Ricordo di Mario Gangi 

(1923 – 2010)

                                                 

   
      


di Antonio De Rose


 
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Lucio (Matarazzo) ricorda

… avevo da alcuni mesi iniziato a studiare la chitarra, quando E.Caliendo, il mio maestro, mi disse “… viene Gangi, preparati qualcosa da fargli sentire…”. Panico! Mi ricordo che suonai delle variazioni di Giuliani. Ero tutto rosso, emozionato, in stato confusionale.

Ma poi, quando finii di suonare, guardai verso i due maestri e vidi Gangi che strizzava l’occhio a Caliendo in segno di approvazione e compiacimento per ciò che aveva appena ascoltato….

Lo conservo come uno dei miei più cari ricordi....



Antonello (Grande) scrive (La chitarra a Napoli nel Novecento – ed.Guida)


…. ricordo il giorno del mio compimento medio, mentre ero tutto intento a suonare le solite Variazioni op. 107 di Giuliani lui (Gangi) che era commissario esterno, decantava ai colleghi la bontà della cucina di Enza Caliendo, dove aveva cenato la sera prima. Poi quando ho finito di suonare ha detto, come uno al quale, nonostante le chiacchiere, non era sfuggito nulla: “… però questi giovani di oggi come sono strani, non sognano, non cantano abbastanza…”; per un attimo ho temuto addirittura la bocciatura, perché era chiaro che il voto lo decideva lui, da solo.  Ho avuto invece  una buona valutazione, benevola, come se il fatto che non cantassi le frasi a sufficienza non fosse colpa mia, ma dei tempi inclementi, che non consentivano più  ai ragazzi di sognare…



…(Gangi) mi ha più volte raccontato di quando andava a prendere in aeroporto Mario Castelnuovo-Tedesco in arrivo (a Roma) dall’America e lo invitava al ristorante, a mangiare i carciofi alla giudea: per nulla al mondo si sarebbe privato di questo piccolo piacere trasteverino. A molti docenti della sua generazione non andava giù proprio questo suo fare un po’ romanesco e guascone: è vero, trovava gusto nel dissacrare l’ortodossia del concerto, dell’esame, ma questi mi sembrano peccati veniali e direi che talvolta, nel nostro microcosmo, delle salutari sdrammatizzazioni non guastano…



Carlo (Carfagna) racconta

…vederlo scrivere i suoi pezzi ed i famosissimi studi, essere presentato da lui a celeberrimi musicisti (il cui spessore anche nel panorama mondiale allora mi sfuggiva), ricordare i simposi dopo i saggi delle nostre classi  - i cui componenti si sentivano far parte di un solo insegnamento anche personalizzato - fu una cosa esaltante  di cui anche ora mi rendo conto forse soltanto parzialmente.


Per non parlare delle lotte burocratiche condotte e finalizzate  al  riconoscimento del diploma di chitarra!

Ma ricordo anche bellissimi momenti familiari: con le nostre mogli celebravamo periodicamente cenette a quattro, qualche volta a casa e spesso in locali legati allora all'ambiente musicale, particolarmente quello dei solisti e della "sinfonica" della Rai: in recupero, insomma, dell'antica convivialità classica…

Non mi sembrava giusto iniziare questo ricordo parlando della (recente) morte di Mario Gangi. Ho preferito (e preferisco) ricordalo vivo. E vivace: come sempre è stato.



Le ultime volte ci siamo visti nella sua nuova casa. Si era trasferito dalle mie parti (quella ampia zona di Roma che partendo dall’EUR va verso il mare), ne ero felice e ne ho approfittato: stavo incidendo il CD “Omaggio a Mario Gangi” (uscito l’anno scorso per la Berben) e fargli ascoltare i suoi brani, i suoi studi e la suite spagnola (con la flautista Daniela Troiani) era un piacere, un onore ma anche… un gran divertimento. Perché Gangi, ad ottanta anni…, era un uomo vitale e simpatico, accogliente e affettuoso.


E mentre la signora Ida preparava lo spaghetto, lui mi faceva sentire la sua trascrizione dei brani più noti di West Side Story… nessuno suonava così… nessuno con quella energia, quel ritmo, quella dedizione…

Quando morì mio padre (avevo diciotto anni), mi chiusi in camera, presi i suoi trentatré giri ed ascoltai le arie che preferiva: Santuzza e Turiddu, Figaro qua Figaro là, Casta diva, Parigi o cara….




Quando Carlo (Carfagna) mi ha avvisato della morte del nostro comune maestro, la mia prima reazione è stata di chiusura. Ho cercato il silenzio (invecchiando ci si incupisce: si fanno bilanci…). Poi ho avvisato i colleghi (come Carlo mi aveva chiesto di fare) e, verso sera, ho suonato Ninna nanna a Pabù a mia figlia. Il giorno dopo, su internet, ho visto i video di Gangi con Cigliano, con la Cinquetti, con Arnoldo Foà, con Franco Cerri…

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Il giorno successivo sono andato al funerale: eravamo veramente pochi. Spero si organizzi un ricordo di Gangi nella Chiesa degli Artisti a Piazza del Popolo (a due passi, tra l’altro, dal Conservatorio S.Cecilia) che dia la possibilità a tutti (amici, allievi, colleghi, estimatori…) di partecipare e condividere.

Qualche giorno dopo ho ascoltato il Concerto dell’Argentarola di Porrino per chitarra e orchestra e ne ho fatto una copia per Luigi (Picardi) che dedicherà una serie di trasmissioni al maestro: andranno in onda su Radio Vaticana (una prima intervista al sottoscritto e a Daniela Troiani andrà in onda il 20 aprile alle 19,50).

Il saggio della mia classe, in Conservatorio, sarà dedicato a Mario Gangi: è una piccola cosa, ma sentita (anche dai miei allievi).


Sono certo che molti colleghi si stanno muovendo per ricordare ed omaggiare questo straordinario uomo (maestro, compositore e concertista) e spero che le sue composizioni in futuro vengano suonate ed incise da molti chitarristi: finora non è successo, per vari motivi (inclusa la scontrosa modestia di Gangi stesso: non ha mai inciso le sue composizioni (tranne qualche piccola cosa) né ha mai mosso un dito perché qualcuno lo facesse, ma vi assicuro che vale la pena di studiarle, suonarle e amarle.


Quelli che seguono sono brani estratti dal libretto del mio CD Omaggio a Mario Gangi e mirano a dare un quadro un po’ più completo della sfaccettata personalità e attività di questo indimenticabile maestro.




E' improprio voler dividere la produzione musicale di  Mario Gangi in periodi ben individuabili, essendo molte sue opere (anche quelle non "chitarristiche") riconducibili maggiormente a stili musicali che ad una costante proposta organica. Cionondimeno, è possibile indicare l'ambito stilistico al quale si è ispirata la sua produzione, sempre  affiancata da creatività contingente spesso rivolta a situazioni esulanti la mera composizione chitarristica. L'ambito di questa  affiancandosi sempre ad attività professionali afferenti una variata destinazione.  E' stata una scelta singolare la sua:  egli (esperto contrabbassista in sinfonica, oltre che chitarrista) non ha mai voluto scrivere un concerto per chitarra ed orchestra, o almeno di brani da camera.. Arrangiamenti-composizioni, trascrizioni interpretative, musiche chitarristiche per voce recitante e chitarra, collaborazioni alla stesura di brani e partiture, si, ma il resto no.


La sua produzione più "classica" di carattere impressionista (i pezzi più rappresentativi furono la "Ronde folle" e "Tarantella"), si esplicò fino agli anni Cinquanta, quando il Maestro si dedicò all'arrangiamento, ad un intenso concertismo, all'insegnamento e soprattutto agli arrangiamenti anche orchestrali. Non mancarono la stesura di brani articolati (pure per due strumenti) che vennero eseguiti sotto il nome di altro autore, pezzi per chitarra a plettro e musiche aventi carattere di improvvisazione.


La maggior parte di tutto questo è rimasta inedita e forse smarrita. I suoi amici compositori, si chiamavano Petrassi, Porrino, Gervasio,  Rota, Vlad , Morricone.... ma ne risentì anche la sua familiarità con  jazzman affermati e direttori importanti; per non parlare degli strumentisti, più celebri che famosi.


E' chiaro perciò che respirare l'aria migliore della seconda metà del Novecento non ha potuto essere ininfluente su Mario Gangi, che si adoperava allora tra i Quintetti di Boccherini e l' opera di Boulez. La sua musica, però, non ha mai voluto subire spinte sperimentaliste o post-contemporanee, fedele semmai

(nella stesura dei lavori da lui ritenuti importanti) alle regole armoniche e contrappuntistiche apprese dal Dobici e rivisitate dal continuo contatto con quanto proveniva dalle due Americhe.

Niente a che vedere con la sua intrigante "napoletanità" o con le rievocazioni delle danze spagnole dell'omonima suite.


Avendo assistito alla stesura del suo celebre "Metodo" e soprattutto a quella degli Studi della terza parte, ho potuto apprezzare in lui una talentuosa ricerca dello studio-pezzo che, avvalendosi della 
conoscenza musicale piegata alla didattica strumentale, ha fornito un campionario unico, compattandolo in uno stile non discosto dalla sua più contestualizzata vena normale e di routine.
L'ultima produzione ci ha regalato una piccola perla, la "Sonatina" e la stesura di parecchi appunti, scritti tra una tournée e l'altra, nonché la riorganizzazione di precedenti proposte ed elaborazioni.
(dalla prefazione di C.Carfagna al CD di A.De Rose “Omaggio a M.Gangi”)




Mario Gangi è stato nominato insegnante del corso straordinario di  chitarra presso il Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli nel 1959; aveva trentasei anni ed era nel pieno della sua parabola artistica ascendente. Il direttore della Scuola era all’epoca Jacopo Napoli, che lo stimava particolarmente ed amava molto la chitarra. Prima di allora in Italia si poteva studiare lo strumento – non privatamente, ma in Corsi riconosciuti-  solo a Roma, dove dal 1956 insegnava Benedetto Di Ponio, e per pochi giorni  in estate a Siena presso l’Accademia Chigiana, con Segovia ed Alirio Diaz.


Gangi ha lasciato il cuore a Napoli, dove è rimasto a lavorare fino al 1973,  in un’epoca felice per la vita musicale cittadina; tra i suoi colleghi più illustri ricordiamo i compositori  Ennio Porrino, Terenzio Gargiulo, Aladino Di Martino e Bruno Mazzotta, i pianisti  Vincenzo Vitale, Sergio Fiorentino, Paolo Spagnolo e Pina Buonomo.


Scorrendo i programmi dei primi Saggi della Scuola di chitarra di Napoli, si incontrano alcuni nomi eccellenti del successivo panorama didattico nazionale. Il 24 maggio del 1964 si sono esibiti in Sala Martucci, tra gli altri: Carlo Carfagna, Mario Centomani, Guglielmo Papararo, Mario Quattrocchi. Due anni dopo si aggiungerà al gruppo Pasqualino Garzia.


Contemporaneamente alla didattica, racchiusa nel Metodo pubblicato da Ricordi nel ’66, in quegli anni Gangi monopolizzava la scena concertistica italiana esibendosi in recital, da solista con l’orchestra, suonando  con partner d’eccezione quali Accardo, Filippini, Zagnoni e tanti altri. A Napoli aveva poi fondato con l’allievo/amico Fausto Cigliano un memorabile duo dedicato alla Canzone Napoletana. Trovava anche il tempo per lavorare nell’Orchestra Ritmico Sinfonica della Rai di Roma e per pubblicare, in tandem con Carfagna, molte revisioni per le Edizioni Bérben.


L’enorme versatilità e la facilità strumentale lo rendevano un personaggio trasversale e popolarissimo: presentava addirittura un programma divulgativo in televisione.

In scena non officiava nessun rito, appariva sempre spavaldo ed infantile al tempo stesso: ammiratemi, sembrava dire, guardate come sono bravo!

Anni fa, ero a casa sua in Via Microbio a Roma, mi ha mostrato con lo stesso entusiasmo di un ragazzino che ha appena completato l’album delle figurine dei calciatori un grande raccoglitore, zeppo di recensioni di concerti. In un’ epoca in cui la media dei chitarristi italiani si misurava a fatica con Giochi Proibiti, Feste Lariane ed i più arditi tentavano il Preludio n. 1 di Villa-Lobos, lui eseguiva con disinvoltura pezzi irraggiungibili come la Grande Sonata in La maggiore di Paganini, l’Ouverture op. 61, il Concerto op. 30 di Giuliani e molta musica contemporanea d’autore - Petrassi, Porrino, Napoli, Gargiulo, Vlad, Mannino, Margola, solo per citare alcuni nomi - spesso con tanto di  dedica! (………)


Ciao Maestro, grazie!

Napoli, 27 ottobre 2008    

(Antonio  Grande, La chitarra a Napoli nel Novecento – ed.Guida) 

   


Mario Gangi è romano ma ha insegnato per una ventina d’anni nel Conservatorio di “S.Pietro a Maiella” e, per un’altra ventina, in quello di “S.Cecilia”: Napoli e Roma sono le sue due città, sono nel suo cuore, nella sua mente e nella sua musica.

Ho studiato con Gangi agli inizi degli anni ’60 nel Conservatorio di Roma, in quel periodo Gangi insegnava anche in quello di Napoli. Stava scrivendo gli studi contenuti nel terzo volume del metodo ed era veramente entusiasmante sentirglieli suonare: era musica nuova, armonie che rimandavano a mondi sonori vicini a noi studenti. Erano (e restano) studi difficili da suonare, ma la difficoltà ci stimolava e Gangi non ci ha mai fatto mancare il suo appoggio e la fiducia nelle nostre capacità.


Non sarò certo io a parlarvi del chitarrista e compositore Mario Gangi e dell’importanza della sua lunga e sfaccettata attività nel mondo musicale in generale, ed in quello chitarristico in particolare: i dizionari, le enciclopedie, le riviste e le edizioni musicali sono piene di  descrizioni, segnalazioni e omaggi all’opera di questo insostituibile chitarrista-compositore e didatta. Opera ed attività che ci accompagnano da più di cinquant’anni.

Ma sarò, però, io a testimoniargli eterna riconoscenza per avermi ammesso a frequentare la sua classe di chitarra: senza quella ammissione sarei certamente dovuto tornare in Calabria e molto probabilmente avrei rinunciato alla realizzazione dei miei sogni.


Insegnare a “S.Cecilia” non faceva parte dei miei sogni, bisogna porre un limite a tutto: anche ai sogni. Per cui essere oggi docente nel Conservatorio dove ho studiato mi commuove e mi emoziona, mi dà una sensazione di continuità e di affermazione della bontà dei principi didattici e delle qualità umane di Mario Gangi e, ovviamente, mi stimola e responsabilizza al massimo.

(………….)

(Antonio De Rose, 2008)

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Mario Gangi  è nato a Roma nel 1923. Dopo aver appreso i primi rudimenti musicali dal padre chitarrista, ha frequentato il Conservatorio “S.Cecilia” di Roma, dove si è diplomato in contrabbasso. Dedicatosi in seguito alla chitarra, ha compiuto varie tournèes, riscuotendo ovunque consensi.

Nel 1954 ha eseguito in prima assoluta il Concerto dell’Argentarola per chitarra e orchestra di Ennio Porrino e più tardi l’Ode super Crysea Phormins di Roman Vlad con la Filarmonica di Berlino; è stato inoltre il primo esecutore in tempi moderni del concerto op.30 per archi e chitarra di Mauro Giuliani.

Ha suonato, in prima assoluta, le composizioni per chitarra di alcuni degli autori più importanti del Novecento.

Come compositore e didatta ha scritto un metodo in tre volumi che è diventato un caposaldo della didattica e della musica per chitarra. Oltre a tantissimi brani per chitarra sola, per più chitarre e per flauto e chitarra. Da solo o in collaborazione con Carlo Carfagna ha curato molte edizioni di musica e di metodi didattici di vari autori. Ha insegnato chitarra nei Conservatori di Napoli e Roma.

Napoli

 
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