Gli Artisti di Aquila Corde

 

Gli artisti di Aquila Corde Armoniche

Intervista di Antonello Dieni ad Enea Leone




Da quasi un anno sei Endorser di Aquila Corde Armoniche. Cosa pensi delle corde Aquila e di questa realtà tutta italiana?


Il tutto è capitato molto velocemente! Ho avuto occasione di provare le corde Aquila.

Prima ho sperimentato sia il bionylon che il nylgut cercando di trovare la corde che fossero più performanti nelle mie mani e alla fine la scelta è ricaduta sul nylgut ad alta tensione.


Oltretutto, ormai da qualche anno, studio e suono in concerto tutto il repertorio classico e romantico con strumenti originali o con copie di strumenti storici e ho trovato molto appagante suonarlo con il nylgut che riproduce in parte il suono caldo e morbido del budello.


Un altro elemento nuovo per me ed estremamente entusiasmante è quello di poter lavorare a stretto contatto con te e Mimmo Peruffo nella realizzazione delle corde!


Proprio ultimamente stiamo creando una nuova linea di corde che reputo molto interessanti, con volume e sostaine simili al carbonio ma qualità timbriche vicino al nylon, una sorta di “corda completa” e il poter partecipare in modo attivo al progetto crea veramente grande entusiasmo!


A che età hai cominciato a studiare chitarra e come è nata in te questa passione?


Ho cominciato ad avvicinarmi alla chitarra molto presto, avevo circa 4 anni, grazie ai miei genitori ed in particolare a mio padre che è stato il mio primo maestro.


Da sempre in casa ho respirato musica, il mio bisnonno grazie ad una borsa di studio è potuto partire da Cagliari alla volta di Milano per studiare al Conservatorio tromba e direzione d'orchestra; due miei zii sono uno clarinettista e direttore di banda e l'altro oboista e direttore d'orchestra, mentre mio padre appunto è chitarrista...insomma non potevo che fare il musicista forse!!


Quali sono state le tappe fondamentali della tua formazione didattica ed artistica?


Intanto ci tengo a dire che senza il supporto della mia famiglia non avrei fatto, ne’ farei ora, tutto quello che sto facendo.


Poi ho avuto la fortuna di avere insegnanti che mi hanno dato moltissimo come Lena Kokkaliari, Ruggero Chiesa e Oscar Ghiglia,  che sono stati determinanti per la mia formazione.


Questo per la mia formazione didattica, per quella artistica, sicuramente le esperienze fondamentali sono quelle vissute sul palco: mi ritengo fortunatissimo a 36 anni ad aver suonato in molti paesi tra cui Spagna, Francia,Svizzera, Romania e Finlandia e ad aver interpretato più volte vari concerti con l'orchestra come Aranjuez, l'op.30 di Mauro Giuliani e il concerto in re di Castelnuovo-Tedesco; queste sono esperienze che ti cambiano e sono tappe che per me sono state fondamentali.


Il tuo primo concerto?


Al mio primo concerto intero avevo solo 11 anni, in una sala vicino a Milano. Tra i vari brani che eseguii mi ricordo delle sonate di Paganini, una Partita di Brescianello, alcuni brani di Tarrega, della musica contemporanea e un brano, che ancora oggi amo molto, di Cassadò intitolato Sardana.


Hai una vasta attività didattica che svolgi su tutto il territorio italiano. I tuoi consigli per una metodologia di studio.


Amo molto insegnare e la didattica si prende una buona parte del mio tempo.

Quando insegno cerco il più possibile di entrare in empatia con l'allievo, cercando di seguirlo a 360 gradi nel suo percorso,  scegliendo con lui il repertorio per esami, concorsi audizioni e studio tecnico.


Dare consigli è sempre difficile, quello che mi sento di dire però è che forse manca a volte nei giovani una metodologia graduale nell'apprendimento, conoscenza e sviluppo degli autori e dei brani.


Spesso mi imbatto in ragazzi che magari affrontano brani di ampio respiro di Giuliani, Sor, Castelnuovo Tedesco o Ponce e non hanno mai eseguito i preludi di Ponce, Appunti di Castelnuovo Tedesco o magari si limitano a studiare i soliti venti studi di Sor senza sapere  che ne ha scritti più di cento!!


Ma forse questo è anche colpa di noi insegnanti che a volte non sappiamo stimolare l'allievo alla ricerca e all'approfondimento e non riusciamo a fargli capire che non potrà mai suonare bene un brano lungo e articolato se non ha approfondito prima dei  brani brevi dello stesso autore.


Altro argomento interessante penso  sia l'articolazione nella musica per chitarra; l'uso equilibrato di linee staccate contrapposte a legate può cambiare totalmente l’esecuzione di un brano.


Basti pensare a come un bambino con il pianoforte si approccia alle prime pagine di musica come sonatine di Clementi o Mozart rispetto ad un nostro studente con Sor o Giuliani; la differenza è molta e l'attenzione all'articolazione lo è altrettanta.


Ho studiato quattro anni pianoforte e penso che si potrebbe prendere spunto anche da questo strumento oltre che dal flauto o dal violino per migliorare la metodologia della chitarra.

Da poco ho pubblicato la Grande Sonata di F.Carulli, un brano estremamente interessante; ricorda un primo tempo di sonata di Haydn, e dovendo anche diteggiarlo e revisionarlo ho pensato molto alle scelte a seconda dell'articolazione da inserire.


 

Enea Leone

Intervista di Antonello Dieni