Pino Briasco

Chitarra d'oro alla didattica

Giornata della Chitarra - Alessandria 27 settembre 2008


 

Intervista di Giorgio Signorile

 

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Premetto che quest'intervista è molto partigiana, in quanto Pino Briasco riveste nella mia vita non solo musicale un ruolo privilegiato, essendo stato non solo il mio primo insegnante di chitarra ma soprattutto la persona che più si avvicina al mio ideale di insegnante, autorevole ma attento alle esigenze dell'alunno, serio e preciso ma sempre pronto a regalare un sorriso...

Il riconoscimento ricevuto ad Alessandria è un premio non solo alla sua attività ma anche alla “scuola” di chitarristi che ha formato e di cui mi onoro di fare parte.



Giorgio Signorile:

Innanzitutto....come si sta in pensione, visto che da poco tempo sei libero da quest'impegno che  per tanti anni ha scandito le tue giornate?


Pino Briasco:

Caro Giorgio, innanzitutto mi ricordo sempre con affetto che sei stato uno dei miei primi allievi, eri piccolino ma con ottime qualità e ti ho avuto a lezione per un periodo purtroppo breve: ti ringrazio per l'opportunità di rispondere ad alcune tue domande. Dopo parecchi anni d'insegnamento, studi e viaggi posso dire che la pensione ha l'aspetto di un meritato riposo.



G.S.

Da Cuneese non posso non ricordarti l'esperienza di Cuneo, che ti ha visto al lavoro come docente dell'allora Istituto Musicale Comunale...in due parole?


P.B.

Ho iniziato ad insegnare al Civico Istituto Musicale “B.Bruni” di Cuneo nel 1965, proseguendo fino al 1976. Sempre in quel periodo insegnavo al Liceo Musicale “F.Cilea” di Savona e al Civico Musicale “L.Perosi” di Tortona. Nel 1976 ho avuto l'occasione di insegnare al Conservatorio “B.Marcello” di Venezia, sez. staccata di Castelfranco Veneto e finalmente nel 1980 al “Paganini” di Genova. Durante gli anni cuneesi il mondo musicale-chitarristico locale era inesistente e sono felice e sinceramente orgoglioso di aver portato per primo in quella provincia la conoscenza della chitarra classica con il suo corredo di studi, musiche e metodi.



G.S.

Cosa ti ricordi dell'ambiente musicale nel quale ti sei formato?


P.B.

In quei lontani anni come probabilmente già saprai eravamo abbastanza nel buio. Mancavano o non si conoscevano i Maestri. L'informazione era scarsa, la chitarra non esisteva o quasi nelle scuole pubbliche e private. Non si conoscevano o si conoscevano molto poco i metodi, le partiture, le intavolature per liuto e strumenti similari e i mezzi d'informazione, riviste specializzate, radio, TV, si muovevano solo per eventi di grossa importanza e sicuramente non per far parlare il nostro strumento.

Per quanto mi riguarda è stato determinante l'incontro a Genova con il mio amato Maestro Carlo Palladino (N.d.A. Autore tra l'altro di un ottimo testo, il “Metodo moderno per chitarra”, ediz. Bèrben), figura di spicco in quel periodo, con un già notevole passato artistico, concerti in Italia e all'estero, esecuzioni in diretta alla Radio, un'ottima conoscenza del repertorio, dotato di una grande tecnica e di una qualità di suono per quei tempi davvero interessante: un vero grande Maestro.



G.S.

A tuo parere come è cambiata la chitarra da quando hai iniziato a suonare?


P.B.

Il cammino della chitarra da allora ha compiuto passi giganteschi. Attualmente viene insegnata in quasi tutte le scuole pubbliche e private e nei Conservatori statali da ottimi Maestri; gli esecutori interpreti trattano il repertorio con padronanza di cultura e tecnica meccanica e musicale che finalmente ci onora.



G.S.

Le tue figure importanti di riferimento?


P.B.

Riferendoci al passato abbiamo avuto come riferimento grandi artisti, italiani e stranieri, che si sono imposti e ci hanno preceduto tracciando una via da seguire e proseguire: per quanto mi riguarda ho subìto il fascino principalmente di Andres Segovia e Ida Presti, anche in duo con Alexandre Lagoya.



G.S.

Il tuo suonare è sempre stato molto intimo, delicato, prezioso. Una ricerca sul suono e sul timbro...


P.B.

Penso che quando un'artista ha ben “sistemato” la parte musicale (stile, forma, fraseggio, articolazione) dovrebbe aggiungere al brano la fisionomia “spirituale” del bel suono, unito ad una esecuzione pulita e ottimo senso del suonare legato, caratteristica che accomuna tutti i grandi interpreti.



G.S.

Due parole sulle tue collaborazioni nel campo della musica da camera...


P.B.

Oltre all'attività solistica ho suonato per circa 30 anni dapprima in duo col violinista Bruno Pignata e successivamente formando il Quartetto Paganini, con l'aggiunta di altri due esecutori, Lorenzo Lugli alla viola e Paola Mosca al violoncello (sostituiti poi da Ernesto Braucher e Riccardo Agosti).

L'esperienza del quartetto e del suonare insieme ad altri strumenti mi ha molto arricchito artisticamente permettendomi inoltre di conoscere un poco del nostro meraviglioso mondo durante le varie tournée nazionali ed internazionali.



G.S.

Ricordo che da allievo ero sempre molto sereno e rilassato quando facevamo lezione. Mi facevi suonare il brano, senza interrompermi, e poi lo riguardavamo insieme. Ecco, questo rispetto nei confronti dell'esecuzione anche di un allievo piccolino l'ho sempre ritenuto importante. La tua esperienza didattica è stata sempre così positiva come la ricordo io?


P.B.

Considerando che anche tu sei Maestro ed esecutore...come già sai l'insegnamento è una situazione che prima di tutto si sviluppa con un sano e sincero entusiasmo per mezzo del quale si cercano di trasmettere all'allievo le nozioni che fanno parte del nostro costante studio e della nostra esperienza, ma nello stesso tempo di ricevere, in eguale e a volte superiore misura! L'allievo suona, lo si ascolta, si cerca di infondergli fiducia incoraggiandolo, dicendogli quando lo merita “bravo, nella tua esecuzione ci sono cose buone ed interessanti, ma...”



G.S.

Tuo figlio Federico è un ottimo chitarrista. E' difficile essere l'insegnante del proprio figlio?


P.B.

Mio figlio Federico, fra alcuni miei bravi allievi è stato ed è uno dei migliori. Con il suo entusiasmo e le ottime qualità tecnico-artistiche  che lo accompagnano mi ha messo nella condizione ideale per insegnargli, e per certi aspetti ha fatto molto da solo conseguendo lusinghieri risultati in concerti e concorsi musicali, fra cui il “Pittaluga” di Alessandria.



G.S.

Quali sono le musiche che nella tua carriera hai suonato con più amore?


P.B.

Tutte quelle che mi piacevano! (N.d.A. Personalmente uno dei ricordi più vivi relativi al repertorio di Briasco li ho con la Suite Castellana di Federico Moreno Torroba, un brano che lo ha accompagnato per anni e che ho sempre trovato così bello e convincente nelle sue corde...)



G.S.

Cosa ti aspetti come chitarrista dai prossimi anni? Cioè, cosa vuoi fare da grande?


P.B.

Nel limite delle mie possibilità, considerando come detto all'inizio che attualmente sono in pensione, il mio desiderio più grande è fare il possibile per mantenere almeno un poco della vecchia abilità esecutiva ed in particolar modo tenere vivo il grande amore che mi ha accompagnato tutta la vita per l'arte, la musica e la chitarra.


In queste semplice righe troviamo una persona vera, un'insegnante competente e autorevole,  un uomo gentile, un chitarrista sempre attento al suono, pieno di cose da offrire a chi gli si avvicina chiedendogli consigli...se vi capita di leggere di corsi di perfezionamento tenuti da Pino Briasco vi consiglio di andarci, scoprirete un altro modo di leggere la partitura, forse meno attento ai virtuosismi tanto di moda oggigiorno, ma sicuramente più dentro all'aspetto musicale e interpretativo dello studio.

 
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