Gli Artisti di Aquila Corde

 

Da qualche anno sei endorser di Aquila Corde Armoniche: cosa ti ha indotto a preferire questo marchio? Quali sono i sets che preferisci?


Ho iniziato ad avvicinarmi al mondo di Aquila Corde Armoniche provando qualche set: le corde che avevo usato per tanti anni avevano cominciato a non piacermi più sia a livello di suono, sia a livello di tensione sullo strumento. Proprio in quel periodo ho avuto la possibilità di visitare la fabbrica di Aquila Corde e di conoscere Mimmo Peruffo: sono rimasto subito affascinato dalla profondità del pensiero e della ricerca che contraddistingue  la produzione di Aquila, e quando il M° Antonello Dieni mi ha proposto di diventare endorser sono stato contentissimo di poter avere questo privilegio. Ho suonato per diverso tempo utilizzando le Aquila Alabastro: ho sempre trovato molto stimolante seguire l’evoluzione del nylgut e penso che negli ultimi anni si siano raggiunti degli ottimi risultati sia a livello di riscontro sonoro, sia a livello di affidabilità della corda. Ultimamente sto utilizzando anche le Aquila Cristallo, che mi hanno colpito  per la rotondità e la morbidezza del suono








A che età ti sei accostato alla musica? C’è stato un qualche episodio in particolare che ha fatto nascere in te la passione per la chitarra?


Da quello che mi viene raccontato ho la passione da sempre: i miei genitori ancora oggi mi ricordano spesso di quando ancora gattonavo ma passavo ore a giocare con il giradischi in salotto;  in famiglia non ho musicisti di professione, ma sia i miei genitori sia mio fratello apprezzano la buona musica e sono sempre stati convinti dell’importanza dell’educazione musicale nella formazione dell’individuo. L’incontro con la chitarra vero e proprio è avvenuto quando frequentavo le elementari: mia mamma e mio papà han portato a casa il volantino della scuola di musica del paese dove abitavo e mi han chiesto di scegliere uno strumento...che poi avrei ricevuto come regalo di compleanno qualche giorno dopo.



Vuoi parlarci della tua formazione didattica?


Dal punto di vista della mia formazione didattica mi ritengo molto fortunato: l’insegnante della scuola di musica del mio paese all’epoca era Stefano Leone, papà di Enea Leone (che poi sarebbe stato a sua volta mio insegnante e dopo ancora collega di Duo). Il primo insegnante dello strumento, a cui spesso viene dato peso marginale, è secondo il mio punto di vista fondamentale perché è il Maestro che in una sola volta deve gestire la fase dell’impostazione iniziale, quella del primo sviluppo della tecnica e deve saper motivare l’allievo allo studio con positività ed entusiasmo, in un età che spesso è delicata.

Successivamente ho conseguito il Diploma al Conservatorio di Milano seguito da Paolo Cherici, a cui sono grato per avermi trasmesso l’attenzione al suono e al ”senso del legato”. Ho studiato poi con Enea, che   è stato determinante per la mia formazione dal punto di vista tecnico-musicale e mi ha insegnato il mestiere vero  e proprio. Fondamentali infine sono state le Masterclass con Oscar Ghiglia e le lezioni presso l’Accademia Chigiana di Siena, che mi hanno aperto un mondo e hanno cambiato radicalmente il mio modo di sentire, ascoltare e suonare la musica.







Hai all’attivo numerosi concerti e sei vincitore di importanti concorsi chitarristici: il Concorso Internazionale “Claxica” di Castel d’Aiano,  ottenendo in premio anche l’incisione di un cd, “Sernancelhe International Guitar Competition” in Portogallo, il Concorso internazionale di chitarra R. Chiesa - Città di Camogli.

Questi concorsi hanno contribuito allo sviluppo della tua carriera artistica, o ritieni che possano esserci dei percorsi alternativi più validi per l’affermazione in campo artistico?


Penso che nell’ambito musicale i risultati nei concorsi possano aiutare, ma che la situazione sia molto soggettiva: per quanto riguarda la mia esperienza  i concorsi sono stati importanti più per la presa di coscienza delle mie possibilità e per la gestione dello stress e dei repertori diversi, che per lo sviluppo diretto della mia carriera. Ricordo ad esempio con molto piacere il primo premio al Ruggero Chiesa di Camogli:  quell’anno a pochissimi giorni dalle prove avevo quasi deciso di non partecipare perché non mi sentivo pronto, venendo anche da un secondo premio (con primo premio non assegnato) a Gargnano dove avevo suonato programmi parzialmente diversi. Fortunatamente Enea  mi ha fatto cambiare idea due giorni prima della partenza ed è andato tutto bene.  Ritengo che i concorsi possano essere utili sopratutto per quando si è studenti e bisogna avere degli obiettivi per incentivare e  affinare lo studio; poi, sempre per quella che è stata la mia esperienza, il mestiere vero e proprio è un po’ diverso: bisogna essere in grado di cambiare repertori a seconda delle occasioni e di ideare delle proposte coerenti e personali . Infine è fondamentale imparare ad aprirsi e a collaborare con musicisti che suonano altri strumenti; a volte i chitarristi che partecipano a tanti concorsi tendono un po’ a chiudersi nella propria turris eburnea


  

Sin da giovanissimo ti sei accostato  all’insegnamento: quali sono i principi della tua didattica?


Parto sempre dal principio che la solidità e la naturalezza tecnica debbano essere la base su cui costruire il pensiero musicale, perché la disinvoltura strumentale è l’elemento che ci permette poi di concentrarci sull’espressività e sull’interpretazione. A livello tecnico per me è importantissimo il concetto della gradualità con cui vengono proposti i brani e gli esercizi, in modo da avere un’evoluzione più naturale possibile, che non lasci lacune e che non causi nel tempo la possibilità che insorgano problemi fisici. Dal punto di vista musicale per me è importante l’analisi  dei brani, perché permette di incrementare la consapevolezza con cui poi vengono proposte le proprie idee quando si esegue un brano. Ma la cosa fondamentale dal mio punto di vista è imparare a relazionare gli elementi della parte con la propria sensibilità di ascolto, e sentire come le varie armonie, i modi, gli intervalli e la scelta di registri e di tessiture del compositore influenzino la direzione del discorso musicale.

Un’altra cosa necessaria è fare abituare l’allievo, fin dai primissimi anni di studio, all’approccio con musica di diversi stili e di diverse epoche: a tal proposito penso che l’ascolto di tanta musica sia essenziale per cominciare a imparare fin da subito quali elementi possano essere caratterizzanti delle esecuzioni del repertorio di un certo periodo.



Sei fra i più giovani dei nostri Endorsers, di quale dei tanti progetti che avrai in cantiere vuoi parlarci?


Nell’ultimo anno ho instaurato una collaborazione con le edizioni Armelin di Padova e ho avuto la fortuna di poter curare la revisione e la diteggiatura dei “Six Petites Pièces pour guitare” op.32 di Fernando Sor e de “Le Fandango Varié” op.16 di Dionisio Aguado.  Abbiamo già anche dei progetti per nuove pubblicazioni in prossima uscita.

Inoltre ho in programma concerti solistici e in diverse formazioni cameristiche. Ho anche in cantiere la preparazione di un  nuovo disco, su cui però non posso ancora dire molto



Con che chitarre suoni?


Attualmente suono chitarre di Gioachino Giussani e di Rinaldo Vacca.

 

Gli Artisti di Aquila Corde Armoniche

Intervista di Elvira Dieni a Christian El Khouri