Gli Artisti di Aquila Corde

 


Daniela, sei socio di Aquila Corde Armoniche ma la tua prima professione è quella di musicista. Parlaci brevemente dei tuoi studi e della tua esperienza in questo campo.



Mi sono diplomata in violino presso il conservatorio di Novara studiando con Antonello Leofreddi e ho proseguito gli studi con il Mº Corrado Romano.


Verso la fine del mio corso di studi ho partecipato all'orchestra giovanile condotta dal Mº Leon Spierer (spalla dei Berliner Philharmoniker nel periodo di Karajan) e vi ho conosciuto altre due persone che sono state dei riferimenti per me, Bettina Mussumeli e Jodi Levitz. Ho quindi intrapreso lo studio della Viola presso il conservatorio di Torino, dove sono venuta in contatto con la musica antica, e quindi le corde in budello, grazie a progetti del conservatorio.


Ho conosciuto Mimmo Peruffo e ho cominciato ad aiutarlo nel lavoro in azienda, decidendo qualche anno più tardi di approfondire lo studio dell'uso delle corde di budello e quindi laureandomi in strumenti antichi presso il conservatorio di Verona con Enrico Parizzi.


Ho suonato per 15 anni nell'Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza, recentemente chiusa, e ho maturato alcune esperienze professionali con le orchestre del teatro lirico di Cagliari, dell'Arena di Verona, e con l'orchestra Haydn di Bolzano e Trento. Nell’ambito della musica antica i ricordi più belli sono legati alle esperienze con Zefiro e con il Collegium Vocale Gent.



Come e quando nasce la tua curiosità per le corde?


Ero una giovane studentessa di violino e mio nonno, violinista amatore, mi regalò una muta di Pirastro Eudoxa, facendomi capire che era un regalo prezioso, che erano delle corde belle che lui comprava solo in occasioni speciali.


Io, orgogliosamente, lo riferii alla mia insegnante e lei mi disse che non ero pronta per usare quelle corde, che erano troppo difficili per me. Così le tenni da parte, finché al mio primo esame importante, quello del quinto anno in conservatorio, decisi di montarle e utilizzarle, intestardendomi contro il parere della mia insegnante.


E quando mio nonno mi telefonò per complimentarsi per il risultato, io tutta orgogliosa gli dissi che avevo usato le corde che mi aveva regalato un paio di anni prima, e lui mi rispose: “oh, le hai usate solo adesso? Saranno state vecchie e secche ormai...”


Da allora sono sempre stata molto curiosa in materia di corde, stupendomi di quanto una cosa così poco appariscente rispetto allo strumento in sè possa cambiarne così profondamente il risultato.


Successivamente hai avuto modo non solo di costruirle ma di fare anche ricerca sul campo.


Direi innanzitutto che ho avuto la fortuna di sperimentare personalmente sulle mie viole ciò che io e Mimmo Peruffo carpivamo dalla ricerca.


Ad esempio, toccando un frammento secco di pochi cm di una corda di Paganini, ci rendemmo conto di quanto queste fossero ruvide, rispetto a ciò che costruivamo noi, che ci sforzavamo di rendere liscio e "bello".


Provando dunque una corda ruvida mi resi subito conto della maggiore ricchezza di armonici e decidemmo immediatamente di metterle in produzione. Sempre dalle misure delle corde storiche presenti nei musei, che sono tanto grosse, soprattutto quelle per viola, da sembrare ridicole, quasi uno scherzo, ho avuto l'idea, invece di diminuire il diametro per rendere più facile l'emissione, di aumentarlo, accorgendomi che questo arricchiva il suono e permetteva una maggiore gamma dinamica.


Questo ci ha spinti ad avere fiducia nei dati reperiti nei musei e a proporre set con "diametri storici" decisamente più grandi di ciò che era normalmente in uso.



C'è una esperienza in particolare che vuoi ricordare?


Personalmente, un'esperienza molto incisiva è stata quella delle interviste ad anziani cordai nel paese di Salle, in Abruzzo, il paese da cui tutti i cordai hanno origine (mi riferisco alle aziende Galli, D'orazio, D'Addario, La Bella, Mari, Savarez, Pirastro... e sicuramente ne sto ancora dimenticando qualcuno: tutti cognomi sallesi).


Sono rimasta folgorata (so che può parere entusiasmo eccessivo ma non trovo un altro termine calzante) nel capire che prima della seconda guerra mondiale e in alcuni caso fino agli anni '60 si facevano corde esattamente come nel '600.


Anziani signori che non sono andati a scuola e sanno a malapena scrivere una ricetta, ci spiegavano spigliatamente trattati del '600 e '700, illustrandoci le procedure manifatturiere e addirittura costruendo per noi gli attrezzi per farci capire e provare i gesti. Dunque mio nonno suonava con corde in budello nudo sallesi, uguali a quelle di Paganini!


In quella occasione abbiamo conosciuto una signora, figlia di un cordaio, Roberto Salerni, che aveva ancora in casa un vecchio stock di corde. Ho preso in mano una corda da violoncello e pizzicandola ho sentito quanto era diversa dalle nostre, e da allora ho sempre cercato nelle corde che faccio quel tipo di vibrazione, che sento nei polsi e nei palmi delle mani quando faccio il controllo qualità.


Ancora oggi sono l'unica in azienda a fare questo controllo, è una sensibilità che arriva anche dal fatto di essere musicista e non è semplice da insegnare.

 

Intervista a Daniela Gaidano, violinista e socio di Aquila Corde Armoniche


Intervista di Elvira Dieni