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Concerto di Natale nella basilica di Sant’Alfonso M. de Liguori

Luciana Bigazzi

Maurizio Colonna



 


  di Paolo Saturno, redentorista


 
 

Il concerto di Natale del duo Colonna-Bigazzi tenuto nella basilica di sant’Alfonso in Pagani la sera del 10 dicembre scorso è stato un trionfo. La qualità della musica, che i due noti artisti hanno offerto, è stata pari alla fama di cui godono.



Il programma ha spaziato dal natalizio tradizionale anonimo (O Tannenbaum, God rest you merry gentlemen, Silent Night! Holy Night!, The first “Nowell!”, The Holly and the Ivy), al tradizionale d’autore (Fermarono i cieli e Tu scendi dalle stelle di sant’Alfonso M. de Liguori), dal napoletano classico (Santa Lucia di T. Cottrau, Santa Lucia luntana di E. A. Mario, I’ te vurria vasà di V.Russo – E. Di Capua) alle composizioni proprie sia della pianista, Luciana Bigazzi, (Magical Places, Prayer con chitarra, Dimenticato suono, Canto di Natale – prima esecuzione – Flying  to the East, Light in the Sea con solo pianoforte ), che del chitarrista, Maurizio Colonna, (Serenity, Riflessione, Corners of the Memory, per sola chitarra e The Colours of Solitudine  per chitarra e pianoforte).        


Il concerto fortemente voluto dal p. Provinciale dei Missionari Redentoristi, Davide Perdonò e dal p. Superiore della casa religiosa di Pagani, Giovanni

Vicidomini, si inserisce nella tradizione delle manifestazioni natalizie giunte alla quarta edizione che hanno visto impegnati nella città di sant’Alfonso artisti come Katia Ricciarelli, Antonella Ruggeri, Ron, Sal da Vinci, ed altri oltre alla compagine teatrale di Claudio Tortora e Gaetano Stella per la drammatizzazione della vita di sant’Alfonso e l’ensemble Coro Polifonico Alfonsiano-Orchestra Alfaterna.


Il concerto è stato registrato dal vivo per produrne un cd, in cui saranno inseriti anche brani del concerto di Londra del 17 dicembre dello stesso Duo.   


Maurizio Colonna e Luciana Bigazzi hanno scelto Pagani per questo concerto (di beneficenza a favore della Missione Redentorista del Madagascar) per omaggiare la città di sant’Alfonso M. de Liguori definito il cantore  del Natale. A tale scopo hanno inserito nel programma due melodie del Santo: il celeberrimo Tu scendi dalle stelle e il Fermarono i cieli.



Gli artisti hanno chiarito attraverso il presentatore, lo scrivente, che il loro voleva essere un “concerto tra amici” per vivere in serena compagnia il calore del Natale. In realtà la presenza dei due grandi concertisti ha talmente condizionato lo straripante pubblico, da incutere una sorta di timore riverenziale al punto che, per tutta la durata del concerto, non si è sentito volare una mosca, tranne gli immancabili scrosci d’applauso e qualche urlo osannante alla straordinaria bravura degli esecutori-compositori. 


Nel contesto della storia musicale della basilica di sant’Alfonso, il concerto del duo Colonna-Bigazzi si colloca al vertice delle manifestazioni che vi si sono tenute negli anni. Va ricordato, ad es., il concerto del noto organista Gennaro D’Onofrio che, con Enzo Marchetti e Domenico D’Ascoli, rappresentò la grande arte organistica napoletana dagli anni quaranta agli anni ottanta, soprattutto dopo l’installazione degli studi della Rai a Napoli dal cui auditorium, dotato di un monumentale organo, i tre virtuosi domenicalmente trasmettevano concerti nazionali.


Nel 1971 il M° D’Onofrio, in occasione del I° centenario della proclamazione di sant’Alfonso a Dottore della Chiesa, tenne nella nostra basilica un magnifico concerto segnato da un ameno episodio che, a circa quarant’anni, ricordo ancora con simpatia. Durante l’ultimo brano, la celebre Toccata di Widor, mentre il Maestro era totalmente intento all’esecuzione delle velocissime sestine e quartine di semicrome della difficilissima composizione, sulla consolle a tre manuali dell’organo della basilica ancora pneumatico e collocata dietro l’altare maggiore, gli occhiali dell’organista cominciarono a scivolar giù lungo il volto madido di sudore.



E, man mano che le note incalzavano e il sudore aumentava e la testa dell’esecutore era sempre più curva sulla tastiera, gli occhiali lentamente ma inesorabilmente continuavano a scivolare verso la punta del naso oltre cui, non trovando più appoggio, precipitarono verso il basso incuneandosi tra i tasti della pedaliera, dopo essersi ribaltati tra manuali e stomaco alquanto sporgente del Maestro. Per fortuna la composizione volgeva al termine e potette concludersi senza ulteriori incidenti. Dopo qualche secondo il delirio degli applausi avvolse ogni cosa in un subitaneo quanto amabile oblio.


Tra i concerti della basilica ricordiamo anche quelli di Antonella Barbarossa che più di una volta è stata da noi impegnata per esibizioni organistiche. Quella del  24 ottobre 1998 è stata anche incisa su cd offrendo possibilità di ascolto del nostro organo ai Redentoristi di tutto il mondo e a chiunque ne abbia desiderio.      

Né si può tralasciare la memoria dei due concerti tenuti dallo scrivente in occasione delle celebrazioni patronali in onore di sant’Alfonso del 1995 e 1996 con il Coro Doina della Moldavia e le orchestre sinfoniche prima di Plovdiv (Bulgaria) e poi di Izewsk della Russia per eseguire, unitamente al Coro polifonico Alfonsiano e all’Orchestra Alfaterna, le cantate della Passione e del Natale (questa anche videoregistrata).  


A questi concerti andrebbero aggiunti diversi altri con orchestre e cori stranieri di grande spessore.

Ed ora, prima di approntare qualche impressione sul concerto di Colonna-Bigazzi, vorrei presentare nei tratti essenziali i due artisti.


Maurizio Colonna, considerato unanimemente uno dei più grandi chitarristi classici del nostro tempo, è stato un énfant-prodige; ha rappresentato e rappresenta l’arte chitarristica italiana nel mondo come Pavarotti vi ha potuto rappresentare il canto lirico. Come chitarrista-compositore non solo ha prodotto opere nuove, ma ha escogitato anche sentieri inesplorati per il suo strumento. È autore di libri storico-musicali e di tecnica chitarristica; ha realizzato musiche da film ed opere discografiche sia come solista, che con i più grandi nomi del momento. 


Ha assunto la co-direzione editoriale della Christmas Songs Collection (Ediz.Bèrben), collana dedicata alle carole natalizie di tutto il mondo; ha realizzato video solistici e in duo con il chitarrista australiano Frank Gambale; è stato più volte ospite in trasmissioni televisive italiane ed europee, ed in numerosi festival internazionali.


Ha ricevuto i più prestigiosi premi internazionali; ha partecipato ad eventi musicali di portata storica sia di natura religiosa (primo Concerto di Natale in Vaticano, 23° Congresso Eucaristico di  Bologna, concerto dell’Epifania di Santa Chiara a Napoli ed altri) che profana (Festival di Sanremo, concerti al Quirinale, ecc.). All’attività concertistica abbina quella didattica in corsi di perfezionamenti presso Accademie e Associazioni musicali.



Luciana Bigazzi, pianista e compositrice, ha iniziato gli studi musicali a cinque anni e ne ha completato il percorso con i Diplomi di pianoforte e clavicembalo e con la Specializzazione biennale presso l’Università “Tor Vergata” di Roma.


Si è inoltre perfezionata alla scuola di celebrità come Emilia Fadini, Jörg Demus, Paul Badura Skoda e Lazar Berman. Ha sviluppato anche un particolare interesse per il mondo musicale del Jazz-Rock e della Fusion.


La sua particolarità di “pianista-compositrice” delinea una personalità artistica eclettica e nuova. Con Maurizio Colonna ha partecipato a molti degli storici eventi musicali degli ultimi anni. Ha inciso cd (“Works for Piano”, “Passages”, “Magical Placet”, ecc) di musiche proprie, che si collocano nel panorama musicale pianistico contemporaneo come linguaggio inedito.


Ha insegnato Pianoforte presso i “Corsi di Formazione musicale” di Torino e, nella stessa città, è stata direttore artistico del C.I.S.M. – Centro Internazionale di Studi Musicali, presso il Ser.mi.g. (Torino) –; in altre città italiane ha diretto e tenuto Corsi di interpretazione musicale. Numerose ed interessanti sono le sue presenze televisive nazionali ed internazionali.


Il concerto, come già detto, è stato offerto a titolo gratuito dai due artisti sulla base della convinzione che la città di Pagani, più di tutte le altre al mondo, ha diritto di cantare il Natale perché conserva le spoglie mortali di sant’Alfonso M. de Liguori che, unanimemente è dichiarato il “cantore del Natale”. È sempre bello ricordare l’espressione di Giuseppe Verdi: ”Natale senza Tu scendi dalle stelle, non è Natale”. 


I nostri artisti, dunque, ci hanno offerto l’ascolto di venti brani di cui dieci propri, due di sant’Alfonso, quattro della tradizione anonima natalizia, tre di Napoli e il Silent Night! di Gruber.


A proposito dei brani non propri, l’impressione ricevuta è stata che si trattasse, almeno per quelli riscritti da Maurizio Colonna per sola chitarra (Santa Lucia luntana, Fermarono i cieli, Santa Lucia, I’ te vurria vasà), di composizioni talmente personalizzate, da potersi considerare ugualmente originali. La melodia preesistente sembrerebbe essere utilizzata a mo’ di cantus firmus su cui s’innesta una nuova pagina musicale. Personalmente vi ho  riletto l’estetica del poema sinfonico, la forma romantica lisztiana per eccellenza in cui l’autore della musica, pur partendo da un programma extramusicale, esprime un proprio mondo artistico.


Il momento di partenza è solo l’occasione per riesprimere se stesso attraverso l’altro. La melodia preesistente sembra diventare una semplice citazione, che offre al chitarrista-compositore lo spunto per comunicare un suo nuovo messaggio. Lo stesso percorso ha compiuto un altro grande della chitarra, Raimondo Di Sandro, con la sua rilettura di alcune canzoni napoletane però in ottica contrappuntistica. Un profondo conoscitore dell’animo di Maurizio Colonna, Antonio Saturno, afferma che “il Maestro, quando riscrive un brano d’altro autore, è come se lo riesprimesse in ricordo secondo l’impressione ricevuta nell’ascolto della pagina musicale”.



Questa concezione-realizzazione nel concerto del 10 dicembre scorso ha potuto ingenerare in qualcuno un senso di delusione per il fatto che la melodia preesistente non venisse incorniciata, secondo le aspettative, in virtuosismi trascendentali alla maniera  delle parafrasi lisztiane ma, al contrario, fosse inserita nell’alveo di una personale ricreazione. A proposito poi di virtuosismo, va detto che esso, tanto agognato e ricercato da altri esecutori, in Maurizio Colonna, non si configura come elemento spettacolare, bensì come fenomeno connaturale all’esecuzione e strutturale alla composizione.


Relativamente alle composizioni solistiche di Luciana Bigazzi, l’impressione ricevuta è stata quella di una scrittura singolare sia relativamente al fattore armonico, che a quello timbrico. L’elemento armonico, infatti, apparendo senza i connotati essenziali dell’armonia canonica (rapporto tonica-dominante), si snodava in un fluire libero di agglomerati sonori, che si configuravano in una rinnovata modalità, in cui  confluivano sonorità di ogni cultura musicale, dove l’elemento predominante non era tanto il suono, quanto lo spirito in una dimensione essenzialmente mistica. Il fattore  timbrico, invece, s’imponeva per sonorità inusitate, che creavano sensazioni di evanescenza sconfinanti in un mondo metacustico grazie sia ad un approccio del tasto quasi immateriale, sia ad una qualità di musica estremamente personalizzata.


Per quanto riferibile ai brani d’insieme, va sottolineato che l’insolito impasto – pianoforte-chitarra (strumenti per taluni aspetti quasi simili, per altri estremamente lontani) – oltre a rinnovare l’estetica romantica delle combinazioni timbriche, ha ridotto ad unità quanto apparentemente era irriducibile.


Nel “Tu scendi dalle stelle”, in modo particolare, tale sintesi sonora è sembrata prima comunione di spirito, di vita, di pensiero, di sentimenti, poi di suoni. Il metafisico equilibrio sonoro irresistibilmente  riconduceva ad un caleidoscopio acustico, attraverso il quale i suoni apparivano di diversi colori, ma della stessa importanza e significato.


Il concerto è apparso come una manifestazione fuori dai canoni comuni, euritmico equilibrio di suono e spirito. Una spiritualità che, nonostante la contradictio in terminis, talvolta diventava magia, altre volte pensiero puro o metafisica del suono. La singolarità del ritmo, la finezza del connubio strumentale, la pluralità delle combinazioni sonore sotto il profilo armonico, dinamico e timbrico, rapivano l’ascoltatore in un arcobaleno musicale che si colorava ora di sonorità orientaleggianti, ora di sensazioni debussyane, ora di senso gregorianeggiante. Il tutto, però, sempre nel comune denominatore di un’arte nuova: quella del binomio Colonna-Bigazzi.

  

Gli interpreti-compositori hanno espresso il vissuto artistico – originale o ricreato – attraverso una loro identificazione con l’essenza sonora. Questa nel contempo andava  al di là della grafia musicale ed imponeva la necessità di creare estemporaneamente suggestioni dalla magia dei loro stessi suoni. 


Mi piace concludere queste impressioni con l’osservazione estemporanea detta a scena aperta durante il concerto: “Quando si raggiungono traguardi artistici che vanno oltre il convenzionale, lo storico, il già conosciuto e sperimentato; quando il suono diventa essenza fonica infinita ed indefinita e ti fa approdare alle soglie del divino, allora si ascolta musica come quella che abbiamo ascoltato noi questa sera”.


Paolo Saturno C. Ss. R.

 
Foto di Alfonso Guerriero
Foto di Alfonso Guerriero
Foto di Alfonso Guerriero
Foto di Valentina Colonna
Foto di Valentina Colonna
Foto di Valentina Colonna