A qualche mese di distanza si può tentare di tirare le somme dall’esperienza dell’evento svoltosi nella cornice della bella cittadina austrica di Bregenz, alle porte della Svizzera.Attraverso il motto “Bridges” si erano voluti gettare dei ponti tra i diversi studiosi attivi nel campo della ricerca e del’editoria per chitarra, con l’intento di illustrare i mutui interessi nel campo della chitarra, i compositori, i costruttori di strumenti di tutti i tempi.


Il giorno 27, dopo la prima accoglienza e il primo incontro con i partecipanti ai lavori, in serata si è svolto il concerto dell’ottimo Nuovo Quartetto di Monaco di Baviera, Neuen Münchner Gitarrenensemble che riprende dopo quasi un secolo la tradizione del glorioso quartetto omonimo fondato da Heinrich Albert.



Il quartetto è stato fondato da Andreas Stevens, già apprezzato con la sua Gelas sia come solista, sia nel Trio La Galanteri@ (violino, violoncello, chitarra), ed è formato mettendo insieme il noto duo di Ute con suo marito Michael Koch, al chitarrista, contrabbassista e direttore Michael Andreas Haas. Nell’occasione il quartetto, si è presentato con tutte chitarre Hauser I provenienti dalla Fondazione Hauser: due chitarre terzine (Terzgitarre) e due chitarre di tono normale (Primgitarre) alternate sempre insieme alla chitarra basso, accordata alla quinta inferiore (Quintbassgitarre).


Insieme, nell’affascinante cornice della Vorarlberger Landesbibliothek, davati ad un pubblico silenziosissimo hanno interpretato il Quartetto n°.1 in Fa maggiore (1911) di Heinrich Albert (1870-1950), per 2 chitarre terzine, una prima ed una chitarra basso, il Divertimento (“Eine Unterhaltungsmusik”) in 5 tempi (1924) di Matthaeus Roemer (1871-1954) e infine l’atteso Quartett G-Moll (1925) di Ferdinand Rebay (1880-1953), entrambi per chitarra terzina, 2 chitarre prime e la chitarra basso. Il compositore viennese Ferdinand Rebay (1880-1953) merita qualche parola di presentazione: è storicamente il primo compositore non proveniente dalla zona di Monaco, ad occuparsi del nuovo corpo sonoro del quartetto di chitarre.


Rebay, che per le sue composizioni raccolse numerosi premi, tra cui il Premio Brahms era compositore con una buona conoscenza della chitarra. Fino ad oggi non sono stati trovati riferimenti che questo quartetto sia mai stato eseguito in passato. Di esso esiste solo il manoscritto del compositore e proprio grazie alla Hermann Hauser Guitar Foundation è stato possibile rilevarne una copia, che ne ha reso possibile la prima esecuzione moderna. In tutti i suoi movimenti (Tempo mosso, Mosso, Scherzo, e Finale, tutti di notevoli proporzioni) si è potuto saggiare specialmente l’omogeneità timbrica, sempre improntata a grande dolcezza, dell’insieme chitarristico unita alla loro notevole escursione dinamica.




I partecipanti al questo secondo Incontro sul Lago di Costanza convegno, sono stati Christoph Jaggin, Han Jonkers, oltre a Gerhard Penn dalla Svizzera; Stefan Hackl, Michael A. Haas, e Michael Sieberichs-Nau dall’Austria, Detlev Bork, Andreas Grün, Thorsten Hindrichs, Bernd Kresse, Urs Langenbacher, Jürgen Libbert, Michael Macmeeken, Bernd Nonnweiler, Solveig Rogge, Jürgen Schenk, Harald Stampa, Johannes Tappert  oltre al coorganizzatore Andreas Stevens dalla Germania, Luis Briso de Montiano e Damián Martin Gil dalla Spagna, Jan De Kloe dal Belgio, Erling Moldrup dalla Danimarca, Erik Stenstadvold dalla Norvegia, Tom Edskes e Alex Timmerman dai Paesi Bassi, James Westbrook dal Regno Unito, Ken'ichi Hiratsuka dal Giappone, infine Piero Bonaguri, Giovanni Intelisano e lo scrivente dall’Italia. 
Molti e disparati i contributi presentati che sono riusciti a rappresentare le varie sfaccettature della chitarra di oggi, dalla liuteria settecentesca fino alla musica contemporanea.


Le relazioni sono iniziate la mattina di sabato 28 marzo scorso, dopo un breve saluto degli organizzatori, con la relazione dell’ospite speciale Luis Briso de Montiano che ha presentato la Collezione Huidobro. Si tratta di una ingente raccolta musicale, oggi conservata nella biblioteca del conservatorio di musica ‘Jacinto Guerrero’ di Toledo e contenente una vasto lascito di musica per chitarra del XIX secolo, frutto della donazione di alcuni anni fa da parte di uno dei suoi insegnanti, Rosario Fernandez-Huidobro Pineda (1914-1999).


Attraverso il riconosimento di alcune annotazioni nelle pagine delle musiche, si ritiene che alcune di esse provengano dalla biblioteca di Dionisio Aguado. La collezione contiene inoltre alcune opere prima ignote di compositori quali Florencio Gomez Parreno, Trinidad Huerta (1800-1875) e Francois de Fossa (1775-1849). A lui è seguito Jan de Kloe ha trattato della recente scoperta della collezione Cortabarria di Xabier Ugarte, ritrovamente effettuato a Ofiati (nelle province basche, luogo natale di Jose de Azpiazu), e della loro dibattuta autenticità:  i manoscritti delle opere di Carulli mi sono state date in copia digitale per un controllo tra le opere note.


A seguire il giovane Damian Martin Gil ha trattato delle diteggiature incrociate della m.d. (inverted crossing) nell’Ottocento mostrando diversi esempi. Poi è stata la volta di Alex Timmerman, che ha trattato dello sviluppo della chitarra terzina (la sua musica, i suoi esecutori e i costruttori), illustrando la sua costante presenza nella vita musicale europea e il ruolo che essa ha rivestito dalla  sua prima comparsa fino agli anni Venti del secolo scorso.


Di seguito, Tom Edskes ne ha quindi esemplificato il ruolo con il concerto di Anton Berlijn per chitarra terzina e archi, ritrovato da Olga Franssen (Amsterdam Guitar Trio) nella biblioteca della Toonkunstcollectie di Amsterdam: il concerto fu scritto nel 1839 e dedicato al chitarrista viennese Franz Stoll, all’epoca attivo a Amsterdam. Thorsten Hindrichs ha cocluso la mattinata con una relazione su Christian Gottlieb Scheidler, con il titolo emblematico «Quando Scheidler suonava volgeva il suo sguardo verso i paradisi e pareva dimenticare tutto attorno a lui – Interiorità e trascendenza nella musica tedesca per chitarra attorno al 1800», sui rapporti tra chitarra e la sua identificazione come ‘strumento borghese’ nella coeva musica tedesca.


Dopo la pausa pranzo Erik Stenstadvold ha tenuto la sua relazione sull’indagine storica dei metodi per chitarra del secolo 1760-1860, con una disamina essenziale (dato il tempo a disposizione) ma estremamente circostanziata sull’esistenza di oltre 260 metodi a stampa pubblicati in Europa, tra cui ben 125 editi nella sola Francia, scritti da quasi 150 autori. Grazie poi alla collaborazione che si è subito instaurata con il sottoscritto e in seguito con un altro studioso (M. Agostinelli), ha anche potuto ampliare i dati relativi ai metodi a stampa italiani, inserendone vari prima negletti.


Stefan Hackl ha trattato dei metodi viennesi per chitarra dell’Ottocento, tracciandone la storia. Dai primi metodi by Leopold Neuhauser e Andreas Traeg (1801), a cui ne seguirono numerosi a opera dei chitarristi compositori italiani: quindi la tradizione viennese, fondata su Giuliani, Molitor e altri, si sviluppò fino alle soglie del Novecento, quando dopo gli ultimi metodi, come quello di  Johann Decker-Schenk (1892) e di Alois Gotz (1900), lasciarono il vuoto dietro di loro. Questo poté avvenire in quanto i loro allievi iniziarono a applicarsi alla nascente scuola spagnola, dopo aver incontrato Miguel Llobet, Andres Segovia e Emilio Pujol in negli anni Venti.


Gerhard Penn ha trattato della prima musica viennese per chitarra e in particolare dei concerti per chitarra, da Louis Wolf a Johann Padovetz: nella sua relazione ha sottolineato come a Vienna l’interesse per la chitarra, iniziatosi nell’ultima decade del Settecento, cadde poi nell’oblìo.

La maggioranza dei chitarristi compositori che furono attivi nei primi anni dell’Ottocento (in particolare nella cosidetta  "epoca pre-Giuliani" dal 1800 al 1807 ca.) provenivano dall’estero e si stabilirono a Vienna per un periodo oppure vi rimasero per il resto della loro vita,  mentre il viennese Louis Wolf (1775 -1819) la lasciò nel 1812. Ha anche incluso alcune nuove informazioni a riguardo dei  concerti di Giuliani (in special modo l’op 70), che provengono dall’attenta analisi della rivista Wiener Zeitung from 1798 - 1848.


Jürgen Libbert ha portato una selezione di esempi per la sua relazione Transizione dall’intavolatura alla notazione musicale nel 18° secolo, specificamente le opus 4, 6 e 7 di Merchi: infatti l’op. 6, "Recueil d'Airs ...." consiste di 24 canzoni con accompagnamento di chitarra in notazione moderna ed intavolatura. Erich Wofgang Partsch insieme a Stefan Hackl hanno tratteggiato la figura di Karl Scheit, nel centenario della nascita.

Andreas Stevens ha quindi dato notizia delle ricerche che si stanno effettuando attorno alla figura di Romolo Ferrari, alla sua epoca e al suo apporto alla storia della chitarra. Il volume, di prossima edizione, è realizzato a cura di Simona Boni nel cinquantenario della sua scomparsa.


Ci è parso notevole l'interesse dei presenti suscitato dall'apporto italiano, per la prima volta presente a questo evento con più voci, come del resto auspicato dagli stessi organizzatori. Giovanni Intelisano ha parlato su Luigi Mozzani e i suoi rapporti con il chitarrismo tedesco, mostrando anche diverse fotografie inedite. Piero Bonaguri ha presentato la nuova musica italiana per chitarra esemplificandola con l’interpretazione di tre brani di rispettivi tre autori estratti dal vasto corpus di musica contemporanea italiana nella cui nascita l’interprete è stato direttamente coinvolto.


Dopo cena, in chiusura della lunga serata,
il sottoscritto ha presentato il chitarrista russo-romano Toto Amici, noto a importanti compositori, poeti e cantanti dell’epoca, facendo ascoltare un frammento da una sua incisione del 1909.

Il giorno dopo L.B. de Montiano ha aperto la seconda gioranta di studio con un interessante contributo con nuove ritrovamenti sulla biografia di Dionisio Aguado. Subito dopo è stata la volta di James Westbrook, che ha presentato la sua tesi di dottorato sui metodi investigativi per lo studio delle chitarre storiche nel caso dell’opera di Antonio de Torres.


Andreas Stevens ha trattato della genesi, la letteratura musicale e l’attività degli ensemble chitarristici di Monaco di Baviera, quali il Münchner Gitarren Quartett e il Münchener Gitarre KammertrioAncora J. De Kloe ha parlato dei criteri adottati per il suo lavoro di indicizzazione del Diccionario di Domingo Prat (da poco uscito per le edizioni Orphée).


Dopo il pranzo, Detlev Bork ha recuperato menzione delle prime evidenze della musica per chitarra nella Germania del Nord, Johannes Tappert ha presentato le prime, splendide, chitarre tedesche di Jacob Otto, dandoci una breve dimostrazione del loro suono. Michael Sieberichs-Nau ha trattato su Johann Dubez, un chitarrista virtuoso nel periodo del decline a Vienna, e Erling Moldrup ha parlato del chitarrista compositore Soffren Degen e dei suoi rapporti di amicizia con Napoleon Coste a Parigi. Dopo il pranzo ha ripreso Harald Stampa, che ha comparato le differenti versioni dei Quatre Pieces Breves di Frank Martin.


Ken'ichi Hiratsuka ha parlato del ruolo che riveste l’attrito collegato al suono della chitarra, con riferimenti fino alla sismologia.

Christof Jäggin ha trattato dell’intimità e segretezza nelle canzoni con accompagnamento di chitarra nel Settecento presentando vari manoscritti di canzoni canzoni per chitarra della regione attorno al Lago di Costanza; quindi lo stesso Jäggin con Dorothea Frei (soprano) hanno presentato alcune canzoni  provenienti da una raccolta svizzera anonima del 19° secolo.


Infine i due organizzatori dell’evento hanno salutato i presenti ringraziandoli, un’organizzazione impeccabile. È mancato solo il tempo per l’approfondimento dalla viva voce dei dei relatori, ma a questo si potrà ovviare attraverso una mailing list dedicata, guà attva dal Primo Summit sul Lago Costanza del marzo 2007 (cfr http://www.guitarandluteissues.com/summit/summit.html).









Tirando le somme, le aspettative sono state ampiamente confermate. Si possono citare le parole di Andreas Stevens alla vigilia della manifestazione: «La nostra intenzione è quella di portare intorno ad un tavolo i vari specialisti che studiano i singoli aspetti della storia del nostro strumento e così trovare dei collegamenti. Intendiamo agevolare la comunicazione e l’interscambio. Esistevano già frequenti contatti tra molti partecipanti, in gran parte gestiti attraverso mezzi elettronici a causa della distanza geografica. Un incontro personale è comunque insostituibile», parole a cui fanno eco quelle di Gerhard Penn: «Proprio così è stato stabilito il nostro primo contatto.


Andreas mi scrisse un messagio via e-mail con una domanda specifica sulla chitarra e dopo uno scambio di corrispondenza sull’argomento presi il telefono e lo chiamai. Dopo alcuni discorsi ci trovammo d’accordo sul fatto che ci si doveva incontrare almeno una volta di persona. Ci venne subito spontaneamente l’idea di estendere tale incontro ad un intero gruppo di persone interessate e anche di ricercatori e pubblicisti del settore. Così ebbe origine il primo incontro di marzo 2007». (cfr. Gitarre Aktuell II/07, p. 36)


Fra due anni (2011) sarà organizzato il 3rd Lake Konstanz Guitar Research Meeting e gli organizzatori salutano una ancora maggiore presenza di participanti dall'Italia (comunicazione all'autore da parte di G. Penn).


M.B.

 
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2nd Lake Konstanz Guitar Research Meeting

Bregenz - Austria

27 -29 Marzo, 2009


 




   di Marco Bazzotti