Gli Artisti di Aquila Corde

 



A che età hai cominciato a suonare?


Avevo 4 anni quando, sorprendendo i miei genitori che non sono musicisti, chiesi in dono una chitarra (ricordo ancora la delusione quando ne ricevetti una quasi giocattolo ma del modello chitarra elettrica e dovetti attendere il natale successivo per averla di legno ma soprattutto “classica” ).


Passavo molto tempo a tentare di suonarla e così mio padre, a cui devo molto, a sei anni mi accompagnò da un maestro (in realtà un semi-professionista) per iniziare le lezioni.


A nove anni, in seguito ad una audizione, l’insegnante di chitarra del Conservatorio di Parma, il rimpianto M° Renzo Cabassi,  propose ai miei genitori di farmi frequentare gli allora “corsi liberi”, data la giovane età,  del Conservatorio. In realtà si trattò di un vero e proprio inserimento nella sua classe di chitarra.



Sei Endorser di Aquila Corde Armoniche. Cosa pensi delle corde Aquila?

Ho conosciuto Mimmo Peruffo alcuni anni fa durante i corsi di musica antica di Urbino. Mi colpì da subito il suo entusiasmo e la sua non comune preparazione.


Quest’uomo  recuperava con rigore scientifico l’antica tecnica di produzione delle corde di budello, mettendo il suo sapere a completo servizio dei musicisti. In quell’occasione mi disse che aveva sperimentato un nuovo materiale  che avrebbe rivoluzionato le corde per chitarra.  In seguito ho avuto modo di seguire, anche se da lontano, le sue ricerche ma con quella diffidenza tipica di chi non vuol lasciare la sicurezza della strada vecchia.


Lo scorso anno un mio studente mi ha portato una muta del nuovo set Rubino da provare che io non conoscevo. Le ho montate e il risultato è stato che il giorno dopo ne ho ordinate sul sito diverse mute  (anche Alabastro e Perla).


Successivamente mi è arrivata la proposta dal M° Dieni di diventare Endorser.  Ho accettato con vero piacere e convinzione, poter partecipare ai test, discutere di corde con Antonello, preparatissimo, e Mimmo Peruffo, mai pago dei risultati ottenuti, si è rivelato entusiasmante.


Nei giorni successivi ho potuto provarle sui miei diversi strumenti (Smallman, Khono, Gomez Ramirez) e ho trovato quello che da tempo cercavo e cioè corde performanti, con una personalità e suono diverso da tutte le altre. Alterno le Alabastro alle Rubino in base ai repertori  e questo mi permette di ottenere sempre il suono che cerco. Ad esempio quando suono col violino o con l’orchestra le Rubino sono il supporto ideale timbrico e sonoro.



A proposito di programmi con orchestra  cosa puoi dirci? Mi risulta che tu abbia una gran bella esperienza.

Sono reduce proprio in questo periodo da alcuni concerti con orchestra dove ho suonato Rodrigo con l’Orchestra di Budapest.


Ma soprattutto ho realizzato un sogno, che tenevo nel cassetto da anni, con le Five Bagatelle di William Walton orchestrate da Patrick Russ, insieme all’Orchestra Filarmonica della Calabria

diretta da Anatoly Smirnov.


Sono ormai una quarantina le volte che ho suonato con una orchestra sinfonica, senza contare quelle con gli archi. E’ sicuramente la prova più complicata e stressante per un chitarrista, ma anche molto difficile per l’orchestra che deve controllarsi e trovare una dimensione sonora diversa da quella abituale.


Ogni volta, quando inizio le prove, confesso che mi tremano le gambe (un po’ forse  anche per quel senso di prevenzione  palpabile che hanno gli altri strumentisti nei confronti della chitarra) ma poi, dopo poco, si crea una situazione di complicità veramente magica.



Da sempre la musica da camera riveste un ruolo importante nella tua attività vuoi parlarcene?

La musica da camera è sempre stata fondamentale per me sin dai tempi degli studi in Conservatorio. Collaboravo con altri studenti e avevamo la possibilità di farci ascoltare e guidare, o semplicemente seguire le lezioni di personaggi come  Elisa Pegreffi, mitica componente del Quartetto Italiano, o Piero Guarino, direttore d’orchestra,  pianista finissimo e allora Direttore del Conservatorio di Parma.


Un respiro diverso che  mi permetteva di uscire dalle maglie strette del repertorio solistico ed accumulare un’esperienza che mi sarebbe tornata molto utile in futuro. Nella mia carriera ho potuto collaborare  (con alcuni collaboro tutt’ora costantemente) con grandi artisti come: Ilya Grubert, Maxence Larrieau, Gregor Horsch, Quartetto di San Pietroburgo,  David Watkins, Dimitry Ferschmann, Georges Kiss e molti altri.


Ancora adesso dopo tanti anni  ogni volta è un’esperienza straordinaria come crescita artistica. Grazie  a queste collaborazioni ho potuto regolarmente “esibirmi” in grandi circuiti e Festival Internazionali dove spesso, ahimè, la chitarra è dimenticata e  poi in taluni casi vedersi aprire le porte per tornare con recital solistici.


Ecco questo è un punto importante: dobbiamo uscire dalla chiusura che vedo sempre più in questi ultimi anni, una miriade di piccoli Festival rigorosamente ristretti ad un ambito chitarristico, che a volte si trasformano in circuiti privati e mi ricordano tanto i circoli chitarristici o mandolinistici dell’ inizio del secolo scorso.



Hai da poco sorpassato la soglia dei cinquant’anni: un primo bilancio? Quali i tuoi progetti futuri?

Lavoro, mi attende ancora tanto lavoro.

Da oltre un anno ho sorpassato la soglia dei 1000 concerti, insegno in Conservatorio da 25 anni, dirigo artisticamente la prestigiosa Accademia Tadini di Lovere da 5 anni, ho pubblicato una ventina di cd e una quarantina di volumi come revisore e/o curatore, tutto mi si può dire e criticare ma non che in vita mia non abbia lavorato ed è quello che intendo fare ancora.


Ogni volta è una sfida nuova l’entusiasmo può solo essere supportato dal lavoro.



Vedi un futuro per la chitarra italiana?

La scuola chitarristica italiana è un punto di assoluto riferimento a livello mondiale.


Pensando alle generazioni precedenti la mia vi sono alcune personalità siano essi concertisti, didatti, compositori o entrambe le cose che tutto il mondo musicale conosce e stima. 


Basta citare ad esempio l’opera straordinaria e inimitabile di un musicista “completo” come Angelo Gilardino, la  genialità unica di interprete e docente di Oscar Ghiglia.  


Dopo di loro,  un numero considerevole di bravissimi interpreti, didatti, musicologi  come poteva non lasciare un segno di alta qualità nella scuola chitarristica italiana?


Sento spesso dire (a dire il vero anche per altri strumenti) che il livello tecnico si è alzato notevolmente ma che mancano le personalità ecc….. Io credo che non sia assolutamente vero o meglio che questo giudizio sia dipeso dal fatto che è cambiato naturalmente il modo di esprimersi;  è cambiata talmente tanto la società che non poteva essere altrimenti, e spesso quello che per i più giovani è un vero linguaggio comunicativo a noi può sembrare distante.


Tra le nuove generazioni ci sono strumentisti formidabili, molto preparati e assolutamente interessanti.



Cosa direbbe ad un giovane chitarrista appena finiti gli studi?

Non basta lavorare solo sulla chitarra, un interprete deve necessariamente conoscere il più possibile, essere uomo di cultura in senso lato.


Questo però sin dalla fase degli studi. Nel dirlo mi rendo conto che non dovrebbe essere una raccomandazione ma un bisogno naturale per ogni studente, che l’insegnante dovrebbe accompagnare. Inoltre vorrei dire loro di non cadere nel tranello delle mode esecutive (quelle passano solo la musica resta!!!!!!) nelle “grandi verità” di scuole e di tecniche che, se pur interessanti, possono non essere le uniche verità e soprattutto rischiano di non appartenere alla propria poetica.


Ed infine purtroppo il mondo dei concerti è sempre più in balia di scambi e da questo ognuno tragga le proprie conseguenze.

 

Gli Artisti di Aquila Corde Armoniche

Intervista di Elvira Dieni a Claudio Piastra