di Marco Bazzotti
Intervista a Mario Garrone e Giuseppe Cuzzucoli
autori de La progettazione della chitarra classica, 2014


  1. -Mario, ci rivediamo periodicamente e parliamo di liuteria ormai da oltre vent’anni, cosa ti ha spinto a pubblicare questo nuovo volume?


MG: Un discorso preliminare, su cui oggi sento più che mai necessario porre l’accento, è quello relativo alla storia della liuteria nel suo complesso… ho molta stima per grandi liutai del passato e del presente, dei quali riconosco i grandi progressi nel campo liutario.


Grazie al lavoro svolto da alcuni di loro, ed alla mia passione per la ricerca ho ricevuto sempre lo stimolo a migliorare ed a portare avanti gli studi sulla costruzione, cercando di capire come poterli attuare per me e per tutti …


Come abbiamo scritto fin dalle prime righe della Premessa al nostro volume, e cioè che ”la Scienza non spiega i miracoli”, siamo altresì convinti che il “miracolo” della creazione di un ottimo strumento musicale non sia necessariamente un fatto di scienza, ma sia dovuto in primo luogo all’esperienza, alla sensibilità e alla creatività dell’artista-liutaio.


Tuttavia siamo entrambi convinti che si debba andare oltre la nostra esperienza, pur senza rinunciare alle sue buone lezioni: dobbiamo fare in modo che essa resti un punto di partenza, ma non diventi mai una sorta di gabbia dal cui perimetro non dobbiamo uscire.


Guai se fosse così. Dobbiamo avere il coraggio di percorrere nuove strade, grazie alla conoscenza (se non la scienza) che ci guida ed illumina i nostri tentativi, per andare oltre i nostri limiti. In questo senso ho molto imparato dai miei errori, soprattutto quando poi sono riuscito a spiegarmi il perché di un certo effetto rispetto alla sua causa … ecco si deve sempre cercare il rapporto di causa-effetto in tutto quanto si sperimenta, e credo che questo libro, lo spero fortemente, possa aiutare e stimolare a farlo.


- Ing. Cuzzucoli, il tuo nome è abbastanza nuovo nel panorama della chitarra, mi puoi raccontare come è maturato il tuo interesse per la liuteria e l’idea di pubblicare questo libro?


GC: Conosco molti chitarristi e molti liutai, oltre a numerose persone che, a vario titolo, sono interessate agli strumenti musicali. Però hai ragione: io oggi sono sostanzialmente estraneo al mondo della chitarra. La mia attività professionale (sono ingegnere elettronico) mi ha portato ad occuparmi di questioni  dove la chitarra – e la musica in generale - non avevano nessuno spazio.


Però ho sempre coltivato un interesse ‘a 360 gradi’ per la chitarra classica, che – tra l’altro - suono da dilettante. Ho anche una modesta collezione di strumenti - mandolini dei primi anni del ‘novecento’ e un certo numero di chitarre antiche e moderne.


Niente di particolare, solo una raccolta di strumenti che prediligo ma che – secondo me – hanno anche un significato importante nello sviluppo della liuteria mandolinistica e chitarristica. 


Durante il mio corso di studi in Informatica ho ‘intuito’ (se così possiamo dire) la possibilità di costruire un modello fisico completo in grado di rappresentare tutti i fenomeni interessati al suono della chitarra, dal ‘tocco’ dell’esecutore al risultato finale in termini di suono, passando – ovviamente – per le caratteristiche fisico - acustiche dello strumento. In altri termini, il modello di una chitarra ‘virtuale’.


Da questo mio approccio allo studio del modello fisico della chitarra è nato l’articolo “A Physical Model of the Classical Guitar, Including the Player's Touch” pubblicato sul prestigioso Computer Music Journal (MIT, USA), e l’articolo ‘Physical model of the plucking process in the classical guitar’ presentato all’International Computer Music Conference 1997 (Tessalonica Settembre 1997).


Devo dire con grande soddisfazione che questi articoli sono stati accolti con interesse dalla comunità scientifica internazionale. Ecco, questo spiegava già da allora il mio approccio di tipo numerico alla comprensione di problemi altrimenti impossibili da risolvere. Durante questi studi (e dopo) ho letto molto di ciò che è stato scritto negli anni sull’acustica degli strumenti musicali ‘a corde’ (non solo chitarra, ma anche violino, pianoforte e quant’altro).




Ho capito presto che, al di là di studi concettuali irti di formule matematiche, c’era in giro ben poco che potesse effettivamente aiutare a ‘progettare’ (ecco finalmente la parola magica!) uno strumento come la nostra chitarra. La mia ambizione era di tentare un approccio diverso, che coprisse questo gap, ma ciò avrebbe richiesto il contributo di un liutaio con una esperienza ed una capacità pratica eccezionale, oltre all’apertura mentale.


Ho conosciuto Mario sulla scorta del suo libro ‘La costruzione della Chitarra Classica’, Edizioni Bèrben (1994) e da allora (era l’anno 2000) è cominciata la nostra amicizia e la nostra collaborazione. L’idea di mettere sulla carta questi appunti, che in realtà racchiudono solo una minima parte del lavoro che abbiamo svolto insieme, ovvero quella parte che ha portato ai risultati più soddisfacenti e riproducibili, è stata la naturale conseguenza.


Si tratta della normale prassi adottata nella comunità scientifica, di portare all’attenzione degli studiosi quanto realizzato … ecco, non succedeva lo stesso nel campo della liuteria, specie nei secoli passati: si è perso notizia di tantissime esperienze e pratiche, sepolte con i liutai stessi… Un proverbio senegalese recita: When an old man dies, a library burns, di sicuro sono state bruciate molte “biblioteche” nel campo dell’acustica applicata agli strumenti musicali. Non vogliamo che questo accada più nel futuro, per questo ci siamo cimentati nel compito in prima persona…


  1. -Cosa intendete per progettazione della costruzione di una chitarra?


MG: Certo, capisco che può suonare strano e pretenzioso, al primo acchito, il titolo del testo…  Siamo abituati a sentire parlare del progetto di una casa, di un ponte o di un nuovo prodotto elettronico, invece uno strumento musicale o lo si costruisce, semplicemente copiandolo da un modello riproducibile all’infinito (come nei processi industriali) o lo si ricrea ogni volta a partire dal materiale a disposizione e dall’idea da sviluppare (questo è il lavoro del liutaio più avveduto) …


Per noi progettare ha il significato innanzitutto di interrogarsi preliminarmente su come dovrà essere l’oggetto che intendiamo realizzare e quali sono le prestazioni che ci attendiamo.


Fin qui nulla di diverso da un qualsiasi altro processo industriale. Nel caso nostro intervengono subito gli altri fattori, che riguardano i dettagli realizzativi del nostro progetto, che non dovranno seguire soltanto l’esperienza pregressa (il famoso “si è sempre fatto così”, tuttora in uso in qualsiasi campo commerciale) ma dovranno essere sviluppati ad hoc attraverso tecnologie da applicare che ne prevedano prima la possibilità di realizzo, secondo quanto ideato e al termine ne permettano la verifica dei risultati.


Proprio il feedback che otteniamo da questo processo di progetto e verifica è il quid essenziale che ci ha portato a tante nuove conoscenze… tanti sbagli ma anche  piccole conquiste che sono confluite nel nostro metodo di progettazione. Molte misure sono illustrate in dettaglio nel volume.


GC: Voglio sottolineare – a scanso di equivoci – che questo non è l’ennesimo manuale che insegna a costruire la chitarra classica. Ne esistono molti, anche sulla rete. Ma qui si tratta di un testo che vuole calare il lettore nel mondo della progettazione di un oggetto molto particolare – la chitarra classica appunto. Progettare – in questo caso - significa dimensionare tutti gli elementi costruttivi (anche quelli apparentemente insignificanti) in modo da realizzare la propria ‘idea del suono’.


Questo è il faro che ci ha guidato nell’addentrarci in tutti i piccoli e grandi dettagli della meccanica e dell’acustica applicata allo strumento chitarra. Un viaggio affascinante, che ha alla sua base l’idea del suono e del bello…I suggerimenti pratici (che non possono mancare) sono sempre finalizzati a questo obbiettivo.


 
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