rimaneggiamento successivo, per adattarsi in qualche modo ai gusti musicali nel frattempo mutati; quindi una scelta puramente commerciale dell’editore.


Pertanto l’ipotesi più probabile è che l’opera sia stata scritta da Giuliani e in seguito sottoposta a considerevoli cambiamenti da parte di altri. Si è discusso anche su chi possa essere stato il “rimaneggiatore”; secondo Jeffery si tratterebbe di Filippo Isnardi, un chitarrista minore di quel periodo che aveva pubblicato alcune sue opere con Ricordi, fu autore di una breve biografia di Giuliani pubblicata nel 1836, piena di inesattezze ed errori - come evidenziato dal musicologo Thomas Heck - ed è il dedicatario della edizione del 1840 della Gran Sonata Eroica.


Tuttavia a proposito di questa composizione esistono anche altri fatti curiosi. Tre dei suoi passaggi si ritrovano in altre opere di Giuliani. Le prime due pagine sono quasi uguali alla parte iniziale della Rossiniana n.6 op. 124 (fig.2); vi sono poi similitudini con frammenti di Studi dell’op.48; rispettivamente a pag.8 con il n.6 (fig.3 e fig.4), a pag.7 con il n.13 (fig.5 e fig.6) e a pag.5 con il n.22 (fig.7 e fig.8). Cosa analoga accade fra le composizioni di Giuliani anche per il Concerto op. 30 dal quale l’autore prende un’intera parte, riutilizzandola sempre nell’op.48.


Tutti questi evidenziati, oltre ad essere dei fatti curiosi, oggi costituirebbero un illecito: un caso evidente di auto plagio. Se infatti il plagio musicale costituisce secondo le normative vigenti un reato contestabile, non meno grave è un auto plagio.


Celebre caso di auto plagio nella musica classica operistica è costituito da “Il Barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini. Il celebre pesarese riutilizzò per l’ouverture della sua opera forse più celebre una originariamente scritta per “Aureliano in Palmira” e poi passata all’”Elisabetta regina d’Inghilterra”. Un caso di doppio “riciclo” veramente fuori dal comune. Tra le manifestazioni del plagio, questa è senza dubbio la più strana e paradossale e avviene quando l’autore di un’opera già pubblicata, la riutilizzi in tutto o in parte per una propria nuova opera.


L’autore non può essere ovviamente considerato contraffattore della propria opera ma sicuramente l’auto plagio si configura come truffa ai danni di un editore, riutilizzando musica già edita, venduta e distribuita da altri. La fonte normativa del “plagio di se stesso”, si ricava nel nostro ordinamento dall’articolo 125, primo comma, n. 2, LDA, il quale impone all’autore di “garantire il pacifico godimento dei diritti ceduti per tutta la durata del contratto” in favore del cessionario.


I comportamenti lesivi del diritto dell’editore possono quindi consistere:

•Nella realizzazione da parte dell’autore, di un’opera che costituisca riproduzione di parte della sua precedente opera;

•Nella realizzazione da parte del medesimo, e nella successiva commercializzazione, di un’opera analoga a quella ceduta.

La Corte di Appello di Milano ha avuto modo di precisare che: “Pur dovendosi escludere che l’autore possa essere considerato contraffattore della propria opera, tuttavia, sarebbe incorso in una responsabilità per violazione del contratto di edizione nei confronti dell’editore cui aveva ceduto i diritti. Insomma, l’autore non sarebbe assoggettato a quella responsabilità penale che è propria del plagio di opera altrui, ma gli sarebbe addebitata una responsabilità civile per la violazione di un obbligo contrattuale”.43


E’ quindi “necessario che l’autore diversifichi la forma espressiva e il modo di presentazione delle sue idee, evitando titoli o aspetto esteriore che possano ingenerare confusione con altra opera”. 44




fig. 1: Gran Sonata Eroica op.150