di Eugenio Silva e Alfredo M. Ruggiero

Gli “Studi facili per chitarra” di Angelo Gilardino*



Premessa


L’intento di questo lavoro è l’individuazione di una o più metodologie atte a favorire la formazione di un “ambiente di apprendimento” ottimale per l’allievo che si confronterà con questi piccoli brani a scopo didattico.


L’opera del compositore vercellese Angelo Gilardino si colloca nel panorama dei lavori didattici per chitarra, con particolare riferimento ai lavori introduttivi alla musica moderna, come tassello probabilmente mancante di un mosaico che è stato certamente ricchissimo nei due secoli precedenti di lavori aventi lo stesso proposito.




Che cosa cambia? Verrebbe dunque da chiedersi pensando alla grossa mole di opere con un orientamento spiccatamente didattico prodotte nel corso del XVIII, XIX e XX secolo.


Molti italiani si sono prodigati in questa direzione nel corso dell’Ottocento, basti pensare all’op. 48 di Mauro Giuliani (1781-1829), l’op. 60 di Matteo Carcassi, l’op. 333 e l’op. 114 di Ferdinando Carulli (1771-1841), ma anche molti spagnoli come Dionisio Aguado (1784-1849) che con il suo completo ed efficace “Nuevo metodo para guitarra” op. 6, illustra molto chiaramente i principali aspetti tecnici dell’epoca con una particolare attenzione alla risoluzione degli “abbellimenti” ed una spiccata sensibilità alla questione dell’attacco unghia – polpastrello; le imprescindibili op. 31, 35 e 60 di Fernando Sor (1778-1839), che sulla questione dell’ “attacco” era in contrasto con il collega Aguado prediligendo la tipologia “solo polpastrello”; andando ancora più avanti in questa ipotetica carrellata cronologica, per i loro sforzi compositivi finalizzati alla didattica si distinguono il francese Napoléon Coste (1805-1883) con i 25 studi dell’op. 38, gli spagnoli Francisco Tárrega (1852-1909) con una serie di studi, preludi e brevi composizioni (tuttavia non sempre adatti ad allievi alle prime armi) e Emilio Pujol (1886-1980) con un metodo considerato tra i più completi dell’era post – romantica, l’italiano Mario Castelnuovo-Tedesco (1895-1968) con i suoi “Appunti” op. 210 (rimasti incompiuti)1 dov’è raccolto il contributo pedagogico del compositore; l’argentino Julio Salvador Sagreras (1879-1942) con i suoi 6 volumi divisi in “prime” e “seconde” lezioni di chitarra.



Forse dovremmo formulare la domanda in modo diverso: che cosa è cambiato?


Molto, forse tutto. Le opere menzionate, anche se maturate in epoche molto diverse dal punto di vista musicale, sono in qualche modo sempre legate ad un vincolo di tipo “tonale” sia nel loro sviluppo che nella loro forma, vincolo più o meno forte a seconda dell’opera e della sua funzione, ma chiaramente percepibile ed individuabile.


È vero che nel corso del XX secolo si avrà un progressivo abbandono di questi vincoli anche nelle opere per chitarra sola, ma sembra che per quanto riguarda i metodi o gli studi questo tipo di distacco sia stato più difficile da operare.


Ed è probabilmente per questo che l’autore, Angelo Gilardino, nell’introduzione di questi 20 studi detti “facili”, per giustificare l’esigenza di un volume di questo tipo, scrive “…mentre il repertorio di studi composti dai maestri dell’Ottocento e del Novecento tradizionalista …(…)…e destinato agli studenti dei primi corsi è ampio e soddisfacente, non si dà uguale ricchezza negli studi introduttivi alla musica moderna, e pochissime sono, in questo campo, le opere universalmente riconosciute.


Tra quelle “pochissime” il maestro vercellese non annovera ma certamente sottintende la “titanica” – in questo senso - opera del compositore cubano Leo Brouwer (1939), che con le sue 6 serie per un totale di 30 “Estudios Sencillos” (Studi Semplici) è senza dubbio un inesauribile e prezioso contributo per l’avvicinamento alla musica moderna per chitarra per giovani allievi anche alle prime armi.


Lo “sfruttamento” dello strumento in senso idiomatico così come operato dallo stesso Angelo Gilardino in molti dei suoi studi, specialmente se pensiamo ai 5 volumi scritti tra il 1981 e il 1988 che raccolgono i celebri “60 Studi di Virtuosità e di Trascendenza” (che in termini di difficoltà si collocano alla fine della ipotetica catena didattica cronologicamente inversa ai capi della quale troviamo proprio il 20 studi facili e che sarà certamente arricchita dal compositore piemontese con un’opera “intermedia” di cui già si sente l’esigenza) è operato in maniera molto efficace già dal maestro cubano Leo Brouwer nei suoi Studi Semplici; così come anche il distacco più o meno evidente dal vincolo tonale per lasciarsi andare ad altri sistemi di riferimento quali la modalità o a elementari spunti di serialità.


Sotto questo punto di vista esistono anche altre opere, che effettivamente come Gilardino scrive, non possono definirsi di valore “universalmente riconosciuto”, ma che possono essere accostate per intento e concezione a questo suo lavoro; tra questi spicca l’opera del compositore britannico Stephen Dodgson (1924-2013) con i suoi 20 studi (composti in collaborazione con Hector Quine), nei quali viene operata una trattazione “idiomatica” dell’ambiente tonale, quindi essenzialmente legata allo strumento e alla sua esplorazione.


L’opera di Gilardino dunque si propone di arricchire una letteratura ricchissima se ci riferiamo alla sua macro-classificazione, ma indubbiamente più scarna e soprattutto molto meno continuativa nel tempo se la filtriamo in riferimento allo stile e al sistema armonico di riferimento.


Questa tesi intende offrire elementi di spunto e di lavoro su brani di questo tipo per favorire i giovani allievi, proprio perché il materiale “sonoro” pubblicato in questa direzione è in netta minoranza anche nella produzione dello stesso tipo legata ad altri strumenti.


Immaginiamo un giovane allievo al suo primo anno di studi nella Scuola Media a Indirizzo Musicale che dopo qualche mese si confronti con i suoi colleghi strumentisti, ascoltando a vicenda l’oggetto dei loro primissimi studi: sarà molto improbabile che il giovane allievo chitarrista ascolti uno studio di musica modale dal suo collega violinista oppure la costruzione di una breve serie su semplice successione accordale dal collega pianista o ancora uno studio cromatico dal flautista o oboista.


Occorre dunque porre la massima attenzione per una quanto più efficace “somministrazione” di questi Studi, attenzione pari solo all’importanza della loro esistenza nel repertorio del giovane chitarrista, ed in questo senso il contributo didattico, metodologico e sperimentale da parte dell’insegnante diventa fondamentale.

 
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di Eugenio Silva e Alfredo M. Ruggiero

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  1. 1)Kristjan Stopar - “Mario Castelnuovo-Tedesco e la chitarra”

* Tesi di Diploma Accademico di II Livello ad Indirizzo Didattico per la formazione dei docenti nella classe di concorso A077 -

Conservatorio di Musica “D.Cimarosa” Avellino A.A. 2013-2014

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