Gli Artisti di Aquila Corde

 

Come è nata in te la passione per la chitarra e a che età?


Ho iniziato a studiare a 10 anni.

Probabilmente incuriosito dal suono e dall’emozione sollecitata da qualche interprete apparso in televisione, chiesi a mio padre di regalarmi una chitarra… dopo qualche tempo una sera giunse a casa dal lavoro portando con se uno strumento da studio, acquistato sicuramente con sacrificio, e un patto: avrei ricevuto in dono la chitarra ma avrei dovuto prendere qualche lezione per non svilire quel regalo come un gioco e un passatempo superficiale.


Fortuna, sorte e destino insieme vollero che a quel tempo in paese, Lonato, un maestro avesse iniziato a impartire lezioni di chitarra a un piccolo gruppo di allievi, e mio padre (che ha sempre avuto un ruolo determinante nelle circostanze che mi hanno aperto il mondo della Musica) ottenne che io potessi aggiungermi loro.



Come si chiamava questo maestro?


Fausto Betelli, questo il nome del Maestro, era un apprezzato fornaio di Lonato, il piccolo paese sulle colline del lago di Garda, dove ho sempre vissuto…Fausto era una persona meravigliosa, di grande umanità, curiosità, sensibilità…


Non disponeva di una raffinatissima competenza tecnica (di chitarra aveva appreso nozione e pratica frequentando in gioventù uno dei più conosciuti sodalizi mandolinistici bresciani) ma le sue qualità personali e la sua passione, sostenute da un grande intuito artistico, gli hanno permesso di distribuire per molti anni a diverse generazioni di appassionati lonatesi e non solo, il desiderio di dare voce alle corde delle loro chitarre, condividendo momenti indimenticabili di vita, di crescita personale e di amicizia.


Il “gruppo chitarristico lonatese” fondato da Fausto Betelli divenne in breve tempo una realtà conosciuta e molto apprezzata; molte associazioni e realtà culturali iniziarono a invitare il gruppo a tenere concerti, e per noi che avevamo poco più di dieci anni ogni volta era una grande festa.


Ho vissuto insieme a Fausto molti momenti importanti; era appassionato d’arte, di pittura soprattutto, e accadeva spesso di frequentare insieme mostre o aste. Così ho avuto modo di ammirare ancora bambino le geometrie di Kodra, i tratti incantati di Guidi, i colori intensi di Guttuso e opere di tanti altri grandi maestri… Fausto fu tra i primi a riconoscere il valore poetico di Martino Dolci, la forza del segno di Antonio Stagnoli e la qualità di numerosi altri artisti bresciani, che solo dopo qualche anno hanno ricevuto riconoscimento e stima adeguati alle loro capacità.



A quanti anni hai dato il tuo primo concerto?


Avevo dieci anni, dopo pochi mesi di studio Fausto mi fece salire sul palco dell’Istituto delle

suore Canossiane di Lonato dove con mia sorpresa riuscii nell’impresa di arrivare all’ultima nota

di una breve, semplice sarabanda in re minore, ricevendo un applauso di cui ancora ricordo il

calore e l’entusiasmo che ancora posso riascoltare nel cuore.



Quali sono state le tappe fondamentali della tua formazione didattica ed artistica?


Le tappe della mia formazione artistica? Una fondamentale: Angelo Gilardino.

Fausto Betelli aveva fatto sì che in me andasse prendendo forma e intensità una grande passione… la prima chitarra aveva da tempo lasciato il posto a una dignitosa Masetti che pur essendo uno strumento di “fabbrica” aveva un suono piuttosto dolce… una Piretti in acero e abete scelta nel laboratorio del liutaio a Bologna insieme a mio padre, mi accompagnava nei vari concorsi nazionali cui avevo iniziato a partecipare; Maccagno, Recanati (dove il secondo anno vinsi il trofeo Beniamino Gigli destinato al miglior concorrente di tutte le varie categorie degli strumenti in concorso) e infine Desenzano, dove incontrai Angelo Gilardino.


Mi presentai al concorso con il terrore di affrontarlo poiché alcuni compagni del gruppo


chitarristico l’avevano incrociato con esiti funesti ad un concorso a Milano. Temevo che anch’io avrei raccolto la mia buona dose di rimbrotti ma con mia sorpresa mi aggiudicai il primo premio. L’intuizione di mio padre di avvicinarlo e chiedergli di prendersi cura dei miei studi (Angelo generosamente accettò), cambiò di fatto tutta la mia vita.


Per quasi un anno un paio di volte al mese, sempre accompagnato da mio padre, mi recavo a

Vercelli per ricevere le mie lezioni… l’estate successiva partecipai al corso di Roasio dopo di

che misi i miei genitori con le spalle al muro decidendo di abbandonare gli avvilenti studi liceali (dove ero anche riuscito a farmi rimandare in matematica) per intraprendere gli studi musicali e la carriera concertistica. Tenni il mio primo concerto a Mede Lomellina all’età di 16 anni e fu il primo passo di un intenso e lungo cammino che mi ha regalato grandi emozioni e grandi soddisfazioni.

 

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