Domenico Famà
Angelo Gilardino: Studi facili per chitarra



Autore: Angelo GILARDINO

Collana: Maestri Della Chitarra

Codice: EC 11770

Formato: 23,5x31

ISMN: 9790215904460

Pagine: 46

Prezzo: € 16,00


Con CD audio



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Nel 2011 – a più di vent’anni di distanza dalla pubblicazione della quinta ed ultima serie dei 60 Studi di Virtuosità e Trascendenza – Angelo Gilardino, compositore dedito al suo mestiere con disciplina quasi hindemithiana, ritorna a cimentarsi nuovamente nella composizione di musica con un dichiarato indirizzo didattico.


Nel caso dei 60 Studi – indubbiamente molto più complessi della nuova serie – la finalità didattica è implicita nel discorso musicale (che la fa sempre da padrone) e diventa un motivo per superare le vette della virtuosità – tecnica e musicale – fino al raggiungimento della trascendenza.


Ogni studio è un’opera d’arte e, se presenta un dichiarato intento didattico, la musica riesce a farcelo dimenticare, tanto tecnica strumentale e idee musicali si fondono in un’unica cosa.


Nei 20 Studi facili il discorso è differente: l’opera è stata scritta per la formazione musicale dei primi anni di studio e ognuno degli studi ha un sottotitolo che spiega l’obiettivo didattico perseguito: ad esempio lo Studio n. 2 porta il sottotitolo Accordi placcati e arpeggiati con le corde a vuoto e sforzato del basso (laissez vibrer sempre), indicando dunque già nel titolo la tipologia di scrittura chitarristica nonché la tecnica affrontata e la modalità d’esecuzione.


Composti per offrire un valido apporto agli insegnanti e ai loro scolari, nonostante la letteratura didattica della chitarra sia ricca di metodi – si ricordi ad esempio il repertorio di studi composto dai maestri dell’Ottocento e del Novecento tradizionalista (da Sor, Aguado, Carulli e Giuliani fino a Pujol e a Castelnuovo Tedesco), destinato agli studenti dei primi corsi e con l’obiettivo di perseguire una didattica sia tecnico/strumentale che musicale – i 20 Studi facili appartengono, nello stile e nei criteri perseguiti, alle opere con finalità didattiche per i primi anni scritte nel secondo Novecento da diversi grandi compositori non chitarristi: tra questi Stephen Dodgson, Bruno Bettinelli1 e Reginald Smith Brindle.2


     
     


Cosa aggiunge a tutto ciò Gilardino? La consapevolezza strumentale. Ognuno degli studi è un piccolo quadro in cui viene affrontata, analizzata, sviscerata e interiorizzata una, o più, competenze tecnico musicali; una ricerca consapevole di capacità musicali e tecniche messe in ordine con un procedimento razionale e scrupoloso, quasi “costellativo” nella via della chiarezza assoluta.


Dal punto di vista musicale l’opera di Gilardino tende a raggiungere gli stessi obiettivi perseguiti dai grandi maestri dell’Ottocento, utilizzando però un linguaggio e una ricerca timbrica moderne. L’intervento degli insegnanti per lo studio di quest’opera è fondamentale.


Egli stesso afferma nella prefazione:

Gli insegnanti che attuano i loro programmi didattici curando fin dall’inizio non soltanto l’apprendimento della tecnica, ma anche la formazione musicale degli allievi, troveranno qui brani che, trattando aspetti ben individuati del lessico della chitarra, collocano ogni procedimento tecnico in un discorso musicale compiuto, vincolando la diteggiatura a precise finalità di ritmo, di espressione, di fraseggio, di colore.


Il primo e fondamentale obiettivo al quale ho mirato è dunque la simbiosi tra tecnica e musica: l’allievo deve imparare a subordinare sempre ogni suo gesto meccanico a un risultato estetico, e io ritengo che non esista motivo ragionevole per non stimolarlo a lavorare in questa direzione fin dai suoi primi contatti con lo strumento.


È ovvio che, per realizzare un progetto didattico di autentico valore formativo in diretta relazione con il repertorio del Novecento, una raccolta di studi non si deve porre l’obiettivo di intrattenere l’allievo con epidermici – quanto inutili – divertimenti: il lato “facile” di queste piccole composizioni sta nel fatto che, dal punto di vista tecnico, esse sono abbordabili da chi si trova nella fase iniziale della sua formazione, a patto che sia capace di riflettere sugli aspetti musicali (e, a questo riguardo, la funzione dell’insegnante è fondamentale e decisiva) e disposto a spendere un impegno non minore di quello che, nelle fasi successive della sua crescita, gli verrà richiesto dalle opere maggiori del repertorio”.


Ciò che sorprende inoltre è l’enorme attenzione dedicata all’agogica. Spesso le opere didattiche dei primi anni risultano musicalmente carenti e non prestano molta attenzione allo studio delle espressioni musicali, delle dinamiche e dell’agogica, fondamentalmente per due motivi: si preferisce dare precedenza al lato tecnico/manuale e, solo dopo l’esecuzione completata di “tutte le note”, si consiglia di iniziare ad usare i “colori”, separando lo studio in due fasi distinte; l’opera studiata ha un dichiarato intento tecnico - strumentale ma non possiede la stazza musicale per poter comprendere tutte quelle gamme espressive richieste da un brano musicale completo (e qui si potrebbe aprire tutto un capitolo sui “chitarristi pseudo compositori” che si sono improvvisati didatti).                       

 
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di Domenico Famà

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  1. 1) Bruno Bettinelli (Milano, 1913 – 2004) è stato un rinomato compositore e didatta italiano. Autore di musica sinfonica, teatrale, corale e da camera si è dedicato a scrivere diverse opere per chitarra, tra cui la Sonata breve, l’Improvvisazione, i Quattro pezzi e i Dodici Studi. La sua musica per chitarra fa ricorso a procedimenti atonali e dodecafonici (anche se in piena libertà) mentre dal punto di vista formale fa spesso ricorso a strutture antiche come la fuga e la passacaglia.


  1. 2) Reginald Smith Brindle (Cuerdon, Lancashire, 1907 – 2003), compositore britannico, scrisse per chitarra il celebre “Polifemo de Oro”, opera seriale in quattro parti dedicata al chitarrista Julian Bream. Si dedicò anche alla didattica strumentale, scrivendo il “Guitarcosmos” sulla scia dell’opera per pianoforte di Bèla Bartòk.