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  I dialoghi di Benicàssim. 

Dove va la chitarra?


dal Certamen Internacional de Guitarra Francisco Tárrega 2011



  di Piero Bonaguri

  bonaguri@bonaguri.com


 
 




Mercoledì 24 agosto 2011.

Nel tardo e assolato pomeriggio arrivo stremato al gigantesco hotel Orange Intur di Benicàssim, dopo il tranquillo volo da Bologna per Barcellona ed il faticoso spostamento in bus nel caldo torrido dal terminal 1 al 2 dell'aeroporto, il trasbordo in  bus alla stazione ferroviaria Sants, il viaggio sul treno "talgo" superveloce e affollatissimo per Alicante … e finalmente l’ultimo viaggetto sull’auto mandata a prendermi alla stazione ferroviaria di Castellòn per portarmi fino all'Hotel di Benicàssim. L'autista, signor Francisco, mi ha istruito durante il tragitto sulla problematica indipendentista di questa parte della Spagna, la Comunitat Valenciana - che ha anche una sua lingua, simile al catalano. 


In hotel qualche altro problemino: la camera non era pronta e me l'hanno cambiata, la chiave magnetica non funzionava e sono dovuto tornare giù a farmela cambiare...ma finalmente mi accoglie il fresco della mia stanza con aria condizionata a tutta birra e vista sul parco dell’hotel con le piscine -  e, più indietro, sul mare. La pianta dell'hotel ha struttura ad y con ascensori all'incrocio dei tre bracci; uscendo al mio piano sbaglierò spesso braccio...


La mia lettera d'invito parlava di una riunione preliminare della giuria alle 18, ma avevo spiegato che arrivavo col treno a Castellòn solo alle 18.10...

Dopo la doccia e una passeggiatina al mare per ambientarmi mi butto sulla pantagruelica cena a buffet nell'enorme "comedor" dell’albergo in mezzo a orde di ospiti: in genere turisti, bagnanti, famiglie con bambini anche piccolissimi e urlanti. Un po' stressante, ma rincuora vedere la fiducia nella vita espressa forse inconsapevolmente da tutte queste famiglie con pargoletti...I velocissimi camerieri apparecchiano e sparecchiano in continuazione: essendomi alzato per riempirmi ancora il piatto, al ritorno trovo il mio tavolo già occupato da altri...

 




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Dopo cena crollo a dormire in camera, cullato dalla musica dal vivo proveniente dalla sottostante piscina, musica che si protrae fino a mezzanotte. Mi sveglio al mattino presto, studio e dopo colazione chiedo alla reception se hanno notizie del concorso, che dovrebbe iniziare oggi... nessuno sa nulla... torno in  camera dove poco dopo mi telefona il segretario del concorso, Domingo Tàrrega, che chiarisce i miei dubbi: era venuto ieri sera in hotel a cercarmi, ma gli avevano detto che non ero arrivato....in realtà la riunione della giuria sarà solo stasera alle 18...bene, giornata libera e ne approfitto per stare in camera al fresco, riprendermi dal viaggio e fare una delle cose che mi piacciono di più: studiare la chitarra! Ho un paio di pezzi contemporanei nuovi da imparare in fretta per concerti in ottobre, e mi ci butto.


Ho anche portato il libro di Charles Rosen "Piano Notes", ed il capitolo sui concorsi è un utile preludio a quello che sta per iniziare.

Nel pomeriggio ricevo un simpatico regalo del concorso: una borsa, cd e video delle edizioni precedenti, e due volumi con informazioni sul concorso, i concorrenti e la giuria.


Alle 18 ci vediamo nella hall, conosco finalmente Domingo ed alcuni altri giurati e andiamo nell'apposita saletta riunioni dell'Hotel. In giuria ci sono oltre a me i chitarristi Jesùs  Castro - che non vedo dal corso di Gargnano nel 1974! -, Carles Trepat, Susanne Mebes, il compositore Anton Garcia Abril e naturalmente Domingo, che fa solo da segretario e non voterà. Arriverà più tardi il chitarrista Michael Lewin, capo dipartimento di chitarra della Royal Academy di Londra, e - solo la mattina dopo - il direttore d’orchestra Carles Coll I Costa. Ci viene spiegato come si lavorerà ed i sistemi di votazione; dopo la breve riunione ceno con  Jesùs, Susanne e la sorella Julie - che sta a Parigi e l’ha accompagnata qui.



Il mattino dopo un taxi ci porta dalla zona "platges" (spiagge) dove si trova l’hotel Orange a Benicàssim centro, alla nuova ed elegante Casa  della Cultura (lì Susanne mi fa notare un avviso, "per l'altra porta", che sembrerebbe scritto in italiano ma è in valenciano!). Fa un caldo terribile e l'aria condizionata non va; impossibile lavorare in queste condizioni … ci spostiamo allora al non lontano teatro, anch'esso moderno e dotato di ottima acustica, ma la trasferta ci fa iniziare la eliminatoria con oltre un'ora di ritardo.


32 i concorrenti presenti - su 33 iscritti-; tutti sono spesati dal concorso, tutte le prove sono pubbliche, con  programma fisso: Bach, Preludio, Presto, Allemande BWW 996; Tàrrega: Maria; Rodrigo, Fandango; Pujol, El Albejorro. La giuria ascolta i concorrenti dalla galleria del teatro. Cerco di non leggere il curriculum di ogni partecipante prima di essermi fatta

un’idea, ascoltandolo suonare, sulla sua possibilità di rientrare tra i semifinalisti. La sera c’è il concerto, sempre in teatro, di Rafael Aguirre, giovane e brillantissimo chitarrista spagnolo vincitore di moltissimi concorsi internazionali, tra cui questo. Il mattino dopo finiamo di ascoltare i concorrenti e decidiamo i 12 finalisti comunicando subito l'esito della prova.


E' ormai sabato pomeriggio: dopo la pausa domenicale riprendono le sessioni del concorso nelle sere di lunedì, martedì e mercoledì, in forma di concerto pubblico con inizio alle 22 (orario decisamente " spagnolo"): ogni giorno  quattro concorrenti eseguono ciascuno un programma a libera scelta della durata di trenta minuti circa, con obbligo di inserire qualche pezzo di Tàrrega - è previsto anche un premio speciale per la migliore interpretazione di musica di Tàrrega. Questo calendario  permette anche a noi della giuria di godere di ritmi  di lavoro rilassati e di tanto tempo libero durante il giorno. Io  studio, vado un po' in piscina o al mare, guardo alla tv le news, comprese le terribili immagini dalla Libia trasmesse senza filtri da una rete spagnola "24 horas" tipo Rainews. 


Alla fine del terzo giorno, mercoledì, decidiamo con rapida votazione chi sono i quattro finalisti che suoneranno venerdì sera con l'orchestra.

Globalmente si consolidano in me alcune impressioni.


1) Colpisce l'elevato numero di concorrenti, di livello generalmente assai alto - alcuni hanno già vinto numerosi concorsi: abbiamo i vincitori di Alessandria, Tokyo, Coria, del Sor, del Villa - Lobos, del Barrios...Cosa vengono a fare qui, un po’ "annullandosi" a vicenda? Possiamo sceglierne solo uno! 


Da un lato questa massiccia affluenza premia il prestigio del concorso - il più vecchio concorso di chitarra in vigore in Europa - ma anche, mi pare, segnala il fatto che vincere un concorso internazionale di chitarra ormai non decide più una carriera; allora si spera di vincerne tanti...e poi questa folla di concorrenti può indicare anche un certo smarrimento dei giovani chitarristi nell'intraprendere una strada professionale  personale.


Un concorrente, vedo dal curriculum, ha vinto un grosso concorso internazionale nel 1999, poi negli anni successivi ha continuato ad accumulare premi e ora, dodici anni dopo, tenta la fortuna anche qui. Sembra questo un atteggiamento comune, quasi una preoccupazione "quantitativa" - vincere più degli altri per emergere - piuttosto che qualitativa - puntare sulla costruzione di un "prodotto" artistico originale e, per questo, anche "vendibile".


2) Il livello dei concorrenti da un lato sembra sempre più alto - un po' come succede negli sport: sembra che ormai un certo tipo di difficoltà  strumentale sia  risolta.

D'altra parte, i modi di suonare sono generalmente abbastanza simili e sembrano un po' incarnare una sorta di unica nouvelle vague chitarristica. 


In genere non si usa o si usa pochissimo il tocco appoggiato, c'è poca varietà di colori, l'approccio interpretativo è raramente personale e profondo, si oscilla tra un "seguire le regole" (o presunte tali, specie nei ritornelli con abbellimenti in Bach, che sembrano fatti più per essere “politically correct” che per convinzione personale) ed una certa eccentricità interpretativa. Quest’ultima è resa possibile, a mio avviso, dal non essersi ancora sedimentata una tradizione interpretativa chitarristica, specialmente riguardo a pezzi che solo da pochi anni hanno conquistato grande notorietà.


Perfino nel modo di sbagliare quasi tutti si assomigliano …: sembra che la regola non scritta sia quella di affrontare il passaggio difficile alla massima velocità, che ci sia il controllo di gesto e del suono o che non ci sia.


3) A quanto si legge dai loro curricula molti concorrenti sembrano aver completato o stare completando la loro preparazione attraverso corsi o masterclasses tenuti da docenti relativamente giovani, con la presenza ricorrente di alcuni nomi.