Alessandro Giglioli
SINTESI DIALETTICA TRA FOLKLORE, TRADIZIONE E CONTEMPORANEITÁ NELLA MUSICA PER CHITARRA SOLA DI LEO BROUWER*
HOMEhttp://www.dotguitar.it
HOME 
APPROFONDIMENTIhttp://www.dotguitar.it/zine/archivi/approfondimenti.html

*CONSERVATORIO STATALE DI MUSICA “LUIGI CHERUBINI” ISTITUTO SUPERIORE DI STUDI MUSICALI - FIRENZE - SCUOLA DI CHITARRA

Diploma Triennale Sperimentale

Tesi finale

Relatore
Prof. Francesco Cuoghi

Candidato Alessandro Giglioli

Anno Accademico 2009-2010

INDICEgiglioli_indice.html

di Alessandro Giglioli

alexgiglioli@live.it



2.5 Il concetto di musica come “linguaggio universale” nella poetica di Leo Brouwer


Per delineare meglio le concezioni estetico-musicali ed artistiche in senso lato di Leo Brouwer è utile partire da alcune citazioni tratte da saggi, interviste e conferenze:

“Considero la vita come una composizione completa, il paesaggio, l’architettura, incluso il ritmo della gente quando cammina e parla… Tutto questo ho cercato di trasferirlo in musica. Questa è una delle mie ossessioni, la forma come insieme universale”.55


“Occorre scrivere musica in relazione con il mondo, perché tutto è musica, il paesaggio stesso è musica, perché è disegno, forma, struttura della natura”. 56


“La contaminazione serve, è utile, avvicina stili e culture. Io voglio essere contaminato da altri linguaggi che non siano il mio; contaminato, ma non inquinato […] Penso alla musica come ad un albero che ha foglie, radici e tronco, ma dappertutto lo stesso DNA”. 57

“La nostra opera deve avere due elementi: il vero contatto con le proprie radici e la totale informazione su tutti gli attuali mezzi di creazione: inclusione, assimilazione, restituzione del materiale filtrato attraverso una personalità propria”. 58


Leo Brouwer basa la sua concezione artistica sulla forte convinzione che la suddivisione della musica in colta e popolare non esista e che questa sia,  piuttosto, una classificazione semplicistica, artificialmente costruita da coloro che producono e distribuiscono musica in una società massificata e consumistica come quella affermatasi dalla seconda rivoluzione industriale in poi, che tende sempre più a divenire omologata e a seguire mode generalizzate imposte dal mercato, in seguito ai processi di accelerazione della “globalizzazione”.


In genere si intende per musica colta quella che viene elaborata con un senso di complessità strutturale e con tradizioni sonore dalle multiple radici storiche legate alle pratiche concertistiche, mentre si definisce popolare quella che si basa su pochi elementi facilmente riconoscibili e comprensibili a tutti, alla quale si attribuisce non uno scopo di sviluppo delle capacità intellettive o del pensiero, tramite l’ascolto, ma semplicemente una “funzione di intrattenimento e godibilità immediata”. 59


Brouwer rifiuta questa classificazione; 60 egli è convinto che nella composizione musicale entrino in primo luogo le “circostanze di ordine filisofico-sociale, ambientale e politico”, ossia il contesto in cui l’autore opera e che costituisce il suo vissuto, ancor più che le tecniche di cui dispone, che tuttavia sono il tramite imprescindibile. 61


La composizione musicale, come ogni creazione artistica, deve riuscire ad innestare su un’armatura di conoscenze teoriche ed accademiche, sulla propria formazione e informazione disciplinare, quelle che sono le necessità interiori di ciascuno, il proprio inconscio e la propria fantasia. La musica quindi, come la poesia o l’arte in genere, deve unire i due momenti della conoscenza e dell’immaginazione; per questo non può essere un semplice procedimento alogico o irrazionale e neppure divenire astrattezza formale e tecnicistica.


Vedendo presente, nelle società attuali, il rischio di una sorta di schizofrenia, a causa della quale anche l’ispirazione artistica sembra non saper mantenere un equilibrio fra la componente razionale e la “sfrenatezza fantastica”, Brouwer ritiene che l’ambiente concreto in cui l’autore è inserito abbia un ruolo fondamentale nella creazione dell’opera d’arte, la quale risulterà tanto più ricca ed universale quanto più siano varie e molteplici le esperienze vissute: essa deve necessariamente coniugarsi ai valori e alle categorie storiche, che non si sperimentano ma si studiano, perché formatesi lentamente nel corso dei secoli.


Ciò non vuol dire avere una “visione retroattiva”; piuttosto, la convinzione che si debba tener conto delle proprie radici culturali comporta che la trasformazione, l’innovazione continua avvenga in un processo dialettico con quelle.

La cultura, e quindi la musica, non è un prodotto alienato dall’uomo e dalla società che lo ha generato, ma è parte del bagaglio che forma e “arricchisce il complesso politico e sociale di un popolo, si identifica con questo e lo rappresenta”. 62


Le tradizioni, le radici popolari devono essere consapevolmente acquisite, ma devono allo stesso tempo evolversi, per divenire un linguaggio coerente con il mutare delle circostanze storiche, arricchendosi di nuove esperienze e conoscenze; in una parola, bisogna saper innovare, per poter continuare ad elaborare e comunicare cultura.


Il compositore cubano è invece convinto che specie nella tradizione “alta” della musica europea alcuni elementi tendano a vanificare la trasformazione e l’innovazione, quali i rigorosi stilemi del passato, le strutture formali regolari, basate sulle divisioni “grande periodo - periodo - frase - semifrase” o la convinzione classicista che bellezza equivalga ad equilibrio; ostacola l’innovazione anche il concetto di subordinazione di alcuni parametri ad uno fondamentale, ad esempio la sottomissione degli elementi armonici o formali al ritmo o alla linea melodica. 63


Le avanguardie hanno spezzato queste o alcune di queste convenzioni; perciò Brouwer si è accostato al loro mondo, ma senza mai dimenticare le radici soggettive dell’ispirazione, come il folklore afrocubano, operando infine un processo di sintesi, o meglio una dialettica costante tra elementi diversi, un “mestizaje” tipico della sua cultura.


Riuscire ad innovare mantenendo alcuni elementi della tradizione, delle radici culturali, è il problema del musicista contemporaneo. In questo senso Brouwer considera l’avanguardia un “germe straordinario di apertura estetica” 64, sia che si tratti delle avanguardie storiche, sia che si parli delle sperimentazioni e del rinnovamento dei linguaggi artistici determinatosi nel secondo dopoguerra con la cosiddetta neoavanguardia, che ha operato un più profondo distacco dalle tradizioni.


Tuttavia, la sua idea che la cultura artistica si muova nel tempo, quasi disegnando una spirale ascendente, lo porta a non assolutizzare questi riferimenti e tanto meno le classificazioni, adoperate spesso per pura convenienza.


Nel mondo contemporaneo stili e correnti estetiche si evolvono in più  rapida successione, cambiano continuamente i modelli e gli schemi sonori, ora intensificando gli elementi innovativi, ora quasi negandoli, con aspetti a volte contraddittori, ma tendenti tutti a interpretare o creare una nuova attualità; il cosiddetto post modernismo,65

classificato a volte come minimalismo, iperrealismo, nuova semplicità, fusion, new age, e in altri modi ancora, mostra come, al di là di etichette transitorie, vi sia libertà e pluralismo, almeno in termini di cultura artistica. 66


Secondo Brouwer è compito dell’artista saper scegliere tra i diversi modelli disponibili, sia attinti dalle proprie radici culturali o caratteri nazionalisti, sia da quelli transnazionali o universali, per sintetizzarli nella propria opera, affinchè essa sappia comunicarsi all’ascoltatore, creando un’autentica cultura popolare, cosa che a suo parere avviene quando la musica riesca ad andare verso l’integrazione, la pluralità, la mescolanza, per acquistare ricchezza e rinnovarsi nella tradizione.


Altro punto fermo della sua poetica è infatti che la trasformazione dei valori estetici e dei concetti del linguaggio artistico debba avvenire dal punto di vista della comunicazione, cosicché ciò che viene affermato come valore estetico sia non solo reinterpretato ma comunicato, poiché se parla solo a se stessa l’innovazione non è significativa.


Inoltre, considerato che nel mondo attuale più cose avvengono simultaneamente, dato che “accelerazione è fusione; tutti i tempi e tutti gli spazi confluiscono in un qui e ora”, 67 Brouwer ritiene che si debbano prendere in prestito “culture simultanee”, utilizzare forme culturalmente diverse, collocare in un ordine nuovo le tradizioni: in conclusione, ricondurre ad unità la molteplicità del reale e dell’immaginario, del vicino e del lontano, del passato e del presente ed operare una sintesi tra folklore, sperimentazione, particolare ed universale. 68

 

___________________


55  Hernández, I.: Leo Brouwer, cit.

56 Dumond, A. e Denis, F.E.: Entretiens avec Leo Brouwer, cit.

57 Brouwer, L.: “Riflessioni”, in Gajes del oficio, cit.; è la stessa posizione del poeta cubano José Martí.

58 Brouwer, L.: “Riflessioni”, in Gajes del oficio, cit.

59 Brouwer, L.: “La musica, il cubano e l’innovazione”, in Gajes del oficio, cit.

60 La distinzione gli appare limitativa sia guardando al fine attribuito all’arte, perché parrebbe escludere che chi trae piacere da essa non pensi o viceversa, sia considerando l’aspetto creativo e le componenti tecniche della musica.

61 “Un artista non deve isolarsi nella torre d’avorio: deve scrivere dell’ambiente che lo circonda, perché la vita è, in fondo, tutta una grande composizione”. Brouwer, L.: “Riflessioni”, in Gajes del oficio, cit.

62 Brouwer, L.: “La musica, il cubano e l’innovazione”, Gajes del oficio, cit.

63 Secondo Brouwer l’innovazione può verificarsi sia cambiando l’intento o il senso dell’opera creativa in se stessa, sia i mezzi con cui viene comunicata o gli elementi da cui l’opera è costituita. Il ritenere certi aspetti (ritmo, timbro, densità o dinamica, altezze e ordine) più importanti di altri, è ciò che più frena l’innovazione. Brouwer, L.: “La musica, il cubano e l’innovazione”, Gajes del oficio, cit.

64 Brouwer, L.: “Musica, folklore, contemporaneità e postmodernismo”, in Gajes del oficio, cit.

65 “Ogni epoca vive fasi di attualità alternate a fasi di resoconto in cui si verifica un ripiegamento; ritengo che il postmodernismo abbia una funzione primordiale: costruire il modernismo e tutto ciò che nella nostra epoca viene recuperato come valore estetico, al fine di estenderlo e soprattutto reinterpretarlo”. Brouwer, L.: “Musica, folklore, contemporaneità e postmodernismo”, cit.

66 Brouwer, L.: “Musica, folklore, contemporaneità e postmodernismo”, Gajes del oficio, cit.

67 La citazione è tratta da una conferenza tenuta dal filosofo Ottavio Paz agli inizi degli anni Settanta, “La tradizione della rottura”, ed è riportata in Brouwer: “Musica, folklore, contemporaneità e postmodernismo”, in Gajes del oficio, cit.

68 In Europa si parlerebbe comunemente di influenze attinte da altri artisti o scuole, ma occorre ricordare che il mondo cubano guarda agli apporti delle culture esterne come ad un aggiornamento, una integrazione del proprio repertorio di riferimenti, in un equilibrio tecnico ed estetico che trova sempre le sue basi in un criterio di dialettica.