Gli Artisti di Aquila Corde

 


Come ti sei accostato alla chitarra? A che età?


Mi sono accostato alla chitarra classica all’età di dieci anni circa.

Poco tempo dopo ho cominciato a studiarla sotto la guida di vari maestri fino a quella definitiva, ancora in essere, del M° Vincenzo Amabile, al Conservatorio di Napoli.


Verso quali tipi di chitarre si indirizza la tua attività di Maestro liutaio? Chitarre di stampo storico o anche moderno?


Poiché credo che, per il liutaio, sia di fondamentale importanza saper suonare quello che si costruisce, realizzo esclusivamente chitarre classiche a sei corde.


Tanto premesso, all’inizio, per sapere quale direzione intraprendere tra liuteria di stampo “storico” o “moderno”, mi sono interrogato su quale fosse stato il vero motivo per cui avevo scelto di intraprendere lo studio della chitarra classica, e non del pianoforte o di altri strumenti “indubbiamente più fortunati” sotto il profilo del repertorio e  del volume acustico.

Per rispondere a questa domanda, mi piace molto richiamare un’intervista fatta dal M° Clara Campese, al M° Maria Luisa Anido: “La chitarra è lo strumento più amato nel mondo, forse perchè é molto intimo ed è come la prolungazione sonora dell'anima umana : quello che non si può dire a parole lo si può esprimere con la chitarra."


Bene, questo l’unico motivo perché i miei strumenti, sin dalla numero “zero”, non hanno mai avuto per obiettivo “semplicemente” la potenza acustica fine a se stessa, che tra l’altro, a livelli “ragguardevoli”, una chitarra non avrebbe comunque mai raggiunto, ma quello di valorizzare i veri punti di forza di questo strumento: il suo suono, il suo carattere intimistico, la sua qualità espressiva e soprattutto, la ricchezza timbrica, “strumento” più opportuno, quest’ultimo, per ottenere da essa,  la giusta “proiezione” nelle grandi sale...



Come mai la liuteria di stampo moderno ha dato vita a moltissimi progetti differenti di chitarra, mentre gli altri strumenti di liuteria, ad esempio gli strumenti ad arco, si sono conservati nella loro matrice classica?


La grande “popolarità” della chitarra, grazie alla sua indubbia trasportabilità ed il suo basso costo, l’ha eletta, strumento della massa e di tutti i generi musicali.


Così, come un camaleonte, per meglio integrarsi nelle epoche e realtà in cui era immersa (la nostra è anche quella del “Grande Fratello, dei reality, dei fast food, etc…), ha snaturato la sua storia, e con essa l’opera ed i risultati dei grandi maestri del passato, subendo, da parte di alcuni liutai moderni,  dei continui e personali “update”, proprio come avviene per  i software dei nostri PC o dei nostri IPHONE”: ad ogni nuovo “UPDATE”, ha così corrisposto un nuovo “RESET”, conseguentemente la perdita dello stato precedente, cancellando, con esso, anche la sua storia e andando così, verso una meta senza scopo e senza fini: oggi essere in moto conta più che arrivare, le mete si spostano e perdono fascino rapidamente…


Da qui, la necessità di “nuovi e continui update”, fino a non conoscere e riconoscere più, il vero suono della chitarra...



Conosciamo la tua competenza sugli strumenti storici e sulle chitarre di Antonio De Torres in particolare, ci parli del tuo rapporto con quest’ autore?:


Fin dalla mia prima chitarra, ho sempre avuto una mia precisa idea di suono, che non è mai cambiata, si è solo sempre più affinata ed evoluta.

Prima di riuscire a realizzarla completamente, attraverso la definizione di un mio personale progetto, ho trovato nel suono delle chitarre del M° Antonio De Torres (di cui ho avuto la fortuna di suonarne oltre una decina di esemplari) quello a cui, mi sono da sempre sentito più vicino.


Così, per una più completa conoscenza del suono di quest’autore, ho iniziato la mia opera di liutaio, sperimentando e utilizzando tutte le sue principali forme (plantillas), e quindi sfaccettature del suo suono. Basandomi su di esse, ho poi via via cominciato a rielaborare tutti gli elementi costitutivi della chitarra (ponte, tastiera, forma della curva dei tasti, relazione manico-piano armonico, vernici, trattamenti, etc.. etc..), cercando di interpretare il loro potenziale sonoro nel modo più conveniente.



Come sei arrivato a definire il suono dei tuoi strumenti ?

Assumendo la “liuteria storica”, come indispensabile e imprescindibile punto di partenza, e successivamente, utilizzando la mia conoscenza di ingegnere nel campo “dell’analisi dei modi di propagazione delle forme d’onda” e delle “teorie sulla riflessione e incidenza delle onde sonore”, ho definito una personale forma (“plantilla”) e, conseguentemente, il mio personale suono.


Così, oggi, nei miei strumenti si riflettono: la continuità con la tradizione classica e le innovazioni apportate grazie a una instancabile passione per il suono.



Quali sono i legni che maggiormente preferisci, per la tavola armonica?


Nonostante l’abete sia sempre stato il legno utilizzato, come piano armonico, per tutti gli strumenti, inclusa la chitarra classica fino a prima di Mozzani (vero introduttore del cedro per il PA), per non avere pregiudizi, ho condotto numerose prove ed analisi acustiche sia su tavole armoniche di cedro che di abete.


Ho così verificato, che il cedro generava una significativa distorsione nel suono e, rispetto all’abete, una non trascurabile carenza di armoniche sulle frequenze medio-alte ed alte ( limite che è stato, da alcuni, erroneamente “interpretato” come :” suono più caldo del cedro rispetto a quello dell’abete”).


Così non ci sono stati dubbi a favore dell’abete, quale unica e definitiva essenza da utilizzare per il piano armonico dei miei strumenti.


Questo per quanto concerne il piano armonico, invece per fondo e fasce?:


Pur non nascondendo una particolare simpatia per il cipresso, in realtà, per fondo e fasce, non ho particolari preferenze per “famigerate” famiglie di legni, ma utilizzo di volta in volta, il pezzo di legno che acusticamente funziona meglio e mi convince di più.


Per questo mi è capitato di adoperare, in alcuni casi, legni inediti oltre che rari, che mi hanno “regalato” chitarre, con notevole proiezione (indispensabile per suonare nelle grandi sale), e dai suoni ricchi di colori, molto apprezzate e utilizzate da tanti famosi concertisti tra cui Josè Antonio Escobar.



Parliamo delle vernici......

L’utilizzo da parte di Josè Ramirez III, il liutaio che sarebbe poi divenuto il leader delle tendenze della liuteria postmoderna, per la chitarra di Segovia, di “vernici” sintetiche in luogo delle classiche vernici per liuteria, ha fatto sentire “autorizzati” molti liutai moderni a seguire questa direzione…


Su tale argomento, la mia idea, già espressa in altre e varie occasioni, è che la vernice per uno strumento musicale, è come un abito per un ballerino: se è stretto e rigido, non gli consentirà di muoversi e quindi di danzare adeguatamente così, nel caso di uno strumento musicale, di vibrare e quindi di emettere suono in maniera ottimale.


Per questo motivo, la vernice, è stata oggetto di mie varie e numerose sperimentazioni.

Al fine di raggiungere un sempre maggiore equilibrio acustico, ho creato, per il piano armonico, una vernice differenziata per lato bassi e lato cantini.


In ogni caso le mie vernici sono delle personali ricette a base di resine naturali e gomma lacca, ispirate alla scuola della antica liuteria per archi, cremonese.


I tuoi strumenti sono caratterizzati da un grande equilibrio. Come hai raggiunto questo risultato? :


Tutto è nato per una delle tante sfide, che faccio a me stesso: costruire una chitarra, con l’equilibrio di un pianoforte… Sfida attraente da un lato, ma anche molto impegnativa, dall’altro...


Infatti, mentre un pianoforte, ha una corda per ogni tasto e quindi una corda per ogni nota, nella nostra amata chitarra classica, una stessa corda, deve riuscire a “servire”, da sola, auspicabilmente allo stesso modo, ben 20 differenti note! 


Così ragionando su tutta la meccanica acustica della chitarra, ho avuto “l’illuminazione” di mettere in relazione, quindi “accordare”,  l’angolo manico/paletta “”,e di conseguenza la tensione di “precarico” delle corde, con il coefficiente “”.


Tale coefficiente, da me ideato, definito e calcolato, è funzione, tra le varie, dei coefficienti elastici sia trasversale che longitudinale del piano armonico utilizzato per costruire quella determinata chitarra.


Tutto ciò implica ovviamente che, ogni qual volta bisogna costruire una chitarra, il manico non può essere uguale per tutti gli strumenti, ma il liutaio deve essere in grado di riprogettarlo di volta in volta ad hoc, e di “cucirlo su misura” in base alle caratteristiche acustico-meccaniche, dello specifico piano armonico che egli andrà ad utilizzare.


Questo, in un’ottica strettamente “produttiva” (ossia di massima riduzione dei tempi di produzione) potrebbe diventare un grande limite, ma in un’ottica di ricerca dei massimi risultati, credo debba invece diventare ed essere recepito come un “must”…



A questo punto, la domanda “nasce spontanea”: quante chitarre riesci costruire in un anno?


Qualità e quantità, sono spesso, come in questo caso, “grandezze” inversamente proporzionali…


L’aspetto produttivo è per me un “necessario” riscontro della mia ricerca acustica, in continua evoluzione, ma sempre nell’ambito della stessa direzione di suono.


Ultima domanda: capitolo corde? 

Ritengo che il suono di uno strumento, sia la risultante di tre fattori fondamentali: strumento, corde utilizzate e musicista ( inoltre, se consideriamo un altro fattore tutt’altro che trascurabile :l’ambiente in cui si suona. In tal caso i fattori diventano almeno quattro…).


Questi fattori, sono condizione necessaria e sufficiente per ottenere il miglior risultato possibile e vanno quindi presi tutti in eguale considerazione.


Alla luce di ciò, l’esigenza di un’azienda innovativa e professionale, come Aquila Corde Armoniche, animata da una grande disponibilità ad interagire con  gli artisti che utilizzano le sue corde.


A prova di ciò, a titolo di esempio, mesi fa, Mimmo Peruffo (anima di Aquila Corde Armoniche), sulla base di precise specifiche che gli avevo fornito, ha sviluppato una prima corda molto ricca e definita, cui certamente seguiranno altri interessanti e lodevoli risultati di questa ricerca.


 

Gli Artisti di Aquila Corde Armoniche

Intervista di Elvira Dieni a Marco Sellitto