Gli Artisti di Aquila Corde

 
Da qualche anno sei Endorser di Aquila Corde Armoniche. Ci vuoi spiegare quali sono state le ragioni che ti hanno spinto a collaborare con Mimmo Peruffo, interrompendo il tuo precedente rapporto con un

altro affermato marchio di corde?


Ho avuto la fortuna di incontrare Mimmo al Convegno di Alessandria nel 2014. Lo definirei un vero e proprio colpo di fulmine, perché il giorno seguente mi sono trovato catapultato a Caldogno, cuore produttivo di Aquila Corde, viaggiando in macchina con l’amico e collega Enea Leone.


La stima nei confronti di Mimmo è stata immediata, sia dal punto di vista umano che da quello professionale: sono convinto che sia uno dei maggiori esperti al mondo nel suo campo e il poter collaborare con lui lo considero un privilegio.


Le ragioni che mi hanno spinto sono molteplici: una naturale conseguenza della mia personale ricerca sul suono, l’opportunità di poter testare e sviluppare in prima persona corde realizzate con nuovi materiali ma con uno sguardo rivolto alla tradizione, la possibilità di avere corde e calibri “su misura”, non ultimo la gioia e l’orgoglio di poter andare a suonare in tutto il mondo con corde e chitarre italiane.


Oggi, dopo due anni di lavoro, posso sostenere che il catalogo Aquila sia il più completo al mondo. (Mancano soltanto corde in fluocarbon…spero che Mimmo mi stia leggendo!)



Quali chitarre stai utilizzando?

Principalmente una Lodi del 2009 e una Rosazza del 2011. Ho la fortuna anche di suonare una delle ultime Santos Hernandez del 1942, di proprietà di un collezionista.



A che età ti sei accostato allo studio della chitarra classica?


Ho iniziato a suonare la chitarra all’età di sette anni grazie ad un corso pomeridiano tenuto da Roberto Armillotta nella mia scuola elementare a Castel Gandolfo, nei Castelli Romani. Roberto non era diplomato in Conservatorio, ma mi ha trasmesso una passione viscerale.


L’impostazione è stata subito quella classica (dopo aver superato il problema della grandezza della mia prima chitarra grazie al passaggio dopo qualche mese ad una ¾!). Accanto al repertorio tradizionale, Sor, Carulli, Tárrega su tutti, ricordo con grande felicità l’abitudine al suonare insieme, sia in duo con che in piccoli ensembles di chitarre, oltre a incursioni nella musica sudamericana e popolare.


Dopo quattro anni, in prima media, sono entrato al Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma nella classe di Carlo Carfagna; all’epoca c’erano soltanto due cattedre di chitarra ed a fronte di oltre trenta richieste erano disponibili per le ammissioni soltanto due posti: posso dire, senza tema di risultare polemico, che purtroppo oggi nei Conservatori le cose sono cambiate e parecchio. Anche qui la musica da camera e la contemporanea erano pane quotidiano. Ricordo ancora oggi un saggio di classe con “Alias” di Petrassi per chitarra e clavicembalo (nell’era del “vecchio ordinamento”!).



C'è stato un episodio in particolare per cui la chitarra ha colpito la tua attenzione, oppure si è trattato di un incontro casuale?


Direi puramente casuale e senza un motivo preciso. Non provengo da una famiglia di musicisti. Quando chiesi di voler suonare la chitarra, i miei genitori mi chiesero più volte perché non volessi studiare il pianoforte, visto che in casa ne avevamo uno inutilizzato, acquistato per mia sorella maggiore che però non aveva continuato gli studi.


A quanto mi raccontano fui molto risoluto nel declinare l’offerta e scelsi la chitarra, non so perché.

Fortunatamente il pianoforte mi servì in futuro, sia per studiare armonia che per diletto personale e ad oggi posso considerarmi un discreto pianista amatoriale!



Dal tuo curriculum si evince che sei stato allievo del M° Carlo Carfagna, esponente di spicco della scuola chitarristica romana.

Quali sono, a tuo avviso, le peculiarità di questa scuola?


Carfagna è stato allievo di Mario Gangi ed insieme hanno insegnato al Conservatorio di Roma per quasi venti anni. Credo che il Metodo di Gangi sia ad oggi uno dei testi di maggior importanza e chiarezza didattica in assoluto.


Peculiarità credo siano la non dogmaticità, la necessità di praticare la musica da camera e l’apertura nei confronti di altri generi musicali (flamenco, jazz, musica leggera di qualità).



Sei vincitore di diversi concorsi, tra cui ricordiamo l’"Alirio Diaz", il "Nicola Fago", il "Città di Lodi" ed il II Premio al Concorso "Giuliani" di Bari. Ma l'esperienza cruciale, credo che sia stata la vittoria, nel 2010, al Concorso Internazionale di Tokyo.

Questi concorsi hanno realmente contribuito alla tua affermazione nel panorama chitarristico internazionale?


In parte credo di sì, anche se la mia carriera è cominciata proprio quando ho smesso di fare concorsi.

Il Concorso Internazionale di Tokyo, giunto quest’anno alla 59esima edizione, credo sia uno dei più longevi concorsi chitarristici al mondo e sicuramente tra i più prestigiosi.

 

Gli Artisti di Aquila Corde Armoniche

Intervista di Elvira Dieni a Marco Del Greco